sabato, 22 giugno 2024
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Gli invasori

Ibis sacro nel cielo, gambero blu in laguna, e non solo, rappresentano una vera emergenza. Ecco perché

Non possiamo sapere cosa arriverà oggi o domani, quali saranno le nuove specie che prenderanno casa nelle nostre acque, nei nostri prati o nei nostri boschi. Alzano le mani, all’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie. Granchio blu, ibis sacro, le zanzare che contribuiscono alla diffusione della Dengue, pericolosa infezione virale, non si possono arginare. Si può soltanto prepararsi e cercare di mitigare l’impatto di queste specie aliene, ovvero estranee, finora, al nostro sistema naturale. Grande imputato, il cambiamento climatico.

L’autunno 2023 è stato anomalo, per la temperatura dell’acqua e per la salinità, assai elevata, del mare, così il granchio blu ha potuto devastare quello che, soprattutto a Chioggia, era rimasto degli allevamenti di vongole. Molti ricorderanno che il prezzo delle vongole, a Natale, era alle stelle. Questo granchio ha chele robuste e un’ottima corazza, non ha antagonisti in laguna. La femmina può deporre fino a nove milioni di uova, nove volte all’anno. Fa incetta di molluschi e dopo il suo passaggio non resta più niente.

Il granchio blu è solo l’ultimo di una serie di nuovi ospiti arrivati a causa dei mutamenti climatici e di importazioni scriteriate. Già nel 2018, Legambiente aveva lanciato l’allarme sull’arrivo sul delta del Po dell’Ibis sacro, un uccello originario del delta del Nilo. Ha piume bianche, coda e becco ricurvo di colore nero.

Un uccello sontuoso, ma predatore onnivoro, mangia anfibi, crostacei, piccoli roditori, molluschi, pesci, lombrichi, insetti, nonché uova e pulcini di altre specie di uccelli nativi, come sterne, garzette, anatre, uccelli marini e uccelli di palude. Viene definita una specie invasiva, cioè responsabile delle scomparsa di altre specie. All’inizio, si è data la colpa ai parchi, da cui sarebbero fuggiti questi uccelli, oggi si parla di clima adatto a loro. Ci sono colonie a Chioggia. A Venezia si sono accasati alla Giudecca, vicino al centro smistamento rifiuti della Veritas. Qui la competizione con i gabbiani reali è feroce. Avvistato anche sulle rive del Sile e sul Montello, non ha predatori, danneggia i nidi degli altri uccelli. Il Regolamento europeo 2016/1141 obbliga l’Italia a predisporre misure di gestione efficaci (eradicazione, controllo numerico o contenimento delle popolazioni) per questo volatile, proprio per salvaguardare la biodiversità.

Una misura che riguarda anche lo scoiattolo grigio, che è in competizione con il nostro autoctono scoiattolo comune, e causa danni ai boschi e alle piantagioni arboree e arbustive, asportando la corteccia degli alberi per accedere alla linfa sottostante.

Il contenimento della nutria resta ancora complesso. Arrivata in Italia negli anni Cinquanta, per farne delle pellicce, uscita dagli allevamenti si è diffusa a dismisura, costruendo tane che compromettono la stabilità dei suoli, soprattutto sulle rive dei fiumi, divora la vegetazione acquatica su cui nidificano alcune specie di uccelli e causa danni a numerose colture, vicine ai corsi d’acqua.

Il gambero rosso della Louisiana (di acqua dolce) è stato importato in Italia nel 1977, oggi è diffuso in sei le province del Veneto, rappresenta una grave minaccia per la biodiversità acquatica; mangia di tutto e non lascia nulla per le altre specie. Purtroppo, ha la capacità di accumulare fitotossine nocive per la salute umana e metalli pesanti. Importato per la pesca sportiva, il pesce siluro divora moltissime specie di pesci, ha ormai colonizzato il Sile e il lago di Garda; nel fiume Po, qualche giorni fa, è stato pescato un esemplare di 2,56 metri per 130 chilogrammi.

Da ultimo, ricordiamo la zanzara tigre, una delle specie aliene che ha completamente sconvolto la vita di tutti noi. Proprio in questo periodo ci sono le larve depositate in ogni residuo d’acqua, vasi di fiori, tombini, pozzanghere, zone umide; con l’arrivo dell’estate, al tramonto, per loro sarà caccia agli umani, con piccole ma dolorose punture.

Le specie esotiche invasive costituiscono una delle principali minacce alla biodiversità, seconda solo alla distruzione degli habitat, e rappresentano una grave minaccia per le specie autoctone, in tutto il mondo. Con un impatto sociale ed economico stimato a oltre 12 miliardi di euro annui solo nell’Unione europea, in combinazione con i cambiamenti climatici, l’inquinamento e l’impatto antropico generale rappresentano un’emergenza assoluta.

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