È dei giorni scorsi la nota con cui la diocesi di Milano comunicava che il trentaduenne don Alberto Ravagnani...
Dopo le elezioni: l'Italia? Tripolare ma non troppo
Com’è l’Italia uscita dal dirompente voto amministrativo? Il bipolarismo è davvero finito? Non è detto, afferma il giornalista e intellettuale di centrodestra Simone Bressan
Com’è l’Italia ormai divenuta ufficialmente tripolare vista da un bipolarista convinto? Sicuramente complicata, ma con tante opzione aperte. Iniziamo a decifrare ciò che emerge dal dirompente voto amministrativo di giugno, che ha visto tra l’altro l’affermazione dei 5 stelle a Roma e a Torino, la vittoria del Pd a Milano e a Bologna, ma anche la battuta d’arresto in diverse città e l’affermazione, un po’ a sorpresa, del centrodestra in vari capoluoghi di provincia (con la sconfitta a Milano solo sul filo di lana).
E per interpretare questo voto ci rivolgiamo questa settimana ad un giovane giornalista, blogger e intellettuale dichiaratamente di centrodestra, Simone Bressan. Noto agli internauti per essere uno degli autori delle oramai leggendarie “corse dei cavalli” che aggirano il divieto a pubblicare sondaggi nelle due settimane che precedono il voto, Bressan - friulano d’origine - è in realtà soprattutto un animatore del dibattito politico e culturale attraverso vari siti e blog: l’ultimo in ordine di tempo è rightnation.it, prima erano venuti notapolitica.it, toqueville.it, spincom.it. Ha collaborato alla campagna elettorale di Parisi a Milano. Nella sua presentazione, su rightnation, si legge che “considera gli anglosassoni superiori a tutti gli altri, ma solo se sono Conservatori o Repubblicani”.
Ben poco anglosassone, Bressan, l’Italia che emerge da queste importanti elezioni amministrative, non trova?
Premettiamo che è molto difficile trarre una lezione univoca da questo voto. In ognuna delle città più importanti abbiamo avuto un film diverso. In molte realtà lo schema bipolare è saltato, in altre, dove le offerte si sono ricomposte, come ad esempio a Milano, la tendenza è rimasta.
Quindi il bipolarismo non è morto...
Ci andrei piano ad affermare questo, non è andato in crisi ovunque. Più che altro sono andati in crisi i poli: in particolare il centrodestra a Roma e il centrosinistra a Napoli. Molto dipende dall’offerta politica. Poi, non è detto che il bipolarismo destinato ad affermarsi sia quello tradizionale.
In effetti a Milano centrodestra e centrosinistra hanno duellato come ai vecchi tempi. Come mai questa singolarità rispetto alle altre metropoli?
Ci sono vari elementi da tenere presenti. Intanto il fatto che Milano è l’unica vera metropoli europea che abbiamo in Italia. Qui la crisi economica ha portato minori tensioni. Poi la qualità dei due candidati ha contribuito molto al risultato. Entrambi hanno saputo fare sintesi, in modo intelligente, trovando l’equilibrio all’interno delle coalizioni che li sostenevano.
Il centrodestra riparte da Milano?
Il 42% al primo turno era inatteso. Un risultato ottenuto grazie ad una coalizione larga, che andava da Passera e il Nuovo centrodestra fino a Salvini. Mi pare giusto interrogarsi sulla bontà di questo modello.
Un centrodestra, quindi, a trazione moderata?
Più che altro penso a coalizioni che si costruiscono su accordi di programma, in grado di tenere dentro soggetti diversi. Nessuna parte può essere preponderante, soprattutto in un momento in cui l’elettorato è molto mobile. Per fare un esempio, in America è stato il “fusionismo”, questa capacità di tenere insieme le varie anime, a portare all’era Reagan. Poi, certo, in alcuni territori - penso ad esempio al Veneto e alla Lega - è comprensibile che ci siano delle egemonie.
Ma il modello Milano è esportabile oggi a livello nazionale? I vari leader non si sopportano...
In effetti la cose stanno come dice lei, le distanze tra i leader sono enormi e il contesto europeo, dopo la Brexit, potrebbe allargare il solco. Dall’altra parte, però, devo dire che le differenze tra gli elettori dei vari partiti sono molto più sfumate.
Dall’altra parte Renzi non se la passa troppo bene. Per quale motivo a suo avviso?
A me pare che fondamentalmente stia succedendo a Renzi quello che è successo prima a Berlusconi, ma poi anche a Monti, allo stesso Letta... Bisogna ammetterlo, in un tempo di crisi come questo è facile fare opposizione. Ed è difficile invece governare e risolvere le cose in fretta, proprio quello che chiederebbe l’opinione pubblica.
Ora ci sarà il referendum istituzionale. Lo schema sembra essere “tutti contro Renzi”. Non pensa che il centrodestra stia perdendo l’occasione per contribuire ad una riforma che sarebbe comunque storica? Dopotutto in prima lettura Forza Italia aveva detto sì alla riforma.
In effetti, credo che stiamo assistendo ad un duplice reciproco errore di personalizzazione. Ha sbagliato Renzi ad impostare la battaglia su se stesso, sbagliano le opposizioni ed impostare la battaglia sulla figura di Renzi. Sono purtroppo due errori che si sommano.
E la legge elettorale? L’Italicum è ancora adeguato per i nuovi equilibri politici?
E’ evidente che con tre schieramenti forti la legge rischia di sovra-rappresentare chi vince ed ha una maggioranza certa. Ma io penso che con qualche correttivo, per esempio introducendo il ballottaggio tra coalizioni invece che tra partiti, la legge potrebbe funzionare. E non dimentichiamoci poi di una cosa: è sempre difficile proiettare un voto amministrativo sul piano politico.
Un’ultima domanda: come la Brexit cambierà la politica italiana?
Da una parte il voto britannico sdogana l’antieuropeismo, che diventa un’opzione politica a tutti gli effetti. Poi, come accennato, penso che la Brexit porterà ad un’ulteriore radicalizzazione dentro il centrodestra. Però bisogna capire cosa accadrà nel Regno Unito. Se l’uscita fosse traumatica, potrebbe rafforzarsi il sentimento europeista.



