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Sos ingegneri: società trevigiana assume in Cina e Brasile
Studia quello che ti piace, tanto ora non c’è lavoro”. E’ un refrain che si sente spesso. La realtà non è così. A Targa Telematics, società di Treviso leader nell’Information Technology, cercano disperatamente ingegneri informatici. Assunti ultimamente anche cinesi e brasiliani. Ma il nostro punto di forza è la formazione classica abbinata a conoscenze tecnologiche
“Avevamo deciso una serie di assunzioni da fare in 4 mesi, ci metteremo un anno”. A parlare è Nicola De Mattia, amministratore delegato di Targa Telematics di Treviso. Motivo del protrarsi della ricerca di personale, questa volta, non è la burocrazia: semplicemente non si trovano ingegneri informatici o laureati in informatica. Troppi pochi i laureati nel nostro territorio rispetto alle esigenze.
Perché di ingegneri hanno bisogno alla Targa Telematics, leader nel settore della Information Technology, vale a dire nei servizi di geolocalizzazione, installazione di scatole nere nelle autovetture per la trasmissione dei dati. Soprattutto per quel che riguarda le grandi flotte. “Tutti i grandi gruppi di noleggiatori di vetture sono nostri clienti - ci spiega l’ad De Mattia -. Un settore che si è molto sviluppato in Italia nell’ultimo periodo ma che ha ancora margine di ampliamento”.
Circa 100 i lavoratori a Targa Telematics nelle due sedi di Treviso e Torino (Targa è una società di derivazione Fiat, prelevata dai trevigiani), che diventano 200 contando quelli impiegati nelle altre società che si occupano di “Iof, Internet of things. Noi connettiamo qualsiasi tipo di oggetto utilizzato giornalmente, dalle bici elettriche, alle macchine da caffè... tutti gli oggetti per i quali si può ricavare un valore dalla trasmissione dei dati. Ed è un duplice vantaggio, per il produttore per quanto riguarda la manutenzione e il corretto funzionamento, per l’utilizzatore per conoscere come utilizzarlo al meglio”.
La società investe in ricerca e sviluppo il 30 per cento circa del fatturato, indispensabile per rimanere competitivi. Fatturato che ha raggiunto nel 2015 i venti milioni di euro, con l’obiettivo di raddoppiarlo entro i prossimi due anni, quindi arrivando a 40 milioni a fine 2017.
Ecco perché diventa indispensabile trovare persone da assumere che abbiano un certo tipo di “skills”, competenze. “Ultimamente abbiamo assunto ingegneri dall’estero, cinesi e brasiliani e comunque da altre zone d’Italia. Fino ad ora - ci racconta De Mattia - abbiamo collaborato con le Facoltà del territorio per farci conoscere e renderci attrattivi verso gli studenti universitari. Ora riteniamo che non sia più sufficiente e abbiamo pensato di allargare questa collaborazione anche ai licei, in modo che i ragazzi possano già pensare al loro orientamento universitario sapendo che in questo settore ci sono posti di lavoro e posti che offrono redditi maggiori rispetto ad altre occupazione”. Questa collaborazione inizierà presto col Collegio Pio X di Treviso, dove De Mattia ha studiato.
Ma quali studi sono i più adatti per collocarsi al meglio nell’It? Ai più verrebbe in mente che un buon liceo scientifico apre le porte a tutte le Facoltà e prepara adeguatamente per un percorso tecnologico. Ma alla fine non è così vero. “Noi, e non solo noi, ricerchiamo persone che abbiamo capacità di analisi e sappiamo trovare soluzioni ai problemi. Queste sono competenze trasversali che possono derivare da studi classici oltre che da materie legate a fisica e matematica. Quindi anche un liceo classico è molto apprezzato”. Sono spendibili anche dei profili tecnici, i tradizionali istituti tecnici, non troppo specifici perché l’evoluzione in questo settore è continua e viene premiata la predisposizione a cambiare. Alla fine essere troppo specializzati si può rivelare uno svantaggio per la propria carriera, soprattutto se il settore non si evolve o viene addirittura chiuso. “Cultura classica con know how digitale è il mix perfetto - ribadisce l’ad di Targa Telematics -, che ci rende competitivi anche all’estero. Infatti, i nostri ingegneri sono tra i più ricercati”.
Un altro aspetto non secondario, qui, è la conoscenza della lingua inglese: “Cooperiamo stabilmente con aziende e fornitori internazionali e in più le tecnologie hanno come base di partenza l’inglese, così come il web. La maggior parte delle persone assunte da noi ha tra i 24 e i 35 anni, e per loro l’inglese non è un problema”.
Non si trovano, invece, ingegneri donne... “E’ un dato di fatto. La parte tecnica da noi è al 100 per 100 maschile, l’amministrativa al 100 per 100 femminile, il marketing più femminile”. Inclinazioni. E anche retaggi culturali. Che sia giunto il momento di modificarli?



