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Il 1° febbraio la Giornata per la Vita: “Prima i bambini”, per essere comunità generative

La celebrazione domenica nelle parrocchie, mentre la veglia diocesana sarà sabato 7 febbraio, alle 16.45, nella chiesa di Cornuda

Domenica 1° febbraio si celebra la 48ª Giornata nazionale per la vita, promossa dalla Cei, un appuntamento che da quasi cinquant’anni richiama l’attenzione di tutta la comunità sul valore inviolabile della vita umana, dal concepimento alla morte naturale. Il tema scelto per il 2026, “Prima i bambini!”, è un forte richiamo alla responsabilità personale e collettiva di mettere al centro i più piccoli, i più fragili, coloro che non hanno voce, ma hanno diritto a essere accolti, amati e protetti, e tra questi i bambini concepiti e non ancora nati. Si tratta di un vero inno all’infanzia, purtroppo non abbastanza tutelata e protetta in molte occasioni e in molte parti del mondo. Nel Messaggio i pastori, in un lungo elenco, parlano dei piccoli “vittime collaterali” delle guerre degli adulti, dei bambini-soldato, di quelli “fabbricati” in laboratorio, o ai quali viene sottratto il fondamentale diritto di nascere, i bambini fatti oggetto di attenzioni sessuali, i bambini-lavoratori, quelli rapiti, coinvolti nelle violenze domestiche, costretti a migrazioni pericolose... “La pace, la libertà, la democrazia, la solidarietà non possono che iniziare dai più piccoli - scrivono -. Dove una società smarrisce il senso della generatività, servendosi dei figli invece di servirli e donare loro la vita, si imbarbariscono anche le relazioni tra gli adulti - persone e comunità -; dando spazio alla ricerca egoistica e violenta dei propri interessi. Avvertiamo la necessità di una maggiore attenzione ai piccoli anche nella nostra società italiana, in cui l’imperante cultura individualista si esprime con una crisi di generatività che non riguarda solo la fertilità, ma pregiudica progressivamente la capacità degli adulti di mettersi a servizio dei piccoli”. “Anche le comunità cristiane devono crescere nella cura dei bambini - aggiungono -, non solo proseguendo nell’impegno per estirpare e prevenire l’odiosa pratica degli abusi, ma divenendo «casa accogliente» per loro nelle celebrazioni, nelle attenzioni alle varie povertà, nell’adozione di modalità adeguate alla loro età per l’annuncio della fede e nelle occasioni di vita comunitaria”, con “una reale dedizione di tempi, spazi, risorse alle esigenze dei piccoli e delle loro famiglie”.

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