Nel suo messaggio per la Quaresima di quest’anno, papa Leone XIV invita ad ascoltare e a digiunare. Anzitutto...
Papa Leone: “non coinvolgere il nome di Dio in scelte di morte”
“Attualmente nel mondo molti nostri fratelli e sorelle soffrono a causa di conflitti violenti, provocati dall’assurda pretesa di risolvere i problemi e le divergenze con la guerra, mentre bisogna dialogare senza tregua per la pace”. Nell’omelia della messa presieduta ieri nella parrocchia del Sacro Cuore di Gesù a Ponte Mammolo, Leone XIV è tornato sul tema della guerra, oggetto dell’appello rivolto al termine dell’Angelus di poche ore prima, quando aveva espresso grande preoccupazione per il Libano e il Medio Oriente, implorando il cessate il fuoco e la ripresa del dialogo.
“Qualcuno, poi, pretende addirittura di coinvolgere il nome di Dio in queste scelte di morte, ma Dio non può essere arruolato dalle tenebre”, il severo monito del Papa durante la sua quinta visita pastorale ad una parrocchia romana : “Egli viene piuttosto, sempre, a donare luce, speranza e pace all’umanità, ed è la pace che devono cercare quelli che lo invocano”. E’ il messaggio del vangelo della quarta domenica di Quaresima, al centro del quale c’è l’incontro di Gesù con il cieco nato: “al di là di qualsiasi abisso in cui l’uomo possa cadere, a causa dei suoi peccati, Cristo viene a portare un chiarore più forte, capace di liberarlo dalla cecità del male, perché inizi una vita nuova”. Guardare con gli occhi di Cristo, ha spiegato Leone, “significa prima di tutto superare i pregiudizi di chi, di fronte a un uomo che soffre, vede solo un reietto da disprezzare, oppure un problema da evitare, richiudendosi nella torre blindata di un individualismo egoista”.
“Ciechi possiamo esserlo anche noi, quando non ci accorgiamo degli altri e dei loro problemi”, il monito del Papa: “Gesù, invece, ci chiede di vivere in modo diverso, come ben aveva compreso la prima comunità cristiana, in cui i fratelli e le sorelle, costanti nella preghiera, condividevano tutto con gioia e semplicità di cuore. La vostra parrocchia da circa novant’anni vive con fedeltà questa missione, con speciale cura delle situazioni di povertà, di emarginazione e di emergenza, con attenzione alla presenza, nel suo territorio, della Casa di reclusione di Rebibbia, e con tanti altri segni di sensibilità e di solidarietà”, l’omaggio del Pontefice: “So che aiutate tanti fratelli e sorelle, provenienti da altri Paesi, a inserirsi qui: a imparare la lingua, a trovare una casa dignitosa e a esercitare un lavoro onesto e sicuro. Non mancano le difficoltà, purtroppo talvolta accentuate da chi, senza scrupoli, approfitta della condizione di indigenza dei più deboli per fare i propri interessi. Sono però al corrente di quanto tutti voi vi impegnate a far fronte a queste sfide, attraverso i servizi della Caritas, le Case-famiglia per l’accoglienza di donne e mamme in difficoltà e molte altre iniziative. Così come mi è nota la vitalità e la generosità con cui vi spendete per l’educazione dei giovani e dei ragazzi, con l’oratorio e con altre proposte formative”.
“Avete creato una comunità che veramente sa accogliere”, le parole a braccio durante l’incontro con i bambini e i ragazzi nel campo sportivo: “E per questo vi ringrazio davvero, perché è un segno di speranza in un mondo dove tante volte il dolore, la sofferenza, le difficoltà, sono troppo grandi”. “So che qualcuno di voi ha sofferenza, malattia, le difficoltà dell’età che qualche volta si presentano, eppure siete venuti”, il ringraziamento agli anziani e ai malati. Poi il riferimento e l’apprezzamento per la suola di italiano per stranieri, grazie alla quale le famiglie dei migranti “possono trovare un luogo, un posto, forse cominciando con lo studio dell’italiano, ma anche con altri aiuti, per integrarsi nella società”.
“Non solo in Italia, ma in tante parti del mondo oggi, un nuovo atteggiamento si sta presentando dove vogliono chiudere porte, dove vogliono dire: ‘Basta! Che non vengano altri!’”, ha affermato il Papa: “E invece noi come discepoli di Gesù Cristo sappiamo che il Vangelo ci chiama a vivere uno spirito diverso. Il Vangelo ci dice che quando Gesù si presenta e dice: “Sono straniero. Voi mi avete accolto”. E questo è un gesto che facciamo a tutte le persone che rappresentano veramente Gesù Cristo in mezzo a noi”. Altro “bellissimo servizio” della parrocchia di Ponte Mammolo, per Leone, è quello delle docce per le persone senza dimora: “Vorrei incoraggiare quelli che vengono, che sicuramente trovano delle difficoltà, ci sono persone che non hanno casa, che grazie a Dio possono trovare qui un posto e una comunità. Oggi c’è anche questo, tante volte: la solitudine. Molte persone soffrono, si trovano sole, non trovano con chi parlare, chi può aiutare, chi può accompagnare nel cammino della vita”. Infine un riferimento ai detenuti del vicino carcere di Rebibbia: “Le persone che cercano la libertà sicuramente hanno sbagliato, qualche problema esiste, ma anche per loro c’è l’invito a vivere la conversione, a cambiare la loro vita, in situazioni che sono veramente molto, molto, complesse”.



