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Contributi paritarie: il Consiglio di Stato boccia ricorso Aninsei. Arriva lo sblocco

Fermi da gennaio nelle casse del Ministero, i contributi statali per l'anno 2015-2016 dovrebbero arrivare presto alle scuole. Ma la vicenda del ricorso Aninsei ha dimostrato che il sistema va riformato: serve una forma di convenzionamento che dia stabilità e certezze

“Lo sblocco dei fondi alla scuola paritaria è una rivincita del buon senso sull’ottusità della burocrazia”. Così l’Associazione nazionale dei genitori di scuola cattolica (Agesc) all’indomani del pronunciamento del Consiglio di Stato che il 22 settembre ha respinto la domanda di sospensione del Decreto ministeriale del riparto dei fondi per le scuole paritarie 367/2016 posta dall’Aninsei (Associazione di scuole paritarie collegate a Confindustria). Aninsei contestava il maggiore punteggio attribuito alle scuole senza finalità di lucro, nella ripartizione dei fondi. Il Consiglio di Stato ha escluso l’esistenza di un danno grave per l’Aninsei. Un ricorso che aveva spinto i funzionari ministeriali a “congelare” i fondi destinati alle scuole paritarie italiane per l’anno scolastico 2015-2016, disponibili, per volontà del Parlamento, fin da gennaio.

Soddisfazione anche da parte della Fism nazionale, la Federazione delle scuole materne paritarie. Il Consiglio di Stato ha infatti accolto le tesi di Fism (che si è costituita in giudizio, unica tra le sigle paritarie) e Avvocatura dello Stato. “La decisione del massimo organo della giustizia amministrativa – spiega la Fism in una nota – pone di fatto le basi perché il Ministero provveda, con effetto immediato, all’erogazione dei contributi. Molte scuole hanno dovuto bloccare il pagamento degli stipendi. La vicenda è la prova che le modalità di distribuzione dei contributi è tutta da riformare, ma non certo per la questione degli aiuti di Stato, come vorrebbe Aninsei, questione che era già stata risolta nel 2012 dall’Unione Europea, che ritiene la funzione pubblica di istruzione un’attività non economica. E’ necessario, invece, arrivare a una forma di convenzionamento fra i soggetti non statali ma accreditati dalla parità e che esercitano la funzione pubblica di istruzione e il Ministero che eroga le risorse”, per “dare certezze alle famiglie, ai lavoratori e a tutto il mondo paritario che costituisce un asse portante del sistema nazionale di istruzione, non fosse altro che per il milione di alunni che lo frequenta e per la funzione pubblica essenziale in larghe aree del Paese, soprattutto per la scuola dell’infanzia”.

"Adesso procediamo velocemente con l'erogazione dei contributi, a rischio sono migliaia di stipendi e il regolare svolgimento delle attività delle scuole paritarie" ha dichiarato Gabriele Toccafondi, sottosegretario al Miur, in merito alla sentenza del Consiglio di Stato. "Questo clamoroso ritardo, che non è dipeso dal Miur - ha aggiunto -, è la conferma che circa un milione di famiglie, 13mila scuole e quasi 100mila dipendenti, ovvero il settore della parità scolastica, non possono vivere nell'incertezza. Questo governo ha fatto molto per stabilizzare e aumentare le risorse, aiutare le famiglie attraverso sgravi fiscali, combattere i cosiddetti 'diplomifici' e dare più attenzione agli studenti con disabilità. Ma tutto questo non basta. Questo sistema ha bisogno di stabilità e certezze, ha bisogno di ragionevolezza e buonsenso, non certo di battaglie ideologiche".

Stabilità e certezze che potrebbero essere garantite proprio da un sistema di convenzionamento, come da tempo chiedono le scuole paritarie, e con esse le famiglie di un milione di alunni.

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