mercoledì, 11 febbraio 2026
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Legge Madia, la Corte costituzionale accoglie l'impugnazione del Veneto

Zaia: "Il centralismo sanitario governativo ha ricevuto un duro colpo e noi, tanto per fare un esempio concreto, continueremo a nominare i direttori generali della nostra sanità".

La Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimità della riforma Madia sulla P.A. nella parte in cui prevede che l'attuazione della stessa, attraverso i decreti legislativi, possa avvenire con il semplice parere della Conferenza Stato-Regioni o Unificata. Secondo la Consulta, che si è pronunciata dopo un ricorso della Regione Veneto, è invece necessaria la previa intesa. La pronuncia di legittimità riguarda le norme relative alla dirigenza, partecipate, servizi pubblici locali e pubblico impiego.
La Corte ha circoscritto il giudizio alle misure della delega Madia impugnate dalla Regione Veneto, lasciando fuori le norme attuative. "Le pronunce di illegittimità costituzionale colpiscono le disposizioni impugnate solo nella parte in cui prevedono che i decreti legislativi siano adottati previo parere e non previa intesa", si spiega nella sintesi della sentenza. In particolare, sono stati respinti i dubbi di legittimità costituzionale relativi alla delega per il Codice dell'amministrazione digitale. Le dichiarazioni di illegittimità costituzionale riguardano quindi esclusivamente le deleghe al Governo "in tema di riorganizzazione della dirigenza pubblica", "per il riordino della disciplina vigente in tema di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni", "di partecipazioni azionarie delle pubbliche amministrazioni e di servizi pubblici locali di interesse economico generale". La Consulta, guardando al futuro, sottolinea comunque che "le eventuali impugnazioni delle norme attuative dovranno tener conto delle concrete lesioni delle competenze regionali, alla luce delle soluzioni correttive che il Governo, nell'esercizio della sua discrezionalità, riterrà di apprestare in ossequio al principio di leale collaborazione".

Il commento di Zaia: "Sentenza storica

 "Una sentenza storica, siamo stati l'unica Regione d'Italia a portare avanti le nostre convinzioni. Il centralismo sanitario governativo ha ricevuto un duro colpo e noi, tanto per fare un esempio concreto, continueremo a nominare i direttori generali della nostra sanità invece che doverli scegliere all'interno di una terna 'nazionale' dove poteva esserci anche qualche responsabile di certi sfasci in giro per l'Italia".

Con queste parole, il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia, commenta la notizia, ricevuta dai legali della Regione del Veneto, che la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 251 del 2016, ha accolto l'impugnazione della Regione Veneto (difesa dagli avv. prof. Luca Antonini e Ezio Zanon) relativa alla legge delega Madia di riforma delle pubbliche amministrazioni. "La Regione Veneto - ricorda Zaia - contestava parecchi aspetti della riforma che, anziché fare evolvere il sistema, ne determinavano una profonda e irragionevole involuzione a danno del principio del buon andamento della pubblica amministrazione. Una involuzione che avrebbe compromesso irrimediabilmente soprattutto le realtà regionali efficienti, come il Veneto".

Puppato: "Vince la burocrazia

"Speriamo che questo federalismo pasticciato e dispettoso possa cambiare dopo il 4 dicembre perché questa sentenza è un harakiri per tutto il paese e la vittoria di Pirro di Zaia è un gioco al tanto peggio tanto meglio, che serve solo a indebolire il governo, anche a prezzo di stritolare il paese". Lo dice Laura Puppato, commentando la sentenza della Corte Costituzionale sulla Riforma Madia. "Oggi vince quella burocrazia allergica ad ogni controllo e ad ogni valutazione, che tende ad incrostare il sistema e ad escludere il mondo esterno - ha detto ancora - perdono quei funzionari onesti e qualificati che quotidianamente svolgono al meglio un lavoro molto difficile e perdiamo tutti noi la possibilità di rendere più agile il nostro sistema. Non mi sorprende che Zaia faccia festa, visto la presenza di propri dirigenti collusi, indagati o condannati". "Non possiamo che cambiare il 4 dicembre un sistema tanto assurdo, in cui regioni come il Veneto possono bloccare sistematicamente l'azione di rinnovamento della Pubblica amministrazione del Governo".

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