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Settimana sociale: per salvare l'Europa va riscritto il patto sociale

Per il vecchio continente la partita non è ancora persa. E’ stato questo il tema che ha animato, con la relazione di Luciano Larivera, gesuita, già giornalista nel collegio scrittori della Civiltà Cattolica, la terza serata della Settimana sociale dei cattolici trevigiani.

06/10/2016

C’è chi parla già di “paradiso perduto”. Il grande sogno  di un’Europa unita nel quadro geopolitico mondiale, sembra pian piano svanire o forse è già svanito. L’Unione europea sembra davvero aver smarrito la propria identità. Il progetto che aveva unito e cementato intelligenze, elaborato piani di crescita, che avrebbe dovuto garantire la pace, rischia di naufragare. Ma per il vecchio continente la partita non è ancora persa. E’ stato questo il tema che ha animato, con la relazione di Luciano Larivera, gesuita, già giornalista nel collegio scrittori della Civiltà Cattolica, la terza serata della Settimana sociale dei cattolici trevigiani.
L’analisi - scientifica si direbbe - proposta da Larivera, ha preso spunto dalla necessità, imposta dalla più stringente attualità, di definire anzitutto lo stesso concetto d’Europa, le sue generalità, i suoi assetti culturali, politici ed economici. Cos’è l’Europa? Un semplice progetto? Un processo ancora in corso? Un semplice prodotto bisognoso di sostanziali correttivi, di nuovi assetti strategici vincenti rispetto a quelli attuali?    
Si parla di “Unione” che mostra però, e per intero, la fragilità e la farraginosità delle sue istituzioni. E’ fragile l’Europa. Malata. Tutt’altro che perfetta. Debole, debolissima anzi, eppure indispensabile... In essa Larivera lamenta la mancanza di una vera “comunicazione e strategia”, come egli stesso l’ha definita, di una politica trasparente che ascolti i cittadini, che non faccia dell’aspetto economico l’unico perno che unisca popoli e civiltà.
E’ sotto gli occhi di tutti che l’euro non basta, che è ormai tempo per riappropriarsi delle radici che l’hanno nutrita dai suoi primi vagiti, che occorre riflettere, con determinazione e nuove proposte, sui diritti degli uomini che popolano l’Europa da nord sino alle estreme periferie, a tutela del rispetto della loro dignità.
E’ una questione di giustizia senza la quale davvero il sogno di un’Europa unita diventa semplice utopia. Manca, precisa Larivera, una reale unione politica e geoeconomica, i cui riflessi sono tutti drammaticamente racchiusi nella cosiddetta “Stagnazione secolare”: un circolo che diventa sempre più vizioso alimentato dal calo demografico e il conseguente calo della domanda e di un Pil destinato a non crescere, da un eccesso di risparmio che non favorisce affatto la crescita dell’economia.
Risalire il crinale è possibile. C’è bisogno, però, di ricucire il patto sociale che la crisi multiforme ha messo in discussione provocandone la fine. Occorrono politiche comuni e scelte responsabili che ripristino la coesione, che garantiscano sicurezza, che sappiano coniugare l’unione politica e geoeconomica oggi latitanti.

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