È dei giorni scorsi la nota con cui la diocesi di Milano comunicava che il trentaduenne don Alberto Ravagnani...
Rifugiati e volontariato, prove di comunità
Promuovere un nuovo valore di accoglienza e scambio relazionale nel territorio. Questo l’obiettivo di “Nuove prospettive di comunità”, ideato dalle associazioni del Laboratorio Cooperazione, che coinvolge soprattutto richiedenti asilo, ma anche altri italiani e stranieri. Avviati corsi e orti sociali.
Promuovere un nuovo valore di accoglienza e scambio relazionale nella comunità locale può diventare utile sia per i giovani richiedenti asilo che per le comunità. Questo è l’obiettivo del progetto presentato nella sede dell’associazione I Care, mercoledì 15 giugno. L’iniziativa è promossa dalle associazioni del Laboratorio Cooperazione (Avi - Ass. Volontari Insieme, I Care, Nat’s per…, Afr - Associazione famiglie rurali, Uomo Mondo, Terra del Terzo mondo, Auser - Cittadini del Mondo) e finanziato da Volontarinsieme - Csv Treviso e coinvolge persone richiedenti asilo, persone immigrate stanziali e italiani che vivono momenti di difficoltà e solitudine. Il Laboratorio Cooperazione rappresenta un coordinamento, per ora ancora informale ma in via di costituzione, di associazioni di volontariato e di promozione sociale impegnate nella cooperazione allo sviluppo.
Da ormai quattro anni queste realtà hanno avviato una riflessione sul tema della cooperazione, con l’obiettivo di lanciare nuove pratiche e modelli volti a privilegiare la dimensione della relazione e della valorizzazione delle risorse locali e non la mera sussistenza e la dipendenza Nord-Sud del mondo..
Francesco Venturin, dell’associazione “Nat’s per...”, afferma: “E’ vero che il Sud è sempre più anche a casa nostra e dove falliscono le esperienze di cooperazione internazionale sempre di più vi sono giovani che scappano da quegli Stati. Tutte le migrazioni hanno bisogno di una risposta comunitaria e noi stiamo tentando, come una piccola goccia nel mare, di occupare i tempi burocratici vuoti dei richiedenti asilo ospitati nel nostro territorio”. Come accade tutto questo? Il progetto prevede che giovani richiedenti asilo, su base volontaria, vengano invitati ad iscriversi ad una delle associazioni appartenenti al Csv per motivi di assicurazione. Come volontari possono accedere poi a corsi professionalizzanti ed essere immessi in lavori socialmente utili per far sì che le loro giornate non siano “vuote”. Un aspetto, quest’ultimo, non cercato dai rifugiati, ma che genera spesso nei cittadini critiche alla loro accoglienza.
Dopo corsi di orticoltura, tenuti a Treviso e a Montebelluna per 5 giovani richiedenti asilo, e un corso caseario a Vittorio Veneto all’interno del caseificio Perenzin, sono stati già avviati 4 piccoli orti sociali a Treviso tenuti da persone richiedenti asilo. Una trentina di ragazzi sono già inseriti in alcune attività, ma se partirà l’accordo, già siglato, tra Csv, Comuni e Prefettura, altri giovani, dopo essere iscritti ad una associazione, potranno essere utilizzati dai Comuni per lavori socialmente utili anche insieme ad altri italiani. Un tentativo di integrazione che certamente non darà risposte a tutti i 1.700 rifugiati già presenti nel territorio trevigiano, ma, assieme ad altri eventi di sensibilizzazione (16 giugno spettacolo teatrale “mamma li Turchi”, 10 luglio festa dell’ accoglienza nel parco di Villa Manfrin, 29 ottobre conferenza a palazzo dei Trecento su nuove prospettive di cooperazione internazionale), possono aiutare a comprendere la complessità del fenomeno migratorio ed aprire qualche nuova prospettiva nel processo di integrazione. In questo modo, il Laboratorio Cooperazione sta procedendo con la costituzione formale e intende allargare la propria rete di partner, sia a livello associativo ma anche come singole persone, alle varie realtà presenti nel territorio provinciale.



