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Al via i lavori sul campanile di San Biagio
Si tratta di un intervento non più procrastinabile, presentato domenica 22 novembre dal parroco don Devid Berton, che costerà 244 mila euro e rispetto al quale viene chiesto i sostegno generoso dei parrocchiani
“Ridiamo voce alla nostra identità” è lo slogan che accompagna il restauro del campanile dell’antica pieve, a San Biagio di Callalta. Un intervento non più procrastinabile, come ha spiegato il parroco, don Devid Berton, presentando domenica scorsa il progetto, rispetto al quale, di fronte a una previsione di spesa di 244mila euro, viene chiesto il sostegno generoso da parte dei parrocchiani.
“Il campanile – fa notare il parroco - è simbolo di una comunità, e direi nel nostro caso, è un bel simbolo, con circa i suoi trecento anni di storia e la bellezza delle sue rifiniture. Ridiamo voce perciò, alla nostra identità, cioè a questo prezioso pezzo della nostra storia. Un popolo, una comunità si ritrova e si compatta attorno a questi luoghi. E poi il campanile è simbolo della nostra fede e cultura cristiana”.
L’antica pieve di San Biagio risale, come primo impianto, al XIV secolo, ed è stata poi oggetto di svariati rimaneggiamenti nei secoli XVI e XVII. Nel territorio limitrofo risulta essere l’unico edificio risalente a quest’epoca e di simile importanza architettonica.
La prima documentazione del campanile annesso all’antica pieve di S. Biagio di Callalta si trova in una cartografia della Serenissima del 1558. Questo primo campanile fu eretto adiacente all’edificio sacro, ma sul lato opposto del presbiterio rispetto a quello che vediamo oggi. Infatti il campanile attuale viene menzionato per la prima volta nei registri della visita pastorale del 1745. Anno in cui la Pieve venne ampliata, e fornita di una nuova torre campanaria, sul lato sud della chiesa stessa. L’attuale campanile dunque trova le sue origini a metà del XVIII secolo.
Prosegue il parroco: “L’antica pieve rappresenta il sito storico, culturale e artistico più importante e di maggior dimensione che esista nel nostro Comune. Pertanto non possiamo procrastinare una presa di posizione di salvaguardia verso questo monumento cittadino”.
La parrocchia, seguita dallo Studio di architettura Avogadro di Silea, ha presentato dei progetti di restauro della pieve e della adiacente torre campanaria. Questi progetti lo scorso febbraio hanno ricevuto l’approvazione definitiva sia dalla diocesi di Treviso, più precisamente dall‘Ufficio diocesano per i Beni culturali, sia dalla Soprintendenza ai Beni culturali. Si tratta di due progetti distinti e quindi possono essere eseguiti in tempi diversi. “Perché iniziamo con il campanile? Perché esso, anzitutto, mostra in maniera ormai evidente dei segni di precarietà strutturale che non possono essere tralasciati, sia per la salvaguardia della struttura stessa e, ancor di più, per la sicurezza dei cittadini, visto che il campanile si trova in una area limitrofa al cimitero in uso.
Oltre a questo motivo, afferma don Devid, “si aggiunge anche, non meno importante, un motivo pastorale evidente a tutti: e cioè che il campanile dell’antica pieve funge da torre campanaria anche per la nuova chiesa parrocchiale, questa chiesa in cui ci troviamo proprio ora. Per tanto è necessario riportarlo alla sua funzione in sicurezza quanto prima proprio a motivo dalla sua funzione religiosa e sociale”.
Oltre alla diocesi, il parroco ha voluto ringraziare la Banca di credito cooperativo Pordenonese e Monsile, il cui presidente, Antonio Zamberlan, era presente all’incontro, e il sindaco Alberto Cappelletto, che a nome dell’Amministrazione ha incoraggiato il progetto, mentre si sta parlando di un significativo contributo allo stesso.



