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Sommovimenti nella Lega Nord, Da Re e Gobbo tornano a comandare. E anche Zaia deve adeguarsi

Zaia appare inarrestabile, tanto da essere il presidente di Regione con il maggiore consenso e tanto da essere proposto come candidato premier da Silvio Berlusconi. Ma pare proprio che il duo Gobbo-Da Re stia intimando al Governatore di pensare al Veneto, più che al partito. Senza troppi complimenti.Come mostrano almeno quattro indizi...

17/03/2017

Un monolite non lo è mai stato. Ma la Lega Nord, partito dove vige una disciplina ferrea (e chi comanda lo fa per davvero), ha sempre saputo mascherare bene le sue divisioni. Accade anche oggi. Il partito ha ripreso a vincere elezioni in serie, dopo le inchieste dei giudici sul cerchio magico di Bossi nel 2012, il successivo calo elettorale e la parentesi tosiana. Ed è tornato in salde mani trevigiane.
Cinque anni fa, in poche settimane, sembrò dissolversi il potere granitico di Gian Paolo Gobbo e del fedelissimo Toni Da Re. Arrivò Tosi e rottamò gran parte dei dirigenti trevigiani. All’epoca Luca Zaia era già presidente della Regione. Si accucciò, se ne stette buono buono, ben sapendo che proprio alla sua poltrona mirava Tosi. Ma, una volta diventato segretario Salvini al posto di Maroni, Zaia consolidò il suo ruolo. Il resto è storia recente: la cacciata di Tosi, l’elezione di Da Re alla segreteria nazionale della Liga, il ritorno sulla scena di Gobbo, come grande suggeritore ma anche come probabile futuro presidente di Fondazione Cassamarca.
Tutti uniti e compatti, dunque? Non proprio. Zaia appare inarrestabile, tanto da essere il presidente di Regione con il maggiore consenso e tanto da essere proposto come candidato premier da Silvio Berlusconi. Ma pare proprio che il duo Gobbo-Da Re stia intimando al Governatore di pensare al Veneto, più che al partito. Senza troppi complimenti. Se il detto afferma che tre indizi fanno una prova, qui gli indizi sono almeno quattro. Primo: Da Re preferisce, a fine estate, candidare alla Provincia non il pirotecnico Marzio Favero, sindaco di Montebelluna, vicinissimo a Zaia, ma il concreto e schivo Stefano Marcon, sindaco di Castelfranco. Secondo: con il concorso di vari sindaci leghisti Silvia Rizzotto (che è anche consigliere regionale fedelissima del presidente) viene fatta sloggiare dalla presidenza di Asco Holding. Terzo: il sindaco di Villorba Marco Serena, altro uomo di Zaia, viene quasi sfiduciato e oggi è “separato in casa” rispetto al partito. Quarto, e più recente indizio: Gian Paolo Gobbo viene inserito nel Cda di Fondazione Cassamarca, mentre il Presidente della Regione continua a sparare ad alzo zero contro l’ente e il presidente Dino De Poli. Segnali di guerra? Lo scopriremo nel prossimo futuro.

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