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Pieraugusto e Luca diaconi permanenti. Il Vescovo: “Siete segno e strumento della condizione di servo di Gesù”

Uno vive ad Arcade ed è un insegnante di religione in pensione, l’altro è di Silea ed è un ingegnere. Entrambi hanno una famiglia, vivono diversi servizi nelle loro parrocchie, e alcuni anni fa hanno intrapreso un percorso di discernimento e formazione, che sabato 14 marzo li ha portati ad essere ordinati diaconi permanenti dal vescovo, mons. Michele Tomasi, in cattedrale

“Siete già testimoni, assieme alle vostre spose, dell’amore sponsale di Cristo per la sua Chiesa, ora diventate segno e strumento della sua condizione di servo”: così il vescovo, mons. Michele Tomasi, si è rivolto a Pieraugusto De Pin e a Luca Taffarello, nell’omelia della celebrazione eucaristica all’interno della quale sono stati ordinati diaconi permanenti. Un ministero, quello del diaconato permanente, che a Treviso ha 43 anni, con le prime ordinazioni avvenute nel 1983.

Il Vescovo Tomasi ha sottolineato il significato del loro servizio alla Chiesa di Treviso, a partire dalla Parola di Dio della IV domenica di Quaresima. “Il Signore sceglie per vie che non sono le nostre. Lui vede il cuore, non si ferma all’apparenza”, ha ricordato, sulla scorta della prima lettura, tratta dal primo libro di Samuele, sulla scelta del giovane Davide come Re d’Israele.

“Carissimi fratelli, che verrete presentati per l’ordinazione a diaconi, caro Pieraugusto, caro Luca: nel cammino di preparazione e di discernimento avete mostrato tratti umani e spirituali per cui molti hanno dato buona testimonianza di voi. Oggi confidiamo, e soprattutto preghiamo che il Signore continui a vedere il vostro cuore, e che vi trovi amore per Lui, e dedizione piena al servizio. Siete chiamati a viverle come ministri del Signore e della Chiesa, come “servi dei misteri di Dio e della Chiesa” (cfr. LG 41), ordinati “non per il sacerdozio, ma per il ministero” (LG 29). Conformati, dunque, a Cristo servo. Siete già testimoni, assieme alle vostre spose, dell’amore sponsale di Cristo per la sua Chiesa, ora diventate segno e strumento della sua condizione di servo. Ricordate sempre, ed aiutate noi a ricordare, che non sarà nessuna apparenza, nessun particolare compito, nemmeno una qualche capacità personale (che pure il Signore vi ha donato) a contare davvero, quanto piuttosto il cuore nuovo, che il Sacramento dell’ordine conforma al cuore stesso di Gesù, Gesù servo dell’umanità, della vita” ha sottolineato il Vescovo.

“Gesù è la luce che illumina il mondo, è la luce che dà la vista al cieco dalla nascita. Abbiamo sentito nel brano del Vangelo quanto grande fosse l’ostilità nei confronti di Gesù autore di una guarigione, con un’aggressività che cresce, e che coinvolge Gesù, il cieco guarito, persino i suoi genitori. Perché tanta fatica nell’accogliere la luce che illumina la vita, che dà senso e significato all’esistenza, che libera le energie di bene soffocate dalla cecità e dalla tenebra? Penso che la fatica maggiore sia quella di riconoscerci ciechi e di avere bisogno di qualcuno che ci guarisca, che sia vera luce per noi. La fatica grande di non essere autosufficienti, di non essere noi stessi da soli in grado di procurarci vita e salvezza. Quante persone arroganti che anche oggi pretendono di essere la verità e la salvezza, di risolvere i problemi di tutti, pensando però solamente ai propri bisogni ed interessi. Un mondo che non si fida più davvero di Dio è un mondo esposto alla barbarie dell’ingiustizia e della guerra.

Gesù luce, che illumina i nostri passi con la luce della sua Parola, dialoga con il cieco ormai guarito, e liberato ormai dalla soggezione e dalla paura: “«Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui”. Ecco l’affidamento che dà vita, che libera e che salva. Gesù ha dato la vista al cieco affinché lo potesse vedere, e gli parla affinché egli ascolti la sua voce. L’uomo che ormai vede, ha uno sguardo che va ormai al di là dell’apparenza, e in quell’uomo che parla egli vede “il Figlio dell’uomo”, vero uomo, vero Dio. Chi invece non sa di essere cieco, rimane nelle tenebre. Fratelli carissimi, caro Luca e caro Pieraugusto, questo è l’atto di fede decisivo e fondamentale per voi e per il vostro servizio alla Chiesa di Treviso”, ha ricordato mons. Tomasi.

“Al di là degli incarichi concreti, mostrate la vera libertà dei figli, confermando la vostra fiducia verso Gesù, il Cristo – ha aggiunto -. Fate risplendere nel vostro cuore la sua luce e proclamate che Lui è la nostra vera salvezza. Partendo da qui, si illuminerà anche il vostro ministero, “nel servizio della carità, nell’annuncio e nella liturgia, mostrando in ogni contesto sociale ed ecclesiale in cui sarete presenti la relazione tra Vangelo annunciato e vita vissuta nell’amore, e promuovendo nella Chiesa intera una coscienza e uno stile di servizio verso tutti, specialmente i più poveri”, come esorta i diaconi il documento finale del recente sinodo dei Vescovi, “Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione, missione”.

“Siamo chiamati a essere portatori di luce e di speranza – ha detto il Vescovo rivolto a tutti i presenti -. Non da individui isolati, ma come comunità intera, insieme inviati ad annunciare e a mostrare il Regno di Dio, regno di pace e di speranza, di giustizia, di verità. Ogni ministero nella Chiesa è a servizio della sua missione, ci deve aiutare ad essere Popolo di Dio, Corpo di Cristo nella storia, testimoni credibili di Cristo risorto, artigiani di pace, luce di speranza”.

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