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Il centro Solidarietà, a Grassaga di San Donà, sempre più un riferimento nel “ricostruire vite”

A due anni dal suo rilancio, avvenuto nell’estate del 2023, siamo tornati al centro Solidarietà di Grassaga. Immerso nelle campagne di questa piccola frazione tra i Comuni di Noventa, San Donà e Cessalto, questo spazio offre percorsi di crescita per uomini e donne desiderosi di uscire dalla spirale delle dipendenze. Si tratta dell’unica struttura dell’Ulss 4 che organizza percorsi terapeutici di questo tipo
02/01/2026

A due anni dal suo rilancio, avvenuto nell’estate del 2023, siamo tornati al centro Solidarietà di Grassaga. Immerso nelle campagne di questa piccola frazione tra i Comuni di Noventa, San Donà e Cessalto, questo spazio offre percorsi di crescita per uomini e donne desiderosi di uscire dalla spirale delle dipendenze.

La realtà è nata per desiderio di don Giovanni Baù a fine anni ’70, per rispondere a diverse situazioni di fragilità presenti nella zona. Nel 1991, dopo la chiusura della scuola elementare di Grassaga, il centro è ospitato al suo interno. Nel corso del 2022, esso ha affrontato importanti lavori di rinnovo, che hanno potenziato significativamente l’offerta, rendendo finalmente agibili alle attività gli ambienti del primo piano.

Il centro è diventato, così, un punto di riferimento: si tratta dell’unica struttura dell’Ulss 4 che organizza percorsi terapeutici per persone con dipendenza; recentemente, sono giunti anche degli ospiti dalle vicine Ulss di Treviso e Venezia.

La struttura può accogliere 18 ospiti, che nella comunità terapeutica diurna “Il maggese” possono trovare educatori e volontari che li affiancano nel loro percorso per ridurre le dipendenze.

“I lavori hanno creato un contesto bello e curato. Questo è anche ciò che vogliamo trasmettere ai nostri ospiti, ovvero riportare la bellezza nelle proprie esistenze, impegnandosi a curarla”, ci racconta Giovanna Bortoluzzi, psicologa e coordinatrice del centro, che riflette: “Nel nostro territorio vi è ancora uno stigma nei confronti dei tossicodipendenti: “In realtà, l’uso di sostanze va visto come una malattia cronica, con cause e caratteristiche molteplici e non come conseguenza di scelte personali. Le ricerche mettono in luce che le persone che seguono un programma per le dipendenze, nella maggioranza dei casi, hanno un altro problema psichiatrico. Dobbiamo, quindi, porci in un atteggiamento di assenza del giudizio ed essere in ascolto, per dare a queste persone strumenti e occasioni diverse”. Anche per questo il centro, in questi ultimi anni, sta cercando di “aprirsi” alla città. La comunità attuale è formata da persone di età variabile (dai 18 ai 70 anni) sia uomini che donne: “Negli ultimi anni, le persone che giungono al nostro centro sono sempre più giovani”, ci racconta Anita Perissinotto, responsabile della comunità.

Dopo i lavori di rinnovamento, il centro offre una serie di attività quali laboratori di riassemblaggio (in collaborazione con alcune aziende del territorio), di cartotecnica, ma anche orticoltura. Sono, poi, nate importanti collaborazioni con l’accademia d’arte Marusso, che ha portato ad alcuni laboratori artistici o il Cai di San Donà, con cui è partito un progetto di montagnaterapia. Inoltre, è nato un laboratorio di letteratura con un ex insegnante in pensione, che ha fatto riscoprire un ambiente - quello della scuola -, che molti ospiti ricordavano respingente, da un altro punto di vista. Vi è, infine, il laboratorio Mindfulness, in cui gli ospiti imparano tecniche del rilassamento.

“Un’altra forza del centro è rappresentata dai nostri volontari, con cui facciamo anche un lavoro di formazione”, spiega Michele Cereser, presidente dell’associazione Solidarietà .

Il centro è, quindi, un esempio virtuoso di buona gestione di spazio pubblico: l’edificio con l’ampio giardino è ancora di proprietà del comune di San Donà, che l’ha dato in uso all’associazione.

“Sant’Agostino diceva voglio che tu desideri ciò che sei. Ed è questo ciò che auguriamo ai nostri ospiti: desiderare di essere ciò che sono, ricostruendo le loro personalità”, conclude Bortoluzzi.

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