sabato, 07 febbraio 2026
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Incompiuta? Sì, è possibile

Montagne di terra ormai ricoperte d’erba. Ristagni d’acqua. Ruspe ferme. Il cantiere della Pedemontana veneta non marcia più a pieno ritmo. E a Roma si susseguono le riunioni sul nuovo piano.

Qualche dubbio comincia a venire. Montagne di terra ormai ricoperte d’erba perché da troppo tempo ferme. Ristagni d’acqua. Reti di perimetrazione di cantiere a terra. Bulldozer stazionari da giorni. Il cantiere delle Superstrada pedemontana veneta non marcia a pieno ritmo come accadeva qualche mese fa. Se il tratto vicentino è ormai in via di completamento, con le opere principali realizzate, il tratto trevigiano per il momento è una lunga cicatrice non rimarginata che attraversa i comuni di Mussolente, San Zenone, Loria, Riese Pio X, Altivole, Montebelluna, Trevignano, Povegliano, Spresiano. E se restasse così? Se la Sis, società concessionaria del project financing della Spv, non riuscisse a chiudere il prestito internazionale per il finanziamento di sua competenza, tre quarti dell’opera? Un solco tracciato e mai rimarginato? Se quella razionalizzazione delle comunicazioni viarie a sud della Pedemontana veneta restasse un progetto incompiuto e per tanti anni ancora si dovessero impiegare più di due ore da Montebelluna a Vicenza? Lo spettro si materializza ogni giorno di più nella Pedemontana tra la costernazione di imprenditori e artigiani.
L’udienza convocata a Roma il 6 ottobre dai magistrati della Corte dei Conti per fare chiarezza sull’opera ha riunito il commissario Silvano Vernizzi e il suo staff, i rappresentanti della Regione, una trentina di sindaci dei Comuni interessati dall’opera, il direttore generale della ditta appaltatrice Sis, ing. Claudio Dogliani, i rappresentanti dei Ministeri delle infrastrutture e dei trasporti, dell’Economia e delle finanze, dell’Ambiente,  e dei Beni culturali, del Consiglio dei ministri, della Ragioneria dello Stato, il Comitato veneto pedemontana alternativa (Covepa) e il Parco sovracomunale della Civiltà delle Rogge. La relazione del giudice istruttore Antonio Mezzera ha evidenziato che non c’è chiarezza sul piano economico e finanziario, che l’opera procede con lentezza ed esistono clausole particolarmente sfavorevoli per il Concessionario, ovvero per la Regione Veneto.
Sono emersi però due fatti nuovi, ovvero una lettera di Cassa depositi e prestiti che sulla base di uno studio sui flussi di traffico afferma che “non sussistono le caratteristiche per attivare i propri interventi” e che il Governo ritiene di dover ritirare la caratteristica di straordinarietà e urgenza e quindi il 31 dicembre l’incarico al commissario straordinario, Silvano Vernizzi, potrebbe non essere rinnovato. Senza la garanzia di Cassa depositi e prestiti sarebbe difficile attivare il prestito internazionale di un miliardo e 43 milioni necessario a Sis per completare l’opera, prestito di cui è incaricata dal 2006 la banca JP.Morgan. Il Commissario Vernizzi all’udienza ha risposto che quella è una vecchia lettera a cui la Sis, nella figura dell’ingegner Dogliani, ha risposto con la bozza del nuovo piano economico finanziario, assai più convincente.
Vernizzi ha incassato anche l’appoggio della trentina di Comuni presenti che hanno confermato la necessità dell’opera, ma soprattutto non intendono fermare tutto adesso, lasciando uno sfregio indelebile sul territorio. Nessun politico della Regione Veneto era presente all’udienza. E’ arrivata invece la segretaria generale della programmazione, Ilaria Bramezza, confermando che la presa di posizione di Cassa depositi e prestiti è antecedente al nuovo piano economico finanziario. La Regione Veneto è sotto accusa proprio per i flussi di traffico, avendo previsto un numero di auto tre volte superiore a quello stimato da Cassa depositi e prestiti. Flussi inseriti nel contratto con Sis: se si riveleranno troppo ottimistici, costringeranno la Regione a pagare pesantissime compensazioni a Sis. Ora dovrebbe ritrovasi una commissione composta da Regione Veneto, Sis e Cassa depositi e prestiti per valutare il nuovo piano.
Su tutto si staglia l’ombra di Palazzo Chigi: proprio il Governo ha dichiarato strategica l’opera e dunque ineludibile, un’opera che deve essere completata. Sarà l’Esecutivo a decidere cosa fare del commissario Vernizzi il 31 dicembre 2016, una parola dovrà anche dirla sulle stime di Cassa depositi e prestiti e della Regione Veneto perché per concludere l’opera il prestito internazionale deve assolutamente partire. Tra qui e dicembre c’è di mezzo il referendum istituzionale, un appuntamento potenzialmente destabilizzante, mentre la Superstrada pedemontana veneta ha bisogno di decisioni chiare e urgenti, un altro stop potrebbe essere esiziale. Potremmo restare là, con quelle montagne di terra, quelle rotonde costruite nel nulla e con gallerie e trincee inutilizzate a tagliare la gronda d’acqua della Pedemontana Veneta.

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