Nel suo messaggio per la Quaresima di quest’anno, papa Leone XIV invita ad ascoltare e a digiunare. Anzitutto...
Il voto alle donne, conquista di libertà
Il 2 giugno 1946 gli italiani scelsero la forma repubblicana in sostituzione della monarchia. Per la prima volta al voto anche le donne. Le celebrazioni a Treviso
Nella ricorrenza del 70° Anniversario della proclamazione della Repubblica si svolgeranno a Treviso le cerimonie celebrative alle quali parteciperanno i Rappresentanti delle Istituzioni, delle Amministrazioni Locali e delle Amministrazioni Pubbliche.
P R O G R A M M A
ore 8.45 PIAZZA INDIPENDENZA e sotto la LOGGIA DEI TRECENTOInizio delle operazioni di schieramento
ore 9.00 Alzabandiera accompagnato dall'esecuzione dell'Inno Nazionale cantato dal Coro dei Doremissimi. Onore ai Caduti e deposizione di Corone d'Alloro con esecuzione del silenzio fuori ordinanza da parte di un trombettiere appartenente alla Banda Cittadina "D. Visentin"
ore 9.10 Partenza del corteo verso Piazza dei Signori preceduto dal plotone interforze, dai gonfaloni delle Città, dai labari delle Associazioni, dalle Autorità Civili e Militari
ore 9.15 PIAZZA DEI SIGNORI
Spiegamento della Bandiera Italiana da parte dei Vigili del Fuoco con esecuzione dell'Inno del Piave cantato dal Coro Alpino di Breda di Piave
Lettura del messaggio alla Nazione del Presidente della Repubblica da parte di S.E. il Prefetto di Treviso
QUEL GIORNO SOLENNE IN CUI VOTATI PER LA PRIMA VOLTA
Due giugno 1946: da poche settimane Anna Maria Lorenzon aveva compiuto 21 anni e quel giorno si recò per la prima volta a votare. “Quel giorno ero emozionata perché sentivo di fare una scelta decisiva per il mio Paese. Per me era un momento solenne e questo era visibile! La mattina prima andai dalla parrucchiera per presentarmi in ordine e anche come vestito, pur avendo poco allora, scelsi il più elegante. Mi ricordo che ero timorosa di sbagliare a fare la croce nel simbolo che io avevo scelto; avevo paura di non piegare la scheda correttamente… Ma poi, una volta giunta in seggio, ogni timore svanì.”
Ci può dire per chi votò?
Io ero molto affezionata alla famiglia del Re: a scuola ci avevano fatto amare i suoi componenti e questa affezione rimase, ma quando si trattò di votare non potei negare a me stessa il comportamento poco serio e inaffidabile del Re. Votai Repubblica con convinzione e in questa scelta ebbe un ruolo determinante il fatto che precedentemente ero andata a lavorare a Como. Lì ebbi modo di sentire molti pareri, di allargare le mie vedute e di farmi un’idea chiara. Mi viene in mente un aneddoto: il prete di S. Elena di allora, fervente monarchico, mi chiese giorni prima, le mie previsioni sul voto. Quando gli dissi che, secondo me, avrebbe vinto la Repubblica, ci rimase parecchio male. Ancora me lo ricordo…
Come ha vissuto il fatto che le donne andassero a votare?
Ero emozionata, ma non tanto perché come donna potevo esercitare questo diritto. Ero emozionata perché sapevo che dalla mia scelta e da quella dei cittadini, dipendeva il futuro dell’Italia. Ero consapevole che, votando, contribuivo a scegliere il futuro del mio Paese. Questo mi riempiva di orgoglio, ma anche di preoccupazione perché capivo che venivo investita di una grande responsabilità. Quello che allora era l’Italia era ben visibile a tutti. L’esperienza della guerra fu dura. Ancora oggi dico ai miei figli e ai miei nipoti che non temo di patire nuovamente la fame, ma un nuovo conflitto sì, questo sì che mi terrorizza anche perché vedo una gioventù cresciuta diversamente da noi. Noi eravamo più temprati, oggi non credo sarebbero in grado di sopportare le sciagure che una guerra porta con sé. L’Italia nel 1946 era distrutta e per questo io, come altri, eravamo alla ricerca di persone serie e affidabili.
Nel parlarci e nel ricordare, Anna Maria ripete molto spesso queste parole: c’era bisogno di persone serie e affidabili, ma aggiunge: “Ieri come allora… non è che i bisogni siano diversi, solo che adesso non riesco più a vedere uomini e donne di quella statura politica”.
Negli anni ha continuato a votare sempre con convinzione dell’importanza del diritto acquisito?
Certamente! Non sono un tipo che accetta passivamente le cose: quando ho visto e vedo andamenti politici che non mi piacciono, ci soffro, non resto indifferente. Ancora oggi, a 91 anni, mi piace, come un tempo, riflettere sulla politica, sia tra me e me, sia con i miei familiari. Mi appassiona farmi un’idea delle cose.
Cosa direbbe ai diciottenni oggi?
Difficile domanda… perché, sinceramente, nelle mie idee c’era la speranza che l’Italia andasse meglio di come la vedo adesso. Comunque io, per carattere, non mi sono mai arresa né abbattuta, quindi ai giovani direi di fare quello che ho fatto io nella mia lunga e non facile vita: raccogliere il coraggio a quattro mani e cercare il lato migliore delle cose. Se si vuole venir fuori da qualunque situazione (e sto parlando anche di quella politica) bisogna rimboccarsi le maniche e non piangersi addosso né piangere addosso agli altri… Ecco, questo mi sento di dire ai giovani ed è il mio augurio per chi verrà.



