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Missionari martiri: testimoni con “un cuore che arde”

Appuntamenti di preghiera l’8 marzo a San Giuseppe con la comunità Taizé e il 20 a Trebaseleghe

La celebrazione dei “Missionari martiri” richiama l’evento dell’uccisione, il 24 marzo 1980, dell’arcivescovo di San Salvador, Oscar Romero. Ancor oggi, la sua testimonianza di dedizione al Vangelo fino alle estreme conseguenze incarna il simbolo della vicinanza di Gesù agli ultimi, agli oppressi, alle vittime della sopraffazione e dell’ingiustizia che umilia e “scarta” le persone.

Quest’anno il ricordo dei missionari martiri, ma anche di tutti coloro che hanno perso e dato la vita per il Vangelo, va sotto il titolo “Un cuore che arde”. E’ un chiaro riferimento al brano dei discepoli di Emmaus (Lc 24,13-35) che già ci ha accompagnato durante lo scorso mese missionario. Il vescovo Michele (lettera pastorale “Un cuore in ascolto, un cuore che arde”, pag. 31), commentando questo passaggio evangelico, scrive: “Bisognava che Cristo patisse queste cose; significa che viene presentata la via scelta da Dio per la salvezza dell’umanità, per giungere alla vittoria della vita sulla morte. Quella via, di apparente sconfitta, è la scelta di Dio, manifesta la sua logica più profonda, indica il modello da seguire per far vincere le ragioni della vita... E’ necessario che una nuova giustizia faccia irruzione nella vita dei discepoli, che le scelte individuali e collettive seguano il modello di un Dio che manifesta la sua onnipotenza non intervenendo con un atto di potenza risolutore a togliere i mali del mondo, ma assumendoli su di sé, subendo il male per bloccarne la logica e per trasformarlo in un vero bene”.

Il martire cristiano non si identifica, dunque, con l’eroe o col fanatico, bensì con il “testimone” di Gesù, capace di mostrare quanto sia centrale il rapporto con Gesù che si fa carico della croce e trasforma ogni dolore, ogni morte, ogni ingiustizia in vita nuova; è testimone, come lo è il Cristo, che assumendo e prendendo su di sé la croce e le sue conseguenze, il male e la morte non sono mai le realtà ultime e definitive.

Avremo diverse opportunità per unirci in preghiera per i missionari martiri e quanti hanno dato la vita per l’evangelizzazione. Ogni comunità cristiana può organizzarsi approfittando di questo tempo quaresimale, che ben si presta al ricordo di chi è chiamato a dare testimonianza fino alla croce-resurrezione. La preghiera del rosario, della via crucis, l’adorazione eucaristica possono tener presente questa intenzione (nel sito del Centro missionario vengono offerti strumenti utili per questa animazione). Anche l’Eucarestia può essere celebrata in parrocchia nei giorni feriali (dal prefazio comune dei missionari martiri, pag. 721) magari con l’aiuto dei gruppi missionari e insieme ad altri operatori pastorali. Inoltre, invitiamo i giovani legati al mondo missionario (Pime, Operazione Mato Grosso, Gruppone, Centro missionario, ecc) a unirsi al gruppo “preghiera stile Taizè” a Treviso, nella parrocchia San Giuseppe, l’8 marzo alle 20.45. I gruppi missionari, con chi desidera, potranno, invece, ritrovarsi per la preghiera serale della parrocchia di Trebaseleghe, il 20 marzo alle 20.45.

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