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Il Papa ha denunciato quel delirio di onnipotenza...
Dalla cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Parigi al teatro Del Monaco di Treviso. Arriva in città la celebre compagnia di breakdance Pockemon Crew che, sotto la direzione di Riyad Fghani, porta sul palco la storia di una disciplina forgiata nella e dalla strada. De la rue aux jeux Olympiques va in scena al teatro Del Monaco di Treviso in data unica, il 23 aprile alle 20.30. La serata è curata da Arteven circuito teatrale regionale del Veneto.
La compagnia ha sempre cercato di coniugare creazione e competizione, anche se per lungo tempo è stata costretta a scegliere per ottenere il riconoscimento. Si è poi liberata da questi codici condividendo uno suo proprio stile da oltre venticinque anni, basato su un alto livello di abilità tecnica e guidato dalla forza e dai valori delle battaglie. Lo spettacolo è il risultato di una fusione tra la storia della compagnia e quella più ampia della breakdance, che ha raggiunto i teatri più prestigiosi e i Giochi Olimpici di Parigi del 2024.
L’arredo urbano è da sempre il primo “parco giochi” della breakdance, dove decine di generazioni di ballerini hanno trovato un’infinita gamma di possibilità espressive che hanno forgiato la cultura hip-hop. La scenografia di De la rue aux jeux Olympiques, volutamente leggera e mobile per potersi adattare a una moltitudine di spazi performativi, si ispira proprio agli elementi simbolici di questi spazi urbani, in mezzo ai quali i ballerini si muovono, si confrontano e raccontano le loro storie. La scenografia è inoltre arricchita da proiezioni video e da elementi (come tulle, nastro trasportatore, ecc.) che contribuiscono a definire le diverse aree di gioco sul palco, sostenendo il quadro narrativo e storico della creazione.
Nella produzione Association Qui fait ça ? Kiffer ça ! - Cie Pockemon Crew, La Machinerie - Théâtre de Vénissieux, diretti da Riyad Fghani che firma anche la coreografia, si esibiscono Karim Beddaoudia, Kévin Berriche, Antoine Lebigre, Fabio Labianca, Océanne Palie, Gerard Xozame. La composizione originale è di Alice Orpheus e il designluci a cura di Stéphane Avenas.
Tutto comincia negli anni ’70: nelle strade del South Bronx di New York un gruppo di giovani si inventa una danza: il breaking, caratterizzato dall’acrobaticità delle figure in pista. Negli anni ’80, la breakdance attraversa l’Atlantico e produce un grande impatto in Francia. Si sviluppa soprattutto tra il 1982 e il 1984 grazie ai media audiovisivi: la gente balla nelle grandi città, da Les Halles a Parigi alle torri fatiscenti di Les Minguettes a Vénissieux. Si formano gruppi, i giovani inventano una cultura di strada, un linguaggio multidisciplinare in cui la danza fa eco ai graffiti e al rap. Nella danza hip-hop si possono riconoscere elementi di danza africana, di capoeira (danza e sport brasiliano), di flamenco spagnolo, di danza indiana, di acrobatica, ecc. Negli anni ’90, i ballerini hip-hop hanno però iniziato a rivendicare il diritto di esibirsi nei teatri e di essere considerati professionisti. Sono così nate numerose compagnie come Pockemon Crew che oggi vivono dei hip-hop, gradualmente riconosciuto come forma di danza a sé stante dal Ministero della Cultura Francese. Negli ultimi anni poi, la danza hip-hop ha subito un processo di istituzionalizzazione ed è stata riclassificata come “movimento di danza contemporanea”. Numerosi attori culturali si battono oggi per darle vita e far sì che venga accettata dal maggior numero di persone possibile: ha così trovato spazio nei teatri, con molte nuove opere create appositamente. È così che la street dance viene messa in scena con costumi, luci, musica registrata o mixata dal vivo e l’interesse di molti coreografi contemporanei, che integrano nella loro ricerca coreografica e nei loro spettacoli il circo, la danza classica, la danza africana ispirandosi ai movimenti dei ballerini. Tra questi spiccano José Montalvo, Karole Armitage, Josette Baïz, Jean-Claude Gallotta, Karine Saporta, Maryse Delente e Blanca Li. In questo modo gli stili si continuano a fondere ed è infatti così che le danze si formano e si trasformano.