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Il Vescovo a Monastier: l’incontro che cura
Un salone pieno, sabato 6 febbraio ha accolto in un caloroso abbraccio il vescovo, mons. Michele Tomasi, al centro servizi agli anziani “Villa delle magnolie” di Monastier, arrivato per ascoltare i tanti volontari e le associazioni che dedicano il loro tempo alla cura dei malati e dei bisognosi. Il tema dell’assemblea era “L’incontro che cura”, evento ispirato alla compassione del Samaritano. Organizzato dalla Pastorale della salute diocesana in collaborazione con Villa delle magnolie, è stato fortemente voluto dallo stesso mons. Tomasi, nell’ambito della XXXIV Giornata mondiale del malato, che si celebra l’11 di febbraio.
“Lo scorso anno - ha introdotto i lavori il dottor Loris Confortin, direttore dell’ufficio diocesano di Pastorale della salute - il nostro vescovo ha espresso il desiderio di celebrare la Giornata del malato anche organizzando incontri di ascolto nel territorio, compresa la periferia, come stiamo facendo questo pomeriggio a Monastier. Un modo per dare luce a tante persone che operano il bene nell’ombra”.
Mons. Tomasi ha iniziato la giornata visitando gli ospiti della Rsa. Quindi, si è spostato nel salone, accolto dal parroco di Monastier, mons. Luigi Dal Bello, e dai responsabili della struttura: l’amministratore delegato Gabriele Geretto, Manuela Calvani, il presidente Massimo Calvani e la direttrice sanitaria Maria Giuseppina Bonavina. Con loro c’erano anche la sindaca di Monastier, Paola Moro, con alcuni rappresentanti della sua Giunta, e la neo assessora regionale alle Politiche sociali, Paola Roma, che ha ringraziato per l’occasione d’incontro e ha accennato alla nuova legge regionale sul “Progetto di vita” che prenderà avvio dal 1° gennaio 2027.
In apertura dell’incontro un gruppo di anziani residenti a Villa delle magnolie ha voluto omaggiare il Vescovo con le note soavi di “Fratello sole, sorella luna”.
Dopo i saluti istituzionali, in cui si è ribadita l’importanza del dialogo e della collaborazione fra il mondo socio-sanitario e la società civile, comprese le associazioni e la Chiesa, autentici “anticorpi” contro l’isolamento spesso generato dalla malattia e dalla sofferenza, si è entrati nel cuore dell’incontro, con molte testimonianze di malati, caregiver, operatori, e di volontari locali.
Le testimonianze di cura
Toccante è stata la testimonianza di chi vive la malattia sulla propria pelle, come Rita Modica: “La malattia non deve togliere la voglia di vivere; dobbiamo testimoniare, a chi inizia questo percorso, che la speranza esiste sempre. La malattia ti distrugge, ma in alcuni casi può farti anche rinascere. Dopo la paura e la disperazione iniziale, io mi sono affidata a Dio”. Altrettanto significativa la voce di Graziana Cescon, caregiver che ha raccontato la dedizione quotidiana verso il figlio Daniele, tetraplegico da 25 anni, e il marito Berto, incarnando quella “compassione del Samaritano” scelta come tema da papa Leone per il Messaggio della Giornata del malato 2026: “La compassione del samaritano: amare portando il dolore dell’altro”.
Ha poi condiviso la sua esperienza di cura il medico Enrico Busato, responsabile dell’Oncologia Ginecologica del presidio ospedaliero Giovanni XXIII, che ha detto: “Nel tempo, ho imparato che non basta fare bene le terapie. Curare, significa anche stare accanto, guardare negli occhi la persona che ti è affidata. Le parole contano, vanno scelte con molta attenzione, perché rimangono e segnano l’esperienza della malattia. Dobbiamo cercare di restare umani mentre curiamo, unire la competenza all’umanità. Come dice il Vangelo «Ero malato, e mi avete visitato...» e «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli, lo avete fatto a me»”. L’infermiera Giulia Saboanu, in servizio nella struttura di Monastier da 23 anni, ha detto: “Per me i residenti, rappresentano un dono prezioso. Prego il Signore affinché ci sostenga sempre nello svolgimento di questo compito importante che ci è stato affidato”. L’operatrice sanitaria Ketty Basso, ispirandosi a don Milani e al suo “I care”, ha aggiunto: “La vera cura è l’amore”.
Pagine di Vangelo e di senso civico
Poi, è stata la volta delle realtà di volontariato del territorio, la “rete della speranza” locale come è stata descritta (vd box a fianco). In chiusura, il Vescovo ha voluto ringraziare tutti coloro che sono intervenuti, ricordando che “Gesù incontrava persone e raccontava storie, ed è quello che abbiamo fatto anche noi oggi, raccontando e ascoltando storie di profonda umanità, che ci hanno fatto vibrare insieme, come in una sinfonia, perché siamo fatti di comunità, perché sentiamo di essere vita. Qui, oggi, ho sentito rinarrare il Vangelo nelle vostre storie, ho sentito Cristo che parla a noi nelle vostre esperienze”. Mons. Tomasi ha sottolineato che il servizio di volontariato di molte associazioni è “testimonianza di grande senso civico, è per questo che il nostro mondo va avanti, non certo grazie ai muscoli dei più forti”.



