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Treviso è rinata, punto al bis

Intervista al sindaco Giovanni Manildo (qui riprodotta solo in parte) a quindici mesi dalla scadenza del suo mandato: "Alla coalizione chiedo concretezza e buon senso". Goldin? "Ce lo godiamo, per la città è come la diavolina. Su Fondazione Cassamarca: "Torni ad essere il salvadanaio della città, Appiani operazione sbagliata". Immigrati: "Per fortuna è arrivato Minniti". L'intervista integrale sul numero in uscita questa settimana.

16/02/2017

Quindici mesi per giocarsi la riconferma. Con uno stile che guarda “al concreto” e al “buon senso”, cercando di tenersi fuori dai venti di scissione che agitano il Pd, il suo partito. E senza rinunciare a togliersi qualche “sassolino” dalla scarpa, vedi i rapporti con Fondazione Cassamarca. Incontriamo Giovanni Manildo, sindaco di Treviso nel momento in cui la coalizione - non sempre l’immagine della coesione in questi anni - cerca di serrare i bulloni per dare inizio ad una campagna elettorale che si annuncia dura ed incerta.
Sindaco, come arriva allo sprint finale?
E’ il cuore del cammino che stiamo facendo insieme, è il momento in cui molte azioni si stanno concretizzando, altre si sono concretizzate, altre le stiamo impostando per una visione di una città diversa. Direi che è il tempo della maturità.
La sua popolarità, secondo un recente sondaggio, non è certo alle stelle...
I sondaggi sono sempre difficili da decifrare. Io cerco di fare del mio meglio e di spiegare le azioni che si fanno, restando in ascolto dei cittadini. Poi abbiamo avuto dei temi molto caldi, a partire dalla gestione dei richiedenti asilo e dei migranti. E’ un tema importante, nel quale dobbiamo dare il meglio di noi e sul quale c’è ancora molto da fare.
Sull’accoglienza siamo ancora in mezzo al guado?
Io vedo un fatto molto positivo nell’arrivo del ministro Minniti al Viminale. Ha dato una prospettiva, delle certezze, a partire dalla priorità di coniugare severità e integrazione. Noi dobbiamo comunicare bene gli sforzi che stiamo facendo e assolutamente ringraziare la Caritas, altre realtà del sociale e del volontariato, che stanno facendo un lavoro straordinario. Se in qualche modo si riesce a dare una risposta a questo fenomeno è anche grazie al questo grande lavoro. Importante, a questo proposito, il tavolo sulla povertà che abbiamo aperto la scorsa settimana. Vogliamo che Treviso sia sempre di più una città delle persone.
Il vento di Minniti è arrivato a Treviso?
Sì, direi di sì... Certo, il rapporto con la Prefettura è buono dal punto di vista istituzionale e personale, ma è difficile sui temi e in particolare sull’accoglienza. Io ho sempre pensato che il modello migliore fosse quello dell’accoglienza diffusa, un’idea che si scontra con la mentalità presente sul territorio. Minniti ha questo merito di dare credibilità al protocollo dell’Anci, secondo il quale ad ogni comune spettano 2,4 richiedenti asilo ogni mille abitanti. Diventa credibile, perché afferma che l’accoglienza deve avere delle regole e impone delle sanzioni se le regole non vengono rispettate. Questo avviene a livello macro, vedi gli accordi con la Libia e la Tunisia, ma anche sul territorio, attraverso i centri di identificazione ed espulsione. Il vento di Minniti è importante perché porta chiarezza.
Soddisfatto della nuova vitalità culturale della città?
Decisamente, anche se bisogna fare sempre di più: penso alle mostre di Goldin, ma anche a quella di Escher e a quelle dei Carraresi, al museo Bailo, ai dieci festival che si sono consorziati in Treviso Festival e che insieme in un anno hanno oltre 370 eventi. Questo dà la cartina tornasole di una fantastica vivacità culturale.
Goldin cosa farà l’anno prossimo?
Intanto ci godiamo questa bellissima esperienza, una mostra che permette di abbattere un sacco di record, anche dovuta al ventennale di Linea d’Ombra. Poi con Goldin non si sa mai cosa accadrà nel futuro.
I visitatori della mostra non votano...
Goldin ha avuto un effetto diavolina per molte attività, poi con 370mila visitatori si vincerebbe in ogni città... Ora la città è cambiata, ogni fine settimana c’è qualcosa, ogni giorno mi verrebbe da dire. Non solo i turisti, ma anche i trevigiani e gli abitanti dei comuni vicini ora vengono volentieri in città.
E’ preoccupato per la situazione di Fondazione Cassamarca?
E’ un patrimonio di una città, il tesoretto dei risparmi dei cittadini diventato Fondazione. La quale deve avere, come è stato, un ruolo importante sulla cultura, sulla formazione. Sul tema di alcune operazioni immobiliari sono sempre stato molto critico e allo stesso modo sono sempre stato critico sullo spostamento della Provincia a S. Artemio. Due posizioni uguali e di segno contrario, purtroppo sbagliate entrambe. Qui si è creato un vuoto e anche per questo nei primi tre anni di mandato abbiamo spinto tantissimo sul centro. E’ importante che la Fondazione rimanga patrimonio nostro, su questo sono molto attento. Ma bisogna che la Fondazione si apra un po’ di più, che ci sia un patto con la comunità, con il territorio... un po’ più forte. Mi piacerebbe che questo si concretizzasse attraverso qualche cambiamento dello statuto, con l’apertura a consiglieri indipendenti. Fondazione deve tornare ad essere il salvadanaio della città.
E quando ha cessato di esserlo?
Purtroppo con operazioni sbagliate. Poi, certo, c’è stato sicuramente un cambio di congiuntura economica, ma è stata data priorità ad operazioni sbagliate. Ora l’Appiani lo abbiamo e cerchiamo che si riempia e sia un luogo importante, sposteremo anche gli uffici dei Lavori pubblici. Ma è fondamentale che Fondazione torni all’Università - l’idea migliore - e ai teatri...
Conferma che si ricandida?
Qualcuno mi dava per partente a Roma. Io invece posso tranquillamente dire che la mia dimensione è amministrativa, non mi interessa proprio andare a Roma. Amo la mia città e sto cercando di dare il massimo per un progetto in cui credo: una città viva, aperta a nuove opportunità. Un percorso iniziato, che ho voglia di portare avanti.

Nell'edizione della Vita del del popolo di domenica 19 febbraio, disponibile per gli abbonati o in edicola, si può leggere l'intervista integrale.

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