È dei giorni scorsi la nota con cui la diocesi di Milano comunicava che il trentaduenne don Alberto Ravagnani...
V Domenica del Tempo ordinario: Essere sale e luce del mondo
La Liturgia di questa domenica ci propone il seguito del discorso della montagna, iniziato la settimana scorsa. Alle Beatitudini, primo annuncio del Regno di Dio, seguono i versetti di questo Vangelo, una sorta di traduzione concreta fatta di richiami simbolici a realtà molto quotidiane... che rinviano all’identità vera del discepolo del Signore.
Pur essendo la continuazione del discorso delle Beatitudini, questo brano è profondamente diverso nella costruzione: Gesù passa da un soggetto impersonale e da una promessa formulata al futuro, a un “voi” ben definito, espresso al tempo presente; da una speranza futura a una profonda verità che riguarda i credenti di ogni tempo: “Voi siete sale e luce”.
Le immagini usate da Gesù sono realtà molto ordinarie, ne facciamo i conti quotidianamente e, pur godendo dei loro effetti, della loro presenza ci rendiamo raramente conto. Sale e luce hanno valore in relazione a qualcos’altro, per “l’altro” diventano presenze significative, a volte fondamentali. Come vedere i colori senza luce? Che gusto avrebbero i cibi senza o con troppo sale?
Come discepoli siamo sale, chiamati a donarci per gli altri, dando così senso al nostro esistere e, di conseguenza, a quello di chi ci sta accanto: ciascuno con i suoi doni, con la sua specificità e in modo adatto al contesto in cui vive... Per essere sale non c’è una regola, se non il comandamento dell’amore, il vivere pienamente la propria vita con onestà e nel dono di sé, cercando di compiere il bene e di diffondere giustizia nella propria famiglia, al lavoro, negli impegni che abbiamo. Tutto questo senza essere protagonisti, proprio come quelle persone che non fanno notizia, non sono evidenti e delle quali ci si accorge dell’importanza quando vengono a mancare.
Il secondo elemento simbolico è la luce, che è una realtà evanescente, non si può possedere, ma che ha un effetto evidente in rapporto al buio. Come discepoli accogliamo la luce che viene da Dio e siamo chiamati a rifletterla, a illuminare la vita degli altri, a trovarne il bene, a far volgere lo sguardo sui segni della presenza di Dio e della sua misericordia, anche nel nostro mondo di oggi. Possiamo farlo attraverso gesti concreti di amore, di condivisione e di lotta all’egoismo, come indica il profeta Isaia nella prima lettura: “nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza trascurare i tuoi parenti” (cfr. Is 58,7).
La luce e il sale condividono anche la possibilità del fallimento: la luce può restare nascosta, il sale può perdere sapore. Esiste sempre il rischio di vivere in modo anonimo, senza prospettive o in maniera egoistica. In questo senso ci è d’aiuto l’ultimo versetto del Vangelo: “Risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli”. La nostra identità di discepoli è chiamata a essere un rimando al Padre, consapevoli che ogni opera buona che compiamo nasce dalla fiducia e dalla speranza in un Dio che solo può darle pienezza.
Discepole del Vangelo, Algeri



