lunedì, 15 aprile 2024
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Russia: Navalny più scomodo da morto che da vivo

L’opinione dell’analista Alessandro Politi

“Navalny sarà decisamente ancora più scomodo da morto che da vivo”. Alessandro Politi, direttore del Nato Defence College foundation, non ha dubbi sulle ripercussioni che la morte di Alexei Navalny avrà sulla Russia e in particolare sulle sue relazioni internazionali. “La sua morte complica la rappresentabilità realista del governo Putin non solo nei confronti dell’opinione pubblica mondiale e dei vari governi, ma anche rispetto a eventuali trattative per trovare una soluzione al conflitto in atto con l’Ucraina”. Il dissidente russo era una delle poche – certamente la più nota – figure che si opponevano al capo del Cremlino...

Con la sua morte si spegne la voce dell’opposizione in Russia?

No, si spegne la voce di un esponente molto importante del dissenso, che peraltro era stato neutralizzato. Navalny ha rappresentato quella parte della società e della politica russa che non accetta la linea del Governo.

Che tipo di opposizione c’è ora in Russia?

L’opposizione c’è, ma è in condizioni molto “costrette” dai metodi autoritari del Governo. Il grosso problema è che da una parte l’opposizione è estremamente frammentata e non ha ancora trovato una sua unità, e questo è una consuetudine che si ripete specialmente nei Paesi autoritari; dall’altra è ancora esigua, dal punto di vista numerico, perché non può fare conto su una situazione di crisi tale, nel Paese, da consentirgli di spostare una parte ragguardevole della popolazione sulle proprie posizioni.

La morte di Navalny quanto e come incide sia all’interno della società russa sia nelle relazioni tra la Russia e il mondo?

Ho l’impressione che la morte di Navalny sia da inquadrare un po’ come la morte di Silvio Pellico... non possiamo affermare con certezza che sia stata assolutamente voluta, ma ritengo che il danno che provocherà sarà superiore a quella di Evgenij Prigožin. All’interno del sistema di Governo non credo avrà nessun effetto diretto. Credo, invece, al grande effetto indiretto che avrà sull’opinione pubblica mondiale e soprattutto sulle posizioni dei vari Governi. E’ chiaro che alcuni “fatti”, come quello di cui stiamo parlando, sono avvertiti più nel cosiddetto “nord” del mondo rispetto al sud, ma anche nel sud ritengo ci siano delle posizioni che non sono affatto compatte.

Il mondo intero punta il dito sul Cremlino. Realisticamente, che tipo di responsabilità si possono attribuire a Putin?

Se le condizioni di vita di Navalny erano “buone”, erano comunque buone in una situazione terribile, e quindi anche se fosse stato un incidente, non c’è dubbio che la responsabilità politica ricada su Putin. La colonia penale nella quale era incarcerato Navalny è una tra le peggiori, tra quelle situate nella zona che va dal Circolo polare artico alle steppe del Caspio. Che Navalny fosse in carcere era già un danno per Putin, la sua morte in carcere lo amplifica in maniera enorme. Poi, come sia morto, si deve assolutamente stabilire sia da un punto di vista giudiziario che storico. La morte di Navalny potrebbe incidere sulle prossime elezioni presidenziali previste tra un mese, non c’è dubbio, invece, che la morte dell’oppositore inciderà sui rapporti e sulle relazioni internazionali della Russia col resto del mondo.

Rispetto alla guerra in Ucraina, quanto incide la morte di Navalny?

E’ un elemento che complica la rappresentabilità realista del Governo Putin al tavolo dei negoziati. Le responsabilità russe nell’aggressione dell’Ucraina e in una serie di crimini di guerra che dovranno essere accertati, peseranno quando le parti in causa si siederanno, speriamo presto, al tavolo delle trattative per trovare una soluzione al conflitto. Lo spettro di Navalny aleggerà sul tavolo dei negoziati.

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