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Raccolte ferro in parrocchia: il ministro Galletti promette un decreto per sbloccarle

Il blocco delle raccolte di ferro a fine benefico sta mobilitando associazioni e parrocchie. Il Governo in questa intervista esclusiva raccoglie il nostro appello. E prende precisi impegni. "E’ già previsto che sia un mio decreto a definire le modalità semplificate”, dice Galletti.

Il blocco delle raccolte di ferro a fine benefico sta mobilitando associazioni e parrocchie. La Vita del popolo ha sollevato il problema alcune settimane fa, provocando un’interpellanza parlamentare firmata da Ermete Realacci (presidente della Commisisone Ambiente della Camera) e Simonetta Rubinato. Anche in questi giorni il nostro giornale sta raccogliendo tantissime proteste e tanta rabbia, anche di alcuni parroci che invitano ad avere soltanto un po’ di buon senso.
Intanto, il nostro forte appello al ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, contenuto nel numero della scorsa settimana, si è concretizzato in questa intervista in esclusiva che ci ha voluto rilasciare. E il ministro, nelle sue risposte, prende precisi impegni.
Ministro Galletti, l’applicazione delle nuove norme del Collegato Ambientale impediscono di fatto lo svolgimento delle raccolte del ferro a fine benefico. Lei ha detto che le vuole salvare. Come lo intende farlo?
Innanzitutto le dico come la penso da cattolico impegnato in politica: l’attività di beneficienza, l’opera missionaria meritoria a servizio degli ultimi, che viene sostenuta anche dalle raccolte di ferro, non può e non deve fermarsi. E’ chiaro a tutti che le parrocchie non siano consorzi di raccolta, né possano diventarlo: e allora, da ministro, le dico che dobbiamo procedere con norme che consentano una semplificazione fortissima degli adempimenti previsti oggi dalla legge. Ci stiamo lavorando e una buona notizia è che il disegno di legge Concorrenza, dopo una lunga attesa, tornerà ad essere discusso e approvato al Senato, per poi tornare alla Camera: lì è già previsto che sia un mio decreto a definire le modalità semplificate per la raccolta e il trasporto dei rifiuti di metalli ferrosi e no. In Parlamento c’è una forte sensibilità sul tema, a partire dal presidente della Commissione Ambiente di Montecitorio Ermete Realacci.  
Ministro, crede che si possa arrivare al risultato? E in che tempi? Perché nel frattempo tutte le azioni di solidarietà, di cooperazione missionaria, di sostegno agli asili parrocchiali oggi finanziati da queste raccolte, sono bloccate. Anche in queste settimane si prevedeva lo svolgimento di queste raccolte.
Dopo l’approvazione del provvedimento, toccherà all’Albo dei gestori ambientali individuare le modalità semplificate d’iscrizione per l’esercizio dell’attività di raccolta e trasporto, definendo anche la soglia quantitativa massima annua per poter usufruire di questa iscrizione con modalità semplificate. Il Ministero poi è pronto a discutere anche di ulteriori misure di semplificazione nel procedimento. L’obiettivo è rendere tutto molto semplice e molto chiaro, presto avremo un quadro d’insieme per capire come eventualmente intervenire.
La raccolta del ferro richiama al più generale e complesso tema della gestione dei rifiuti e dunque della cosiddetta “economia circolare”. Meno scarto e più riutilizzo, è questo il futuro dell’Italia?
Certo, è un obiettivo indifferibile, su cui ci muoviamo con grande determinazione anche in Europa. Il riciclo e la rigenerazione devono prendere il posto della produzione di rifiuti indifferenziati che crea un problema ambientale, un costo economico per i cittadini, che chiude opportunità derivanti da un’attenta raccolta differenziata. Non tutta l’Italia viaggia alla stessa velocità: da nord a sud, ci sono esempi di gestione virtuosa ben oltre i livelli europei e casi per me intollerabili di differenziata sotto il 10 per cento. E’ una questione anche e soprattutto culturale. Credo che dalle parrocchie possa arrivare pure in questo caso un messaggio educativo, in linea con i messaggi di straordinaria intensità rivolti al mondo da papa Francesco.
Questo vale anche per gli sprechi alimentari…
Anche qui il Santo Padre ci dà un messaggio fortissimo: “Il cibo che si butta via - scrive nella Laudato Si’ - è come se venisse rubato dalla mensa di chi è povero”. La cultura - o meglio il disvalore - dello scarto, che vuol dire allontanare e dimenticare ciò che non ci serve più a partire dagli anziani o dalle persone in difficoltà, porta la società in rovina. Questo stesso approccio ha portato a uno spreco enorme di cibo e acqua, che vuol dire un danno al Pianeta e insieme una questione morale che tocca le coscienze di tutti noi: da una parte c’è lo spreco dissennato, dall’altro le difficoltà a nutrirsi di milioni di abitanti del globo, a cominciare dalle vecchie e nuove sacche di povertà che si trovano nelle nostre città, cosi vicine a noi e spesso celate dall’indifferenza. Il governo ha fatto una cosa molto importante, per la prima volta si è dotato di una legge contro gli sprechi alimentari: ieri tra mille burocrazie era più facile buttare via il cibo avanzato nei supermercati piuttosto che donarlo a chi è impegnato in prima linea per i poveri, da oggi sarà molto più semplice invece donarlo e portarlo rapidamente dove c’è maggiore bisogno.
Lei ha evocato la Laudato Si’. Come ha influito secondo lei sull’accordo per il Clima?
L’Enciclica di papa Francesco è stata la vera grande spinta all’accordo di Parigi contro i cambiamenti climatici. Si è rivolta con la stessa intensità a credenti e no per dire una cosa molto semplice: quando si parla di futuro del Pianeta, della sua sostenibilità rispetto alle contraddizioni che lo attraversano, non possiamo limitarci a ragionamenti di numeri e percentuali, ma avere davanti a noi un obiettivo etico. Oggi non agire sul Clima significa rassegnarsi a quegli stravolgimenti che amplificherebbero le disuguaglianze sociali, rendendo aree sempre più vaste del Pianeta inabitabili per l’uomo, con fame, guerre, migrazioni ancor più epocali e drammatiche di quelle che viviamo oggi. Il Papa ha aperto gli occhi a tanti, ma ora sta ai governanti dare seguito con coerenza agli impegni presi.

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