giovedì, 22 febbraio 2024
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Suez, gli imprenditori: “Crisi che impatterà su tutte le aziende, grandi e piccole”

Ma il timore è la speculazione

C’è preoccupazione tra gli imprenditori per la situazione che si è delineata nel canale di Suez e già qualche ripercussione si è registrata . E anche la speculazione, con aumenti “preventivi”, in attesa di quello che verrà. “I prezzi dei trasporti da e per l’Asia sono aumenti del 300 fino al 600% e questo non può che avere effetti impattanti sulle nostre aziende - commenta Alessandra Polin, delegata all’internazionalizzazione Confindustria Veneto Est -. Questo oltre ai ritardi che stanno avendo l’arrivo delle merci da determinati Paesi. E’ un problema trasversale a tutte le aziende, non solo per quelle grandi, ma anche per le medio-piccole. L’aumento del costo del trasporto e delle materie prime è immediato, quello dei prodotti si vedrà nel medio periodo se la situazione permane. Intraprendere la rotta artica per ovviare al problema? Non mi risulta sia una situazione percorribile a breve. Rimango però fiduciosa: negli ultimi cinque anni c’è stato un crescendo di situazioni sfidanti per noi imprenditori e ne siamo sempre usciti con fatica, tenacia, capacità di surfare i problemi, anche con una dose di furbizia positiva”.

“Il blocco della rotta commerciale più battuta ha causato un rallentamento degli scambi commerciali con i paesi dell’Est Asiatico. Conseguenze pesanti si ripercuoteranno a breve anche sull’economia delle Pmi venete - commenta il segretario Cna Veneto, Matteo Ribon -. Il blocco dei transiti mette seriamente a rischio gli approvvigionamenti di materie prime e di materiali utili non solo per la vitalità del tessuto imprenditoriale veneto, ma anche per la realizzazione delle opere previste dal Pnrr, dato che i comparti più esposti sono i macchinari (15 miliardi di export), elettronica, mezzi di trasporto diversi dagli autoveicoli, tessile e farmaceutica. Come sistema Paese siamo troppo dipendenti da importazioni di materie prime, materiali e componentistica dall’area dell’Est Asiatico: è necessario oramai pensare a diversificazioni degli approvvigionamenti su tratte e attraverso Paesi del contesto europeo”.

Fausto Bosa, presidente di Confartigianato AsoloMontebelluna, teme la speculazione: “Della crisi sul mar Rosso e dei conseguenti aumenti dei costi sui noli marittimi, tutti siamo toccati o comunque temo lo saremo. Come successe allo scoppio della guerra in Ucraina, quando entrò in gioco la speculazione. In quel momento eravamo nel pieno dei cantieri del 110 per il Superbonus e pareva che tutti i materiali necessari per l'edilizia provenissero dall'Ucraina. I settori più toccati? La metalmeccanica, la moda, ma anche il comparto del mobile, specie per quanto riguarda il segmento del lusso e le forniture ai contract dell'hotellerie. La nostra paura è che il sistema speculativo, pur di guadagnare sui costi di derrate alimentari, merci e prodotti in genere, dirà che tutto il trasporto deve passare per Suez”.

Il Covid, prima, la guerra in Ucraina, e ora l’instabilità del Medio Oriente causato dalla guerra tra israeliani e palestinesi hanno evidenziato che non “possiamo più permetterci di gravitare pressoché totalmente intorno ai mercati asiatici: è il momento di impiantare produzioni a livello europeo e di rafforzare la scelta strategica sulle componentistiche e sulle materie prime all’interno del nostro contesto”, conclude Ribon. (ha collaborato Federica Florian)

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