È dei giorni scorsi la nota con cui la diocesi di Milano comunicava che il trentaduenne don Alberto Ravagnani...
La riflessione del Vescovo a partire dal recente viaggio missionario in Ecuador
Il mio recente viaggio in Ecuador, tra il 19 ed il 30 gennaio scorso, è stato ricco di esperienze e di incontri. Questa “trasferta sudamericana”, organizzata dal Centro missionario della diocesi di Treviso e compiuta assieme al suo direttore, don Gianfranco Pegoraro, mi ha dato l’occasione di vivere molti significativi appuntamenti.
Ci siamo incontrati con i missionari e le missionarie fidei donum della nostra Diocesi in numerose realtà del Sudamerica: uomini e donne inviati dalla Chiesa di Treviso, a vario titolo, a vivere l’annuncio del Vangelo in altre Diocesi e in numerose Nazioni, a servizio delle differenti realtà locali.
Ho trascorso alcuni giorni di fraternità assieme ai missionari (presbiteri, cooperatrici pastorali, laici del Gruppone missionario e dell’associazione Giovanni XXIII, laici consacrati) presenti in Ecuador, Paraguay, Brasile, Perù e Argentina; insieme, abbiamo potuto conoscerci e riconoscerci, confrontando esperienze di evangelizzazione in contesti tra loro differenti, prendendoci anche il tempo di una riflessione, guidata dal teologo brasiliano Agenor Brighenti, sulle prospettive della Chiesa e della missione nell’America del Sud nel contesto contemporaneo.
Numerose testimonianze di servizio
Assieme a loro, ho conosciuto le numerose storie di servizio di religiosi e religiose originari di Treviso, laici e laiche che, in varie parti del Paese, e in forme differenti, servono la causa del Regno in Ecuador. Tra questi, i volontari dell’Operazione Mato Grosso a Quito, o i padri salesiani che operano da decenni, ormai, nelle zone degli altopiani andini, accanto e assieme alle popolazioni locali indigene.
Ho incontrato realtà associative di promozione umana e di formazione dei più piccoli e dei giovani, come anche istituzioni sanitarie dedicate in maniera professionale e competente alla cura, soprattutto dei più poveri, come l’ospedale “Padre Carollo” e i presidi medici della fondazione “Tierra nueva”, guidato da don Giuliano Vallotto.
Ho incontrato realtà parrocchiali di ascolto della Parola di Dio e di celebrazione dei Sacramenti, e cooperative di produzione agricola, realtà rilevanti anche per il contesto economico complessivo dell’Ecuador, come il Fepp, Fondo ecuatoriano Populorum progressio, un “conglomerato di iniziative sociali” che aiuta un numero grandissimo di famiglie (140.000, vale a dire 700.000 persone) a vivere meglio, come ci ha raccontato nelle sue cronache del viaggio - e ci ha mostrato, come guida instancabile e autorevolissima - Bepi Tonello, caeranese di origine, ma ecuadoriano di elezione, che del Fondo è anima e motore, ormai da decenni.
Accanto a questo, e come supporto quasi naturale per le loro attività, la banca “Desarrollo de los pueblos-Codesarrollo”, che a tutte le iniziative del Fepp mette a disposizione un credito, che non va ad alimentare i guadagni della finanza locale o internazionale, ma a sostenere in maniera lungimirante le iniziative e le esigenze dei più poveri, in vista di un loro riscatto economico ed esistenziale.
Ho conosciuto, in interessantissime visite, la realtà della cooperativa di commercio equo e solidale Maquita, fondata dal nostro missionario don Graziano Mason a Quito, e le strutture della fondazione Arcangel di Daniela Andrisano ad Ayora, non lontano dalla capitale.
Ho incontrato le comunità indigene delle Ande, che sono organizzate in forma comunitaria a dar vita a un’economia autenticamente solidale, che possa garantire uno sviluppo umano integrale di tutti i soggetti interessati. Ho avuto modo di incontrare il vescovo Hermenegildo José Torres Asanza, di Guaranda - diocesi in cui si trovano Salinas e le altre realtà andine - con cui ho avuto uno scambio fraterno di prospettive nuove di collaborazione tra Chiese.
Mi è stata anche donata l’opportunità di tenere una lezione sui temi dello sviluppo sostenibile, dell’enciclica di papa Francesco Laudato si’ e dell’economia civile, alla Pontificia Università Cattolica dell’Ecuador, e di interagire con alcuni professori e studenti dei corsi di Economia solidale in quell’ateneo. È arricchente poter sperimentare esperienze concrete di sviluppo e, al contempo, condividere anche una prospettiva di analisi economica ed etica.
Incontri arricchenti
Dieci giorni non permettono di guadagnare una vera conoscenza, è ovvio. Ma con questo sguardo veloce sulla realtà dell’Ecuador posso dire di avere incontrato, almeno una volta, le realtà più significative della nostra presenza missionaria nel mondo. Pensare ai nostri missionari e alle loro attività, avendo almeno presente i luoghi, gli ambienti, le condizioni in cui essi operano, è sicuramente per me un passo di consapevolezza importante e necessario. E tutti questi incontri, così differenti tra loro, ma sempre intensi e ricchi di stimoli, sempre con persone che manifestano concretamente la loro fede in Cristo e il loro servizio al bene di tutti e di ciascuno, sono stati arricchenti anche in vista di sviluppi futuri dell’attività missionaria della Diocesi di Treviso.
La nostra Diocesi ha, infatti, una grande e ricca tradizione di impegno missionario, e sono convinto che dobbiamo continuare nella stessa direzione tracciata da chi ci ha preceduto, ma in forme che siano all’altezza dei tempi, e che coinvolgano, quanto possibile, tutta la nostra Diocesi, in un rapporto fraterno tra Chiese locali che si considerano e sono realmente sorelle.
Ce lo suggerisce l’esperienza di decenni, e anche - autorevolmente - il documento finale del sinodo dei Vescovi, dal titolo “Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione, missione”, assunto da papa Francesco come un testo del magistero papale.
Leggiamo, infatti, al n.121 che “la Chiesa, a livello locale e nella sua unità cattolica, si propone come una rete di relazioni attraverso cui circola ed è promossa la profezia della cultura dell’incontro, della giustizia sociale, dell’inclusione dei gruppi marginali, della fraternità tra i popoli, della cura della casa comune. L’esercizio concreto di questa profezia chiede che i beni di ogni Chiesa siano condivisi in spirito di solidarietà, senza paternalismo e assistenzialismo, nel rispetto delle diverse identità e nella promozione di una sana reciprocità”.
Questa reciprocità diventerà la bussola del nostro impegno e della nostra presenza in Chiese sorelle, ci porterà a continuare a donare quanto il Signore ci concede di avere, come anche di ricevere la ricchezza e la bellezza della vita di fede di tanti nostri fratelli e sorelle, che potranno condividere con noi i loro modi di annunciare e vivere il Vangelo di Cristo, con un vero scambio di doni e di esperienze, per un incontro sempre nuovo e fecondo con il Signore Gesù Cristo, che ci chiama a essere, davvero, tutti fratelli e sorelle, nell’unica Chiesa, per la realizzazione del Regno del Padre.



