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Università di Padova all’ex caserma Salsa: firmato il protocollo con il Comune

Entro il 2028 la fine dei lavori e il trasloco di tutti gli iscritti dell’Ateneo che studiano a Treviso. Resta il nodo sugli spazi di vita dei giovani: mancano mense, studentati e accesso alla mobilità
16/04/2026

I fondi del Pnrr hanno dato un importante impulso all’edilizia scolastica in città e hanno permesso di posare una prima, grande pietra sul progetto della “Treviso universitaria”. Lunedì 13 aprile c’è stata la stretta di mano ufficiale tra il sindaco, Mario Conte, e la rettrice dell’Università di Padova, Daniela Mapelli, sul trasloco dell’ateneo patavino negli spazi dell’ex caserma Salsa, in via Tommaso Salsa. Treviso sembra, dunque, puntare sui giovani, anche se mancano altrettante notizie certe e roboanti su iniziative e progetti che riguardino ragazzi e ragazze nella loro vita fuori dalle aule: dove dormiranno gli studenti universitari? Gli spazi scelti sono raggiungibili tramite mezzi pubblici o con piste ciclabili sicure?

Università di Padova, nel 2028 all’ex Salsa

Il Comune conferma di chiudere il cantiere di sua competenza per giugno, e da quel momento inizierebbero i lavori dell’Università di Padova: un progetto di riqualificazione urbana che vedrà la struttura ospitare 13 aule, laboratori, 2 spazi studio e un’aula magna, nonché uffici per i docenti, uffici di segreteria, spazi comuni e aree esterne coperte. 1800 gli studenti previsti, afferenti ai corsi di Giurisprudenza e quelli delle professioni sanitarie, mentre gli iscritti del corso di studio in Medicina e Chirurgia sono e rimarranno in strutture dell’Ulss. Un nodo non di così poco conto, visto che mancano chiarezza e certezze sul futuro di questo polo, previsto ora da una parte (ex Vetrelco) ora da un’altra (area vergine vicino all’elisoccorso).

Intanto, l’investimento di quasi 9 milioni di euro dell’Università di Padova dovrebbe mostrare i propri frutti entro ottobre 2028 e l’accordo con l’ateneo durerebbe per 50 anni. Resta il problema della bonifica dell’area verde centrale, le cui analisi hanno riportato presenza di inquinanti, legati alle attività della caserma. Per risolvere il nodo, la Regione ha fatto un investimento straordinario di un milione di euro e l’assessore ai lavori pubblici del Comune di Treviso, Sandro Zampese, prevede un inizio lavori verso settembre, per la durata di 6-8 mesi. “Attendiamo a giorni il progetto esecutivo - racconta -. Si tratterà di togliere 50 cm di terreno e di portarne di sano. Abbiamo, inoltre, richiesto 1,3 milioni per la progettazione dell’area verde, a bonifica avvenuta, che sarà accessibile da viale Brigata Marche e da via Acquette e sarà chiusa di notte, a utilizzo degli studenti e della cittadinanza”.

Uno studentato con mensa sarebbe in effetti previsto proprio all’ex caserma Salsa: “Speravamo in un acquisto da parte del demanio, ma alla fine non si è verificato, quindi abbiamo diverse interlocuzioni per fare un partenariato con privato”, spiega Zampese.

Immobili che si svuotano, spazi che mancano

Si ufficializza, così, l’addio al Quartiere latino (San Leonardo) e all’ex distretto militare sul lungo Sile, strutture di Fondazione Cassamarca che risponde di “prendere atto” della decisione della rettrice. A poca distanza, all’ex Turazza, dovrebbero partire i lavori per il nuovo campus universitario di Ca’ Foscari, da completarsi entro la fine del 2027. Ci si augura che di qui al 2028 si possa immaginare un futuro per questo grande spazio in centro storico, magari diverso dalla destinazione residenziale di lusso. Anche perché, i 6 mila studenti universitari che l’Amministrazione vorrebbe accogliere in città già quest’anno, al momento non hanno spazi dove andare: mancano studentati, mense, spazi studio, attività ricreative e case in affitto a prezzi abbordabili. “L’impressione sempre più netta è che i diversi attori in campo non si parlino davvero, o quantomeno si parlino a tavoli separati - commenta Marco Zabai, consigliere comunale Pd -. Ognuno sembra muoversi per pezzi, per esigenze proprie, per annunci autonomi, ma non emerge una regia capace di tenere insieme funzioni, sedi, investimenti, servizi, accessibilità e tempi di realizzazione. E senza questa regia, il rischio è evidente: non costruire una città universitaria, ma soltanto una sommatoria disordinata di sedi sparse, peraltro spesso collocate in aree prive dei servizi minimi”.

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