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Tutto esaurito a San Zenone per Orietta Berti e le canzoni della nostra storia

A San Zenone ha fatto tappa con il suo tour estivo, dal titolo “La mia vita è un film”, nel quale interpreta alcuni dei brani più celebri del suo vastissimo repertorio. Un vero e proprio concerto, dunque, in un piccolo paese della Pedemontana che, con la sua Pro loco, si candida a diventare una tappa per gli artisti in tour

Portare sul palco i grandi artisti del passato, le voci che hanno caratterizzato la storia della musica italiana, in particolare quella degli anni Settanta, è stata da sempre l’idea di base di “Vintage”, la manifestazione estiva che da diversi anni si svolge a San Zenone degli Ezzelini. Nelle edizioni precedenti sul palco sono saliti artisti come Ivana Spagna, accanto a numerose cover band che hanno riproposto i brani e gli interpreti più famosi e amati da chi non è più giovane .Ieri, 28 luglio, il salto di qualità, con una delle voci più cristalline e storiche della canzone melodica italiana: Orietta Berti. A San Zenone ha fatto tappa con il suo tour estivo, dal titolo “La mia vita è un film”, nel quale interpreta alcuni dei brani più celebri del suo vastissimo repertorio. Un vero e proprio concerto, dunque, in un piccolo paese della Pedemontana che, con la sua Pro loco, si candida a diventare una tappa per gli artisti in tour.

Gremiti tutti i posti a sedere. Un pubblico attento che spesso accompagnava con la propria voce i testi delle canzoni. Più di cinquecento persone hanno seguito l’ingresso di Orietta sul palco. Orietta Berti, emiliana, ha ormai 83 anni, ma conserva una vitalità straordinaria: alla fine del concerto ha annunciato per novembre l’uscita di un nuovo singolo e una serie di appuntamenti televisivi.

Poi, afferrato il microfono, è stata la voce a diventare protagonista. Quella che viene definita “l’usignolo di Cavriago” si è lanciata subito in “Mille”, il grande successo del 2021 cantato insieme a Fedez e Achille Lauro. Un brano non facile, che ha però subito acceso l’entusiasmo dei più giovani, che si sono rivelati una presenza consistente tra il pubblico, a dimostrazione che la formula “Vintage” è apprezzata da un pubblico eterogeneo.

La voce ha retto per quasi due ore di concerto, mentre sullo schermo scorrevano le immagini dei suoi tanti compagni di viaggio musicali: da Fiorello a Ornella Vanoni, da Gianni Morandi a Massimo Ranieri. Orietta ha cantato, “Una vespa in 2”, “Amore e disamore”, “Facciamo cabaret”. Scrosci di applausi quando ha attinto al suo repertorio classico, quello che l’ha portata a scalare le classifiche e a imperversare nei vari festival nazionali, da Sanremo a Un disco per l’estate. Così ha interpretato, con la sua voce leggera ma limpida, “L’altalena”, “Tu sei quello”, la mitica “Via dei ciclamini”, “Quando l’amore diventa poesia” e, ovviamente, “Fin che la barca va”, emblema della sua musica semplice e rasserenante. Tra una canzone e l’altra, qualche parola per ricordare episodi della sua vita e alcune delle sue passioni, come quella per i gatti e per le bambole.

Per i più anziani, quelle musiche hanno rappresentato anche il ricordo degli anni Settanta, di un’Italia che stava progressivamente esaurendo il boom economico e che, dal 1969, dopo la strage di piazza Fontana, precipitava nella stagione del terrorismo nero e negli anni di piombo, fino al tragico rapimento e all’assassinio di Aldo Moro.

Quella musica, forse, rappresentava anche un modo per sopravvivere, per rasserenarsi e continuare a vivere. Testi meno impegnati di quelli dei grandi cantautori italiani, ma canzoni che meritano rispetto per il grandissimo seguito di pubblico. E va ricordato che per Orietta Berti hanno scritto anche autori di primo piano come Mogol e Mario Panzeri.Gran finale con la foto di gruppo. Sul palco lo staff di Vintage, il presidente della Pro Loco Gelindo Zardo, il sindaco Fabio Marin e il parroco don Paolo Cecchetto, responsabile della Pastorale dei sordi della diocesi di Treviso, che ha accompagnato al concerto un gruppo di persone sorde, le quali hanno potuto comprendere la musica attraverso il linguaggio dei segni.

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