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San Donà: il commercio sta soffrendo

Chiudono attività commerciali storiche, aprono bar. Aspettano rilancio due spazi vuoti urbani del centro cittadino
20/02/2026

Un bar, un panificio, un fruttivendolo e un casoin (piccolo negozio di generi alimentari): sono ormai numerose le attività storiche del centro cittadino di San Donà di Piave che hanno chiuso negli ultimi mesi. Sorprende il fatto che queste non sembrano attività che soffrono direttamente la concorrenza dei grandi centri commerciali e dell’e-commerce.

Indaghiamo, per capire lo stato di salute del commercio di prossimità in centro a S. Donà attraverso il pensiero dei commercianti, di Angelo Faloppa, presidente di Confcommercio Jesolo-San Donà e dell’assessora al Commercio, Lucia Camata.

La voce dei commercianti

Secondo i commercianti che abbiamo interpellato, i problemi che riscontrano si possono riassumere in due aspetti della competizione con i grandi centri commerciali. Uno riguarda i parcheggi: i centri commerciali, infatti, dispongono di stalli per la sosta gratuiti, a differenza dei parcheggi urbani.

Una proposta che parte dai commercianti riguarda cambiare il sistema di pagamento dei parcheggi attraverso un’applicazione: questa permetterebbe la prima ora gratuita e il pagamento a partire dalla seconda ora di sosta, modificabile attraverso smartphone.

Il secondo aspetto che emerge riguarda la crescita continua dei costi di gestione. Prendiamo, ad esempio, il Pos: i piccoli commercianti non possiedono un forte potere contrattuale con i grandi circuiti di pagamento elettronico, a differenza delle grandi catene che, in proporzione, pagano molto meno per le commissioni.

Si crea, così, un sistema che porta, fatalmente, alla morte dei piccoli negozi e, di conseguenza, a una ricchezza sempre più concentrata nelle mani di pochi.

I commercianti, infine, notano una tendenza: spesso, per sopravvivere, è necessario specializzarsi curando la vendita di un solo tipo di prodotto.

Faloppa: “Il nodo del ricambio generazionale”

La nostra indagine è proseguita con una riflessione di Angelo Faloppa, presidente di Confcommercio Jesolo-San Donà. Secondo Faloppa, la causa di molte chiusure risiede nella scarsa redditività ed è anche questa la causa del mancato ricambio generazionale: “Costi, ad esempio quelli dell’affitto, esorbitanti, orari impegnativi e difficoltà a reperire collaboratori orientano molti giovani a non proseguire queste attività e a cercare altre occupazioni”, ci spiega.

Tutto ciò porta a desertificare i centri storici, e ad aumentare il senso di insicurezza e degrado, che porta alcuni negozi a trasferirsi. A questo, contribuiscono anche le chiusure di sportelli bancari e uffici: “Alcuni esercizi, come i bar, che vedevano una corposa clientela di impiegati di ufficio, oggi la vedono ridimensionata”. Gli unici esercizi che sembrano resistere sono proprio le attività legate alla ristorazione: “Questo, perché non si rinuncia al piacere della convivialità”.

Secondo Faloppa, la residenzialità in centro può rilanciare il commercio di prossimità: “Attraverso la riqualificazione dei centri storici, edificando palazzi di grandi dimensioni e ampliando le isole pedonali, è possibile attrarre più tipi di investimenti, anche dal distretto del commercio, che aiuta molto, anche se non è una panacea”.

Il commento di Camata
e due “vuoti urbani”

La nostra indagine si conclude con l’assessora al Commercio e alle Attività produttive del Comune di San Donà di Piave, Lucia Camata: “Come Amministrazione abbiamo puntato a eventi come feste di piazza, spettacoli culturali e musicali, ma anche addobbi natalizi ricercati per migliorare l’attrattività del centro. I proventi della nuova imposta di soggiorno, poi, saranno destinati alla promozione del territorio”.

L’assessora ci espone, inoltre, uno suo originale pensiero: “Se vogliamo vetrine accese, sicurezza e vita sociale, dobbiamo comprare vicino e non seduti sul divano. Anche la trasformazione del nucleo familiare ha cambiato le cose: marito e moglie lavorano, e il tempo disponibile per gli acquisti è poco”.

All’assessora abbiamo, infine, chiesto novità in merito a due storici “vuoti urbani” del centro cittadino: l’area dell’ex supermercato Billa di via C. Battisti (chiusa dal maggio 2012) e la corte del “Centro culturale Da Vinci” (riqualificata circa 20 anni fa, seguendo il progetto dell’architetto Toni Follina, recentemente scomparso) , con il Caffè letterario, a lato di piazza Indipendenza, gestita direttamente dal Comune ma chiusa da circa due anni: “A maggio 2025 è stata pubblicata una manifestazione di interesse per la gestione del Caffè letterario. Ha risposto solo un’associazione, senza però perfezionare la pratica. A giorni pubblicheremo un altro avviso, rivolto al Terzo settore per rilanciare questo caffè. L’immobile ex Billa, invece, è privato: il Comune non può obbligare la proprietà a utilizzarlo, anche se sarebbe auspicabile, in quanto con l’attigua galleria Bortolotto rappresenta uno spazio molto utile per la città”.

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