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Settimana sociale: il prezzo del disordine mondiale
Giovedì 1° ottobre, nell’ambito della Settimana sociale dei cattolici trevigiani, si è tenuto all’auditorium San Pio X di Treviso un partecipato incontro dal titolo “Chi paga il conto? Geopolitica e scenari internazionali”. La serata ha offerto l’occasione ai presenti per un’analisi sulla disgregazione dell’ordine globale e sulle ripercussioni strategiche, economiche e umane che gravano sul sistema occidentale e sulle sue periferie, grazie ai contributi di Marco Mascia, docente di Relazioni internazionali dell’Università di Padova, e di Antonio Di Bella, già corrispondente Rai da New York e direttore di Rai News 24. All’incontro era presente il vescovo, Michele Tomasi. A moderare la serata il giornalista Daniele Ferrazza.
La responsabilità collettiva. Ad aprire la riflessione è stato don Paolo Magoga, direttore dell’Ufficio diocesano di Pastorale sociale e Lavoro, che ha introdotto il tema partendo da un paradigma pedagogico applicato alla convivenza civile. Ricordando un episodio scolastico, ha posto l’accento sulla solidarietà sistemica e sulla corresponsabilità a vari livelli.
La paralisi del multilateralismo. Il professor Mascia ha collocato la crisi attuale all’interno di una direttrice storica di lungo periodo, tracciando il declino dell’architettura multilaterale nata nel secondo dopoguerra (Onu, Corte penale internazionale, Unione europea, organismi regionali). Secondo Mascia, l’erosione del diritto internazionale non è un fenomeno recente legato unicamente all’invasione russa dell’Ucraina, ma il risultato di un lungo processo di sfilacciamento avviato con le dottrine della “guerra preventiva” in Iraq e Afghanistan, proseguito poi in Libia e in Siria. Ha sottolineato inoltre l’inadeguatezza e l’impreparazione della leadership dell’Unione Europea negli ultimi 25 anni nel governare i grandi cambiamenti strutturali.
Sul piano contabile di “Chi paga il conto?”, Mascia ha individuato tre differenti livelli di costo: umano, socio-economico e la progressiva sostituzione della forza del diritto con il diritto della forza.
Il condominio europeo. Nel suo intervento, il giornalista Di Bella si è soffermato sul posizionamento dell’Europa all’interno del riassestamento geopolitico globale. Assimilando l’Unione europea a un “condominio” paralizzato dai veti incrociati delle diplomazie nazionali, Di Bella ha evidenziato le fragilità strutturali del blocco comunitario: “L’Unione Europea paga il conto della propria irrilevanza geopolitica e delle proprie divisioni interne. Abbiamo delegato per decenni la nostra sicurezza agli Stati Uniti e le nostre forniture energetiche alla Russia”.
Il rischio prospettato è quello di una doppia morsa: l’avanzata dei sovranismi interni unita al potenziale disimpegno americano (in caso di deriva isolazionista a Washington) rischia di svuotare la proiezione esterna dell’UE. Senza un’autonomia strategica e una difesa comune, le decisioni relative agli equilibri di potere continueranno a essere prese sull’asse Washington-Pechino-Mosca, scaricando sui cittadini europei i costi finanziari e la perdita di centralità politica.
In sintesi: chi paga il conto? Come emerso dagli interventi, a pagare il prezzo più alto delle guerre e dell’indebolimento del diritto internazionale sono in primis i popoli direttamente coinvolti nei conflitti più gravi (ucraini, palestinesi, sudanesi, congolesi). A cascata, però, il costo ricade su tutti i cittadini del mondo attraverso l’inflazione, la crisi energetica e la disgregazione delle garanzie democratiche.



