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Discepole del Vangelo: professione perpetua per sorella Elisabetta e sorella Paola
Sabato 26 settembre durante la Celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo Michele Tomasi, sorella Elisabetta Delia e sorella Paola Sacchetto hanno pronunciato il loro “sì per sempre” al Signore tra le Discepole del Vangelo, nelle mani della responsabile generale, sorella Antonella Fraccaro. Sorella Elisabetta è originaria di Ca’ degli Oppi (Verona), e vive da poco nella fraternità di Riese Pio X; sorella Paola, di Vigarano Pieve (Ferrara), da un anno vive nella fraternità di Treviso. La Professione religiosa perpetua, in cattedrale a Treviso, è stata partecipata nella preghiera e nella gioia da tante persone, giunte anche dalle comunità parrocchiali di origine e di presenza pastorale delle sorelle.
Nell’omelia, il vescovo Michele, partendo dalle parole del Vangelo del giorno, ha ricordato che “il fondamento di ogni fedeltà è la fedeltà preveniente di Dio che sempre ci rialza, e che rinsalda la nostra libertà, perché ogni giorno si lasci rimettere in cammino dal suo amore”. Le sorelle Elisabetta e Paola hanno iniziato il loro cammino tra le Discepole del Vangelo qualche anno fa e il Vescovo ha messo in luce che il loro “sì” è “maturato negli anni della prima professione, messo alla prova nella vita fraterna, nel lavoro, nella preghiera, nelle fatiche”. Citando la parabola del Vangelo in cui il figlio prima si rifiuta, ma poi va a lavorare nella vigna del padre, il Vescovo ha ricordato alle sorelle che “la fedeltà è fatta di tanti ritorni, di tante conversioni, di tanti «poi vi andò». Il sì perpetuo non vi chiede di essere persone senza errori o tentennamenti. Vi chiede di essere donne che ogni volta di nuovo ritrovano la strada verso la vigna e il suo lavoro”. Facendo riferimento alla spiritualità delle Discepole del Vangelo, mons. Tomasi ha sottolineato che c’è anche un “sì” pronunciato ogni giorno, nell’ordinario. “La vostra spiritualità, ispirata a san Charles de Foucauld, conosce bene il valore dell’oggi, dell’ordinario, di Nazareth. Gesù ha trascorso la maggior parte dei suoi anni nella vita nascosta di un villaggio, nel lavoro, nelle relazioni semplici, nella preghiera. La vigna del Signore non è anzitutto un luogo straordinario: può essere la cucina di una fraternità, un condominio, il posto di lavoro, la parrocchia, la strada dove si incrocia chi è solo, chi è ferito, chi ha perso motivi di speranza”. Il Vescovo ha ricordato che la consacrazione è entrare nel “movimento di Cristo: aprire le mani, non trattenere nulla, lasciarvi svuotare per essere riempite di ciò che solo il Padre può dare. Chi scende con Lui, con Lui è anche innalzato”. Ha rivolto, infine, un augurio alle Discepole del Vangelo, citando la formula di professione religiosa in cui le sorelle esprimono l’impegno di vivere “la comunione con tutti e l’accoglienza degli ultimi e dei poveri”: “Custodite questo sguardo: lasciatevi evangelizzare dai poveri, riconoscete nei loro volti il volto di Gesù, imparate da loro la fiducia nuda e tenace di chi non ha altro che Dio”. La chiamata di Dio è mettersi con umiltà alla sequela di Gesù, a servizio del mondo e in ascolto degli ultimi. Questa è la missione che il Signore affida alle sorelle, ma anche a ciascuno nella propria “Nazareth” quotidiana. Un cammino da fare insieme.



