venerdì, 06 febbraio 2026
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Vedelago, un progetto condiviso. Quattro anni di percorso partecipativo delle parrocchie

Coinvolte oltre 250 persone delle 7 parrocchie, per un ripensamento degli spazi in ottica di bene comune. La scorsa settimana la firma del patto urbano con l’Amministrazione

Passare dall’idea che ogni parrocchia debba possedere tutti gli spazi al riconoscere che gli spazi sono un bene per tutti. È una delle riflessioni più significative maturate nel percorso di partecipazione che negli ultimi quattro anni ha coinvolto oltre 250 persone delle sette parrocchie della Collaborazione pastorale di Vedelago. Un cammino avviato nel 2022, dopo la pandemia, per ritrovarsi e fare il punto sulle attività pastorali e sugli ambienti utilizzati: quali strutture erano vive e necessarie e quali, invece, risultavano poco funzionali o addirittura chiuse. La scorsa settimana questo percorso ha concluso un passaggio importante con la formalizzazione del patto di collaborazione con il Comune, nell’ottica di un cammino a favore di tutta la cittadinanza.

Dalla “fotografia” alla trasformazione

“Il primo passo - racconta il parroco di Vedelago, e coordinatore della Collaborazione pastorale, don Antonio Martignago - è stato fotografare la situazione reale delle parrocchie, mettendo in relazione attività e spazi disponibili”. Da questa analisi sono emersi sette edifici particolarmente significativi, come la canonica di Casacorba e l’ex cinema di Fanzolo, e altrettanti potenzialmente da dismettere, tra cui alcune canoniche vuote e la villa dell’ex asilo di Fossalunga, poi destinata a un progetto di cohousing affidato all’Ipab Crico. Due situazioni, in particolare, sono diventate centrali nel confronto: a Vedelago, l’insieme degli spazi attorno alla chiesa (piazza, cinema-teatro, campo sportivo) e a Cavasagra la grande scuola dell’infanzia chiusa da oltre tre anni.

“Nella seconda fase, dal 2024, grazie alla facilitazione di 593 Studio, sono stati elaborati scenari di trasformazione, ragionando sul senso e sulle potenzialità degli spazi”, prosegue don Antonio. Tra le ipotesi: la pedonalizzazione della piazza di Vedelago, che permetterebbe di creare un vero centro cittadino e un sagrato più ampio; il ripensamento del cinema-teatro, oggi generatore di angoli nascosti e difficili da presidiare; la possibile demolizione della scuola dell’infanzia di Cavasagra, per lasciare spazio a funzioni sociali, cohousing e nuovi luoghi di aggregazione. Il metodo proposto dai progettisti ha permesso di affrontare temi complessi con un approccio strutturato, inclusivo e orientato al bene comune.

Il ruolo della Diocesi

Essenziale è stato il ruolo della Diocesi di Treviso, che ha sostenuto il percorso fin dall’inizio, riconoscendolo come buona prassi e presentandolo in diversi incontri nazionali, a partire dalla Settimana sociale nazionale di Trieste. “Il percorso della Copas di Vedelago - ricorda il delegato diocesano per le Collaborazioni pastorali, Andrea Pozzobon - si inserisce pienamente nel cammino sinodale, che invita a camminare insieme e a promuovere la partecipazione di tutti. È un’esperienza che ha suscitato interesse anche in altre realtà della diocesi e oltre”. Non a caso, il modello è stato già mutuato da altri territori, come la Collaborazione pastorale di Mogliano, che dall’anno scorso ha avviato un percorso analogo.

Il tema della corresponsabilità dei laici è stato uno dei cardini dell’intero cammino. “In mezzo ai cambiamenti che viviamo - ha sottolineato don Martignago - una strada possibile è passare dall’io al noi. Rendere più partecipi e corresponsabili i laici è l’unica via per rafforzare le nostre comunità. Non è stato solo un discutere di strutture, ma un’occasione preziosa di ascolto, relazione e condivisione, per immaginare insieme un sogno comune”. Ragionare sugli spazi, ha aggiunto, significa anche confrontarsi con luoghi che custodiscono storie, emozioni e legami: “Sono la casa della comunità, ma oggi ci chiedono di capire quali bisogni possono accogliere e con quali risorse possiamo mantenerli vivi”.

Il “patto” con il Comune

Il lavoro svolto è stato presentato in un Consiglio comunale straordinario la scorsa settimana, alla presenza dei parroci, dei rappresentanti della Diocesi e dei tecnici. Un momento che ha segnato il passaggio dalla fase di analisi a quella della coprogettazione istituzionale. La firma del “Patto urbano” tra Comune e Collaborazione pastorale apre, ora, la strada alla trasformazione degli scenari in azioni concrete, coinvolgendo anche nuovi soggetti del territorio. “Questo patto - ha dichiarato il sindaco Giuseppe Romano - dimostra come il confronto e la collaborazione tra istituzioni e comunità possano generare visioni condivise e soluzioni reali. È un esempio di come la progettazione partecipata possa costruire il futuro della nostra città mettendo al centro il bene comune”.

I prossimi passi

L’architetto Michele Sbrissa, durante la sua presentazione del lavoro, ha evidenziato: “La sottoscrizione del patto urbano è un momento centrale nell’approccio metodologico che ci siamo dati con i portatori d’interesse coinvolti. Ora, le fasi di sviluppo progettuale degli scenari saranno su un tavolo ancora più ampio e articolato, in cui pubblico e privato avranno l’opportunità di confrontarsi su scala urbana e architettonica per cercare soluzioni condivise volte al bene comune. Questa esperienza, incastonata nel lavoro di sperimentazione e ricerca che stiamo conducendo all’interno della diocesi di Treviso, sta portando a esiti che potranno costituire delle solide basi per analoghe esperienze all’interno di nuovi contesti”.

Il prossimo passo, dunque, sarà un’assemblea pubblica di restituzione dell’esperienza e del materiale prodotto, per condividere con la cittadinanza il percorso svolto e le prospettive future. La coprogettazione, sottolineano i promotori, è stata un’esperienza nuova e preziosa, capace di generare partecipazione, relazioni e nuove possibilità. È anche così che si costruisce una pastorale di collaborazione: mettendo insieme idee, vissuti e competenze, e immaginando il futuro come un bene comune da costruire insieme.

Francesca Gagno

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