L’Indo-Pacifico e la Cina
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In Italia si muore sempre più tardi, solo 11 decessi all’anno per mille abitanti. Siamo oltre gli 83 anni per aspettativa di vita. Abbiamo il record europeo degli ultracentenari. Ma un altro dato è da grida e pianti laceranti: solo 6 neonati ogni mille abitanti. Il tasso di fecondità delle donne italiane si avvicina al minimo di uno. Insomma, siamo un Paese che invecchia sempre di più, e che si sta privando delle energie per sostenersi, le classi degli asili e delle scuole elementari si svuotano e presto anche i grandi istituti superiori diventeranno delle cattedrali nel deserto.
Ci chiediamo chi sosterrà il nostro welfare, i nostri servizi sociali per anziani, se il numero dei giovani che lavorano si assottiglia sempre di più e se i contributi che i giovani pagano non compensano più il nostro sistema pensionistico. Lo dice chi ha in mano i nostri conti, il ministro dell’Economia e della finanza, Giancarlo Giorgetti: “Con questo tasso di natalità, il nostro sistema pensionistico non potrà reggere, nessun sistema può reggere”. Qualche malevolo potrebbe dire: “Proprio lui, che appartiene a un partito che ha fatto dei temi dell’invasione degli stranieri e della sostituzioni etnica una bandiera”. Noi, però, non partecipiamo a questo dibattito grossolano, dettato da immediati ritorni elettorali. Constatiamo, invece, come dice l’Istat, negli “Indicatori demografici del 2023”, pubblicati lo scorso 29 marzo, che il saldo migratorio sale da +261 mila dal 2022 al +274 mila del 2023. Si arriva volentieri in Italia e si parte un po’ meno. Non basta, però, a compensare il calo demografico, e solo 166 mila stranieri residenti si sono aggiunti rispetto al 2022.
Il calo demografico rallenta, ma è sempre consistente, perdiamo 7 mila unità, nel 2022 avevamo perso 33 mila abitanti. La lettura per aree rileva il crollo degli abitanti al Sud, e una certa ripresa al Nord e in Emilia Romagna. I nati, nel 2023, sono stati 379 mila, in pratica, rispetto ai 577 mila nati del 2008, siamo quasi alla metà, il saldo naturale resta ancora fortemente negativo, -281 mila persone.
Cala, e di molto, la popolazione con cittadinanza italiana, sono circa 53 milioni i cittadini italiani, 200 mila il numero dei cittadini stranieri che hanno acquisito la cittadinanza italiana. Un dato che è il primo in Europa, 22 per cento del totale. Segue la Spagna con 181.800, 18 per cento, e la Germania 166,600, 17 per cento.
I numeri su mortalità e natalità
Per gli ultraottantenni si è completamente invertita la statistica drammatica della pandemia.
“Il calo della mortalità - afferma l’Istat - si traduce in un cospicuo balzo in avanti della speranza di vita alla nascita, che si porta a 83,1 anni nel 2023, guadagnando sei mesi sul 2022. Tra gli uomini, la speranza di vita alla nascita raggiunge gli 81,1 anni (+6 mesi sul 2022) mentre tra le donne si riscontra un dato di 85,2 anni e un guadagno sul 2022 leggermente inferiore a quello maschile (+5 mesi). Cosicché, mentre gli uomini hanno recuperato i livelli di sopravvivenza ante pandemia (precisamente 81,1 anni nel 2019), le donne presentano ancora margini di recupero (85,4 anni nel 2019)”.
Si oppone a questo dato quello delle nascite, che dal 2008 continuano a calare. Il numero dei figli per donna scende dall’1,24 del 2022 all’1,20, avvicinandosi al minimo storico del 1995, dove fu di 1,19. Si posticipano le nascite, nel 2023 l’età media del parto è di 32,5 anni. Diminuiscono i matrimoni, soprattutto quelli religiosi, -8mila sul 2022. Il Veneto, con 1,21 figli per donna si affianca a Lombardia e Friuli, al sesto posto in Italia. Solo il Trentino Alto Adige fa rilevare una quota di nascite di 1,42 figli per donna.
Flussi migratori unico rimedio attuale
Al momento, l’unica difesa contro questo crollo demografico sembra essere quella dei flussi migratori degli stranieri. “Le migrazioni con l’estero - afferma l’Istat - giocano un ruolo importante nel contesto demografico del Paese. Nel 2023, oltre a contrastare il calo della popolazione con un saldo migratorio che compensa, quasi del tutto, il saldo naturale negativo, esse contribuiscono a rallentare il processo di invecchiamento. L’ingresso di nuovi immigrati dall’estero, infatti, non solo concorre alla crescita della popolazione direttamente con il loro arrivo, ma ne ringiovanisce la struttura per età, rinvigorendo le fasce di popolazione attiva, e ha un effetto, seppur sempre più debole, anche sui livelli di fecondità”.
“Un grande Paese, il nostro, che sarà sempre meno grande per il futuro, e vedrà calare il proprio Pil a causa della variabile demografica. Nell’ipotesi più accreditata da Istat - afferma Adriano Bordignon, presidente nazionale del Forum delle Famiglie - si va verso 13 milioni di abitanti in meno nel periodo 2023-2080. Si perderà l’equivalente dell’attuale intera popolazione del Mezzogiorno. Nel medesimo periodo, i dati previsionali Istat ci dicono che la potenziale forza lavoro si dimezzerà, così come il contingente dei giovani ed esploderà la componente anziana, con i «grandi vecchi», che quasi triplicheranno. Serve un piano shock di rilancio, di cui deve farsi immediatamente carico la politica nazionale, ma anche europea e locale”.
I dati locali
Se guardiamo più analiticamente i dati e scendiamo a livello locale, in provincia di Treviso colpisce il saldo naturale negativo di Castelfranco -180, di Conegliano -222, di Mogliano -158, Montebelluna -104, Treviso -540: nessun centro medio grande si salva. In tutta la provincia hanno dati positivi solo Altivole, Ponzano Veneto, Arcade, Castelcucco, Mansuè, Morgano e Resana. Non va meglio in provincia di Venezia, dove nonostante Mestre, il comune di Venezia ha un saldo naturale di -2189, Spinea è a -164, Mirano a -202. A Padova, il Comune capoluogo si attesta a -1.454. Camposampiero “tiene”, è solo a -19.