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Futuro sempre più a rischio per le scuole dell'infanzia paritarie

Un ricorso presentato da un’associazione di scuole con finalità di lucro sta bloccando i contributi fermi da gennaio nelle casse del Ministero. Dal 2010 in Veneto
hanno già chiuso settanta scuole. Persi 700 posti di lavoro

Ottanta milioni di euro: tanti sono i soldi che mancano dalle casse delle scuole paritarie del Veneto, per un servizio già reso ai quasi 112.000 bambini e ragazzi, dai nidi agli istituti superiori. Una situazione sempre più difficile, che fa quasi passare in secondo piano le pur minime buone notizie: l’aumento del fondo nazionale per le scuole paritarie che, grazie a un emendamento alla Camera e ad uno al Senato, accolti dalla Legge di Stabilità, è passato da 472 a 500 milioni di euro. Anche in Regione c’è stato uno sforzo per ridurre il taglio dei mesi scorsi: dai 31 milioni stanziati per il 2016 si è arrivati a 36.

Ritardo e ricorso

Ma ancora non basta, soprattutto perché i fondi, in particolare quelli statali, continuano ad essere in ritardo. “Ciò che in passato arrivava ad agosto dal Ministero, ossia i contributi per l’anno scolastico precedente, non è ancora entrato nelle casse delle scuole - spiega Stefano Cecchin, presidente della Fism del Veneto, la Federazione delle scuole materne paritarie -. Questo perché c’è un ricorso pendente sui contributi e il Ministero, nell’incertezza, ha deciso di aspettare. I nostri soldi sono fermi da gennaio, inutilizzati”. Il ricorso al Decreto del ministro Giannini, su cui dovrebbe pronunciarsi il Consiglio di Stato giovedì 22 settembre, è stato presentato dall’Aninsei (l’associazione di scuole paritarie con finalità di lucro, che fanno riferimento a Confindustria): il ricorso contesta la ripartizione del fondo nazionale che dà un punteggio maggiore alle scuole non profit, come le scuole Fism. Nel frattempo la Fism ha inviato una diffida al Ministero lo scorso giugno per cercare di sbloccare la situazione.
“Si tratta di poche realtà in tutta Italia, e pochissime in Veneto. Se i giudici confermassero la bontà del Decreto ministeriale e dessero torto all’Aninsei, i fondi arriverebbero forse a dicembre - spiega il presidente Fism Veneto -. E non voglio nemmeno pensare ai tempi, se il ricorso invece fosse accolto: tutti i calcoli da rifare. Non influirebbe moltissimo, per noi, un’eventuale pronuncia favorevole al ricorso, anche se ribadiamo la bontà del principio: chi non fa profitti deve essere favorito sulla base del principio di sussidiarietà così evidente nel sistema delle scuole paritarie del Veneto, considerate anche per questo come un modello virtuoso”.

I crediti

Sui 500 milioni statali il Veneto ne avanza 60 per le paritarie, 42 dei quali sono per l’infanzia.
Si può cominciare un nuovo anno di attività con ammanchi simili? si chiede la Fism. “Noi continuiamo a farlo - aggiunge Cecchin - per il bene dei bambini, contando sulle nostre forze, sulle rette pagate dalle famiglie, sul sostegno delle comunità cristiane, sull’appoggio dei Comuni, andando in banca a chiedere prestiti. Per un paio di mesi forse riusciamo a farcela, poi qualcuno dovrà spiegare ai dipendenti perché non arrivano gli stipendi, e ai fornitori perché non saldiamo le fatture. Qualunque azienda, in simili condizioni, chiuderebbe”.

Le scuole chiudono

E qualcuno, infatti, ha già chiuso. Oltre 1.900 iscritti in meno in cinque anni nella provincia di Treviso. “E’ intollerabile che contributi sempre più ridotti e in spaventoso ritardo siano la causa della chiusura di tante nostre realtà. Forniamo un servizio pubblico, inserito nel sistema nazionale dell’istruzione, tutelato dalla legge sulla parità 62 del 2000, che per di più costa la metà di quello statale” ricorda il presidente di Fism Treviso, Francesco Trivellato.
Sui 112.000 bambini e ragazzi che frequentano le paritarie in Veneto la parte del leone la fa, da sempre, la scuola dell’infanzia, con 84.545 bambini, nell’anno 2015-2016, iscritti in 1.133 scuole. Ma anche per l’anno scolastico appena iniziato i numeri sono già da ritoccare: sono 1.270 i bambini in meno iscritti nelle materne e nei nidi associati alla Fism. “Perdura un fenomeno preoccupante di denatalità - spiega Cecchin - ma incide anche il problema delle rette, che alcune famiglie non riescono a pagare. Qualcuno è «emigrato» in qualche scuola statale o comunale, altri scelgono di tenere a casa i figli rinunciando così a un momento fondamentale di socializzazione e scolarizzazione per i bambini”. Settemila gli iscritti che la Fism ha perso in tutto il Veneto in 5 anni, una settantina le scuole che hanno chiuso e circa 700 le persone che hanno perso il lavoro. Una lenta agonia che solo una precisa scelta politica potrebbe arrestare.

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