Certo è che nessun capo di Stato ha mai osato tanto.
Il Papa ha denunciato quel delirio di onnipotenza...
Un coltello realizzato con una stampante 3D nascosto nello zaino di uno studente che frequenta la scuola secondaria di primo grado: non è una scena da film, ma un fatto di cronaca recente accaduto a Terlano, in Alto Adige, che ha contribuito a innalzare il livello di guardia e a rinfocolare il dibattito sulle armi a scuola. Dietro i singoli casi, infatti, si cela una evidenza statistica tutt’altro che rassicurante: dall’ultima edizione della ricerca Espad®, condotta dall’Istituto di Fisiologia clinica del Cnr su comportamenti o e dipendenze di studenti italiani di età compresa fra i 15 e i 19 anni, è risultato che, nel 2025, ben 87.000 giovani, ovvero il 3,5% dell’intera popolazione scolastica iscritta alla scuola secondaria di secondo grado, ha utilizzato armi per ottenere qualcosa dai propri coetanei. La medesima ricerca ha rilevato anche che il 5% degli intervistati ha dichiarato di aver fatto seriamente male a qualcuno e il 3,6 ha confermato di aver colpito un insegnante. Non si tratta soltanto di un’emergenza sicurezza da contrastare con i controlli e una sana prevenzione, ma anche di un segnale che i nostri studenti stanno perdendo il senso del limite, normalizzando la violenza e la sua percezione. Per alcuni anni, durante il suo ministero nella Diocesi di Palestrina, il vescovo Domenico Sigalini si è impegnato personalmente a tenere incontri sul valore della vita e sul rispetto all’interno delle scuole guida locali. Una provocazione che ci spinge a pensare che i percorsi di educazione civica mirati a prendere coscienza della sacralità della vita umana e del rispetto del corpo degli altri possano innescare itinerari inediti di responsabilità educativa nell’ambito dei quali il rispetto e il potere del noi superano la paura dell’altro. Chi desidera educare oltre il controllo e la repressione, deve mettere in conto tempi lunghi per innalzare la soglia della coscienza e fallimenti nell’immediato, ma può sperare nella crescita graduale di quel senso di responsabilità in grado di eliminare efficacemente l’uso delle armi dal contesto formativo.