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La storia del macellaio Alfredo Pollon: “attività raddoppiata dopo il Covid ma è difficile trovare personale”

La storia nel trevigiano: superate le difficoltà del Covid, oggi incombono nuove preoccupazioni per il futuro. “Offro stipendi adeguati e posibilità di crescita” dichiara Pollon

Avevamo raccontato questa storia nei primi mesi della pandemia da Covid, quando all’improvviso ci siamo trovati tutti di fronte a qualcosa di enorme e sconosciuto, dall’oggi al domani tutti relegati in casa.

Chiusi bar, chiusi ristoranti, chiusi negozi e attività non essenziali, con una serie di ripercussioni a cascata sull’economia. Una crisi spaventosa, ma che, in questo caso, ha pian piano fatto spazio, grazie alla tenacia e allo spirito di iniziativa di un imprenditore, Alfredo Pollon, a un grande percorso di rinascita.

“All’inizio – ricorda Pollon – è stata durissima. Non me lo aspettavo, nessuno se lo aspettava. Nell’estate del 2019 avevo liquidato il mio socio delle sue quote dell’azienda, e quindi non avevo più molta disponibilità finanziaria. Ero fiducioso delle capacità di crescita dell’attività, che fino a quel momento era stata sempre in espansione, e pensavo sarebbe andato tutto a gonfie vele. Invece, improvvisamente, ci siamo trovati con tutto chiuso. Una batosta. Io vendo carne, ma soprattutto ai ristoranti, quando quelli hanno chiuso ci siamo trovati coi frigoriferi pieni, i fornitori da pagare e nessuna prospettiva. Ho provato a diversificare il mercato, macellerie e gastronomie erano rimaste aperte, per cui ho tentato di vendere a loro, ma con difficoltà, perché avevano già i loro fornitori di fiducia, per cui era difficile inserirsi in un mercato a cui non avevo mai puntato prima. Ho tenuto aperto lo spaccio al dettaglio, per fortuna, portavo la carne casa per casa, ma non avevo davvero idea di come sarebbe andata a finire. Quando è arrivato anche l’anticipo delle tasse da pagare ero arrabbiato, mi sono sentito abbandonato dallo Stato”.

Poi, però, le cose sono cambiate: “Pian piano hanno cominciato ad arrivare gli aiuti: la cassa integrazione per i dipendenti, le agevolazioni per i pagamenti delle bollette, ma soprattutto un sostegno a fondo perduto erogato dal Governo in base al fatturato dell’anno precedente. La mia fortuna è stata avere i conti in regola. Ho sempre voluto che tutto fosse in ordine, per una questione di principio e per poter dimostrare quello che valgo, anche se un domani pensassi di cedere l’attività. Così, di soldi ne sono arrivati tanti, e questi mi hanno permesso di respirare, di pagare i fornitori nei tempi, senza venir meno alla parola data, e di rimanere in piedi: senza sarei stato in grande sofferenza, non so come sarebbe andata a finire. Ho ricominciato ad avere fiducia, nello Stato e in me stesso”.

Quando l’emergenza sanitaria si è allentata e i ristoranti hanno riaperto, pur con tante restrizioni, “la gente aveva voglia di lasciarsi alle spalle il periodo più buio, ha iniziato a uscire e a consumare, così le attività sono riprese bene, le cose sono cambiate in meglio”.

Il lavoro cresce, l’azienda pure: se prima del Covid aveva sei dipendenti, oggi ne ha dodici, mentre il fatturato è triplicato. Un grande orgoglio per un’attività nata dal nulla e cresciuta con cura e dedizione negli anni.

Le preoccupazioni per il futuro

Adesso c’è fiducia nel futuro, ma anche qualche piccola preoccupazione: “Il problema più grosso, oggi – spiega Pollon –, è trovare personale. E non è una questione economica, lo dicono anche tanti altri colleghi imprenditori. Capisco che quello del macellaio sia un lavoro complesso, che l’ambiente sia complicato, con le celle frigorifere e i locali a bassa temperatura, ma offro stipendi adeguati e possibilità di crescita, solo che è raro trovare qualcuno che ci metta un po’ di passione. Vorrei ampliarmi ancora, ma quello che mi blocca è non trovare personale”.

E, infine, c’è questa nuova guerra, con l’aggressione dell’Iran da parte degli Stati Uniti e di Israele, che ha innescato l’insicurezza dei mercati e la destabilizzazione di un’area fondamentale per il nostro approvvigionamento di combustibili fossili, da cui, malgrado tutto, l’economia italiana è ancora dipendente.

“Certo che mi spaventa - conclude Alfredo Pollon -, mi spaventa che salgano i costi per le bollette di luce e gas, e che aumentino i prezzi, erodendo il potere d’acquisto delle persone, portando a una nuova recessione. Il settore della ristorazione, in questi casi, è tra i primi a risentirne, per cui è chiaro che la situazione preoccupa. Speriamo solo che questa crisi rientri, che la guerra finisca al più presto e che le attività possano riprendere come prima”.

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