All’inizio del loro appuntamento d’autunno, i Vescovi, riuniti nel Consiglio permanente della Cei, hanno...
XXVIII Domenica del Tempo ordinario. Indossare il Vangelo
Nel racconto della parabola del banchetto nuziale, ci troviamo ad una festa di nozze, in cui un re generoso invita ad una festa. Non costringe, non obbliga, ma propone di parteciparvi, lasciando agli invitati la libertà di accogliere o no l’invito.
Gesù ha terminato il suo viaggio ed è giunto a Gerusalemme. Qui accadono gli ultimi avvenimenti della sua vita, i più importanti e proprio nel momento di massima tensione Gesù compie un gesto che sorprende: per parlare di Dio e del Suo Regno apre lo sguardo sulla bellezza di una festa! C’è un invito, ci sono gli invitati e c’è un rifiuto. Molti invitati non vanno alla festa perché non hanno voglia o hanno altro da fare; altri reagiscono con ostilità e violenza.
Signore, tu inviti anche noi! Come ci trovi? Occupati nel lavoro, nelle preoccupazioni? Ci trovi disponibili a considerare questo invito come priorità nella nostra vita?
Di fronte al rifiuto, il desiderio di Dio non si spegne. Il re della parabola non vuole che la sala resti vuota. Per questo dice ai servi: “Andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze” (v. 10). Chi sono questi nuovi invitati? I crocicchi sono quei luoghi in cui le strade si incrociano e si dividono, spesso abitati da chi non aveva una meta, una casa, un lavoro: i poveri, i mendicanti, i viandanti. L’invito non è casuale, il Signore esprime la precisa volontà di raggiungere anche gli ultimi della società, senza escludere nessuno. Senza distinzioni di cultura, religione, meriti, Dio decide di fare festa con chi è ai margini... e la sala del banchetto si riempie!
È questa la missione della Chiesa: raggiungere e abitare i crocicchi, cioè le periferie geografiche ed esistenziali dell’umanità, i luoghi della solitudine, i “bivi digitali” e i posti in cui le persone hanno smarrito la speranza e cercano un senso alla vita.
Ai tempi di Gesù, l’accoglienza degli ospiti ad un banchetto prevedeva il dono di una veste, una mantellina. Questo gesto non serviva solo ad onorare la solennità dell’evento, ma aveva anche una profonda funzione sociale: “pareggiava” le differenze tra i presenti. Per Gesù, la veste, l’abito della festa è quello di chi nei pensieri, nelle parole, nei gesti e nelle scelte, accetta di “indossare” il Vangelo facendone il proprio habitus quotidiano. Rivestirsi di Cristo, accogliere la veste significa impegnarsi a conformare la vita alla Sua. Come fare ce lo spiega san Paolo: «Scelti da Dio, santi e amati, rivestitevi di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri. Ma sopra tutte queste cose rivestitevi della carità, che le unisce tutte in modo perfetto (Col 3,12-14). Il messaggio è chiaro: sopra di tutto ci sia la carità! A questo proposito scrive Charles de Foucauld: “questo cuore scritto sulla mia veste, è qui perché mi ricordi di Dio e degli uomini, per amarli” e “tutta la nostra persona deve gridare che noi apparteniamo a Gesù”.
Gesù, ancora oggi, ci invita al banchetto delle nozze dell’Agnello e attraverso l’Eucaristia si fa cibo e si dona, rivelandosi come la fonte stessa della carità. “Beati gli invitati alla cena dell’agnello” ascoltiamo nella liturgia! Siamo Beati anche se non ci sentiamo degni, e Gesù, pane spezzato, chiede di farci a nostra volta pane per gli altri. Questa è carità, questo è il frutto di una vita donata che profuma di Vangelo... è trasformare l’Eucarestia celebrata in carità vissuta nella nostra quotidianità. In attesa di partecipare alla festa eterna con Dio, nel Regno dei cieli, e contemplare il volto del Padre nella vita eterna e nella gioia senza fine. L’accoglienza incondizionata di Dio non ci lascia uguali a prima, ma attiva e richiede un cammino di conversione.
Abbiamo visto che l’invito è rivolto a tutti. Però comprendiamo che non basta rispondere all’invito, occorre prendere sul serio la chiamata, la conversione del cuore e la necessità di corrispondere con la vita e con l’amore alla grazia ricevuta, ovvero “indossare il Vangelo”.
sorella Lucia Barbazza
Discepole del Vangelo, Castelfranco Veneto



