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“Storie di oggi” con Chiara Cardoletti e Giles Duley,

La rappresentante Unhcr per l ’Italia, Santa Sede e San Marino, e il, fotografo, scrittore e attivista inglese, saranno lunedì 27 maggio alle ore 18 a Treviso, nella chiesa di San Teonisto, per un incontro promosso nell’ambito dell’esposizione “Out of Place. Arte e storie dai campi rifugiati nel mondo”, promossa da Fondazione Imago Mundi

L’esposizione “Out of Place. Arte e storie dai campi rifugiati nel mondo”, promossa da Fondazione Imago Mundi, ha ottenuto il patrocinio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati. Due iniziative suggellano quest’importante riconoscimento: l’incontro pubblico “Storie di oggi”, lunedì 27 maggio alle ore 18 nella chiesa di San Teonisto (ingresso libero, fino ad esaurimento dei posti disponibili, prenotazione tramite Eventbrite); l’inclusione nella mostra in corso di cento nuove opere, provenienti da campi per rifugiati non ancora mappati.

L’appuntamento del 27 maggio vedrà impegnata Chiara Cardoletti , rappresentante Unhcr per l ’Italia, Santa Sede e San Marino, e Giles Duley, fotografo, scrittore e attivista inglese, fondatore dell’ong Legacy of War, che parlerà della sua straordinaria esperienza professionale e umana nelle zone di conflitto più aspre e nei campi per rifugiati.

Giles Duley ha iniziato la sua carriera come fotografo nell’ambito della musica, immortalando Lenny Kravitz, Mariah Carey, Oasis e altri. Ha poi orientato il suo interesse verso il lavoro documentario e da anni collabora con ongnazionali e internazionali. Nel 2011, mentre documentava in Afghanistan le attività dell’esercito americano, è rimasto vittima di un grave incidente, a seguito del quale ha perso entrambe le gambe e un braccio. Il suo lavoro lo ha condotto in moltissimi Paesi, tra cui Sudan, Angola, Ucraina e Bangladesh. E’ il primo Global Advocate delle Nazioni Unite per le Persone con Disabilità nelle Situazioni di Conflitto e di Ricostruzione della Pace e consulente per l’impatto aziendale per Atelier Jolie, il nuovo progetto di Angelina Jolie.

A Treviso, Duley concentrerà il suo intervento sull’importanza della creatività anche in condizioni di isolamento e sul potere terapeutico

dell’arte e dell’immaginazione. In particolare, Duley metterà in relazione il proprio vissuto personale con le vicende di famiglie di rifugiati che ha conosciuto e documentato negli ultimi dieci anni, con un focus sul Libano, Paese dove ha portato avanti un progetto creativo, distribuendo macchine fotografiche usa e getta ai componenti della comunità di rifugiati presso cui si trovava.

“Ho sempre odiato l’espressione ‘dare voce alle persone ’. Le persone hanno una voce – il nostro compito è di amplificarla. Non c’è modo più potente di raccontare la storia di qualcuno che farlo attraverso l’arte”, afferma Giles Duley.

Chiara Cardoletti lavora nel settore umanitario da oltre 15 anni, occupandosi di questioni relative alla protezione dei rifugiati in tutto il mondo e fornendo consulenza su questioni relative ai diritti umani internazionali e al diritto umanitario. In particolare, ha lavorato a lungo sulla protezione dei rifugiati, sugli sfollamenti interni e sulle questioni legate all'apolidia nelle operazioni sul campo dell'UNHCR. Tra i temi che tratterà durante il suo intervento: chi si intende quando si parla di “rifugiati”? E chi sono, da dove vengono, perché lo diventano? La condizione di rifugiato è temporanea o permanente? Come possono i paesi di accoglienza fare squadra per gestire un fenomeno di così grande portata, a vantaggio e sostegno sia di chi accoglie sia di chi cerca rifugio?

“Siamo lieti di aver concesso il patrocinio a questa importante iniziativa della Fondazione Imago Mundi, che riconosce e celebra il valore

dell’espressione individuale delle persone rifugiate – commenta Chiara Cardoletti, rappresentante UNHCR per l’Italia, la Santa Sede e San Marino. L’arte, attraverso il suo linguaggio e i suoi segni, ha un’enorme efficacia da un lato perché ha il potere di accendere i riflettori sulla condizione oggi vissuta da 114 milioni di persone costrette a fuggire dalle proprie case a causa di guerre, persecuzioni e violenze. Dall’altro, l’arte permette ai rifugiati di esprimere il loro talento. In media un rifugiato trascorre 20 anni lontano da casa, il patrimonio di creatività che porta con sé nella fuga va valorizzato in quanto arricchisce l’intera umanità”.

Questo appuntamento segna inoltre uno sviluppo importante dell’esposizione “Out of Place. Arte e storie dai campi rifugiati nel mondo ”: la mostra si arricchisce, infatt,i di 110 opere in formato 10x12cm, realizzate da 102 artisti rifugiati che provengono da aree geografiche o hanno trovato accoglienza in Paesi che non erano stati toccati nella prima parte della ricerca: in Africa, il Ruanda, con il campo di Nyabiheke, il Malawi, con quello di Dzaleka, e l’Algeria, con il campo di Smara, che ospita rifugiati Saharawi; da lì lo sguardo si sposta sul Mar Mediterraneo e le sue rotte dirette verso i confini meridionali dell’Europa, in particolare verso Spagna, Italia, Grecia, Malta; restando in Europa, una sezione è dedicata ai rifugiati ucraini, che nel febbraio 2022 sono stati costretti a lasciare le loro case; si attraversa infine l ’Atlantico, per percorrere i corridoi di migrazione dell’America Centrale e meridionale, in particolare lungo i confini tra Colombia, Panama, Venezuela e lungo le frontiere che separano il Messico da Guatemala e Stati Uniti.

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