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“Il modello della comunità educante dev’essere un riferimento”

In questi ultimi giorni a Treviso e in provincia i minorenni sono tornati al centro della scena, purtroppo non per imprese positive. I giovani invece si rendono protagonisti di progetti di speranza, come quelli appena presentati dal Mec e da Legambiente Treviso
13/06/2026

In questi ultimi giorni a Treviso e in provincia i minorenni sono tornati al centro della scena, purtroppo non per aver compiuto imprese positive. Non perché nessun giovane minorenne trevigiano non abbia fatto nulla di buono, in questi giorni. In buona parte potremmo imputare questo insuccesso anche al modo con cui si fa informazione oggi.

In questi giorni abbiamo assistito alla restituzione di due progetti in cui i giovani, coinvolti in progetti educativi e stimolanti, hanno dimostrato il meglio di sé. Non si tratta di casi isolati - e anche l’iniziativa “Ci sto? Affare fatica!” che sta per avviarsi in numerosi Comuni della Marca lo dimostra - e vale sempre la pena ricordarlo.

“Dove sei finito”

L’associazione Mec di Udine ha proiettato lunedì 8 giugno (foto in alto) all’Edera di Treviso il suo cortometraggio “Dove sei finito”, realizzato con l’attiva partecipazione di un folto gruppo di giovani delle scuole medie e superiori del territorio. Protagonista della storia è Marco, studente di terza media che affida i suoi pensieri a un’app di intelligenza artificiale, con la quale comunica vocalmente e a cui chiede consigli su come relazionarsi con la ragazza di cui è infatuato, Alice. Una trama sviluppata sulla base di un racconto realmente condiviso da uno dei ragazzi partecipi alle iniziative di Mec e che conferma quanto sia difficile per i giovanissimi relazionarsi con noi adulti: con il cambiamento epocale portato dalla tecnologia, i divari generazionali si sono allargati, ma non si è ridotta (anzi, forse ampliata) la necessità del dialogo tra genitori e figli. Il corto, che ha ricevuto il patrocinio del Comune di Treviso, del Comune di Spresiano e della Veneto film commission, ha visto il set trasformarsi in un vero laboratorio di cittadinanza attiva, e la sua storia si spera essere ancora lunga: da settembre sarà portato nelle scuole del territorio come occasione di confronto con i ragazzi, non solo sulla pericolosità della tecnologia, ma anche sull’importanza dell’educazione affettiva e del coltivare le relazioni.

“Caro Sile, come stai?”

Il 6 giugno, invece, un gruppo di studenti e studentesse delle classi prime del Liceo scientifico Da Vinci di Treviso ha raccontato l’esperienza che tra febbraio e maggio hanno svolto in classe e lungo il Sile, con attività di monitoraggio del fiume guidate da Legambiente Treviso e Barbasso Nature (foto a destra). Nelle loro parole, speranza e monito per noi adulti: i giovani hanno ricordato come sia importante la salute del fiume, che fino a quel momento erano stati abituati a vedere come “decorazione” e non come corpo vivo da cui dipende la salute dell’ecosistema. Interessante e inattesa l’apertura generazionale: “Voglio proteggere il fiume perché i nostri figli possano godere come noi non solo della sua bellezza, ma anche delle sue importanti funzioni ecosistemiche” ha detto uno studente di 15 anni.

In molti hanno raccontato che l’iniziativa per loro è stata come “aprire gli occhi”: a conferma di come a volte basti trovare la chiave giusta per educare, letteralmente portare fuori il bello e il potenziale che hanno già dentro di loro.

L’intervento sul tema giovanile di Anna Corò, presidente di Volontarinsieme odv: “Per chi, come noi, opera quotidianamente a stretto contatto con ragazze e ragazzi, è fondamentale riportare al centro il tema dell’ascolto. I giovani hanno bisogno di essere ascoltati e di trovare spazi autentici in cui poter esprimere idee, bisogni e aspirazioni. È necessario creare contesti in cui non si sentano ignorati, esclusi o relegati ai margini, ma nei quali le loro capacità e potenzialità vengano riconosciute e valorizzate. Per raggiungere questo obiettivo è indispensabile un lavoro sinergico tra istituzioni, scuole, servizi, associazioni e società civile, superando la frammentazione che troppo spesso vede ogni realtà procedere per conto proprio. È inoltre necessario rafforzare il lavoro di prevenzione attraverso un’offerta di servizi capace di rispondere ai bisogni reali dei ragazzi. Occorre saper individuare le priorità, promuovere il confronto e costruire risposte efficaci e condivise. Il modello che intendiamo perseguire è quello della comunità educante. È questo l’obiettivo del progetto Sconfinamenti, grazie al quale 18 partner – tra cui CSV, Ulss 2, scuole e Comuni – hanno dato vita a un Patto Educativo di Comunità: una rete territoriale di soggetti impegnati a prendersi cura dei giovani, offrendo opportunità di ascolto, espressione e socializzazione positiva attraverso iniziative legate allo sport, alla street art e al volontariato. Si tratta di un percorso complesso, ma essenziale per costruire un terreno fertile e generare risultati duraturi nel tempo. Con il Camper di Sconfinamenti siamo presenti nei territori per creare occasioni di incontro e aggregazione, raggiungendo direttamente i giovani nei luoghi che frequentano. Un esempio significativo è rappresentato dall’iniziativa di karaoke realizzata presso la stazione delle corriere di Treviso. Occasioni per raccogliere le loro idee, conoscere le loro esperienze e, soprattutto, ascoltarli. In tre anni di attività, il progetto Sconfinamenti ha coinvolto, in forme diverse, oltre 2.000 adolescenti, confermando quanto sia importante investire in relazioni educative di prossimità e in una rete territoriale capace di accompagnare la crescita delle nuove generazioni”.

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