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Treviso città senza botteghe
Sul fronte del commercio, a Treviso, si è ancora lontani dal trovare una quadra. Il nodo parcheggi, gli affitti alti, la percezione d’insicurezza, l’avanzare dell’e-commerce e le strutture commerciali che spuntano come funghi, lontano dalle mura storiche, sono alcune delle motivazioni che spingono i commercianti del centro ad abbassare la saracinesca. Gli artigiani di Cna tentano l’ennesimo appello all’assessore di riferimento, Rosanna Vettoretti; il sindaco, Mario Conte, e il presidente di Confcommercio Treviso, Federico Capraro, incontrano il prefetto Sidoti, mentre il neoassessore regionale, Massimo Bitonci, con delega al Commercio e allo Sviluppo economico, lancia una proposta di legge e “un piano strutturale per salvaguardare i negozi di vicinato e rilanciare i centri storici”.
C’è chi va e c’è chi resta
Solo negli ultimi mesi, le vie del centro storico hanno perso volti noti: le Dolci cose in via XX Settembre (nella foto in alto), il Basic storm in via Roma, ha chiuso De Pol, in Calmaggiore e Petit Bateau, in via Manin, lo seguirà a stretto giro. Sephora, la grande catena che ha soppiantato, parecchi anni orsono, la libreria Canova, si è spostata, lasciando un grande vuoto, che, le voci dicono, potrebbe apprestarsi a diventare un negozio di abbigliamento Mango. Resistere con la vetrina illuminata e la porta aperta, in centro, sembra faccenda neanche da grande catena, ma da supereroi.
Gastronomia Danesin, corso del Popolo
Forti di 96 anni di attività, sembrano avere un’opinione chiara della situazione: “Direi che i problemi sono cominciati dall’apertura dell’Appiani, dove si sono spostati molti servizi” spiega il titolare, Andrea Danesin. “In centro non stanno chiudendo solo negozi, ma anche studi di avvocati, notai, commercialisti, dentisti... Un problema è la mancanza di parcheggi, ma anche lo spopolamento, l’invecchiamento della popolazione residente, gli affitti alti, la difficoltà di un ricambio generazionale. Aumentano i bed and breakfast, ma i turisti non comprano, anche perché, considerando la mia zona, da via Roma a Calmaggiore, saremo in 7/8 commercianti storici, il resto sono catene, che si trovano in qualsiasi città. I negozi sono tutti uguali, quindi perché acquistare a Treviso qualcosa che una persona può comprare dove vive? Così si perde ciò che rende unica una città, ma, del resto, le catene sono le uniche che possono permettersi affitti da 8 mila euro al mese in su. Noi siamo in affitto da 96 anni, abbiamo proposto più volte ai proprietari di venderci il locale, ma a loro non conviene; e i proprietari sono la stessa decina di società immobiliari che possiede tutta Treviso. Così, oggi, la città ha un terzo degli immobili vuoti. Non c’è stata visione a lungo termine. Va bene pedonalizzare, ma con dei parcheggi a ridosso del centro; va bene la città universitaria, noi ci stiamo sforzando per avvicinarci a una clientela nuova e giovanile, con i prodotti, ma anche con l’età media del personale, che si è notevolmente abbassata. Resta il problema della clientela, almeno quella che è rimasta, magari non per un negozio come il nostro, ma per molti altri sì: io la chiamo «sindrome Amazon», perché la gente non ha più pazienza di aspettare un giorno, vuole tutto subito e tanti colleghi, giustamente, non riescono ad accontentare questa esigenza di velocità”.
Camiceria Gentj, via Pescheria
Nicoletta ha aperto il negozio 27 anni fa, quando la pescheria era una zona molto meno “quotata” e frequentata di adesso. “Treviso sarebbe una città magnifica a livello commerciale, ma i buchi neri dei negozi sfitti mettono tristezza e paura - commenta la titolare -. Sarebbe utile intervenire su quelli, fare in modo che almeno siano illuminati, trasformarli in piccole gallerie d’arte dove esporre le opere dei ragazzi... qualsiasi cosa, ma non il buio, perché serve la luce per attirare le persone, anche solo a passeggiare in centro. Il tema degli affitti alti, che oltretutto continuano a salire, per i commercianti, è sicuramente un problema e fa male al cuore vedere negozi storici che chiudono. Io sono in affitto da 27 anni, mi era stato proposto di comprare il locale quattro mesi dopo l’apertura, ma, purtroppo, avevo subito un furto e la pescheria non era ancora una zona attrattiva, quindi ho dovuto abbandonare l’idea. Adesso la proprietaria, una famiglia storica che possiede tantissimi altri locali a Treviso, non mi permette più di comprare”. Sul tema parcheggi, la sua è una voce fuori dal coro: “Non si trovano nel weekend, ma durante la settimana la situazione è diversa, quindi non è il problema principale. Sicuramente, un tema è che è cambiata la mentalità della gente, sempre più abituata a fare acquisti dal divano. Anche io, infatti, vendo online e vendo molto bene, non posso lamentarmi. Ma anche perché il mio è un prodotto artigianale, realizzato totalmente in Veneto, ho acquirenti anche all’estero. A Treviso, oggi, manca l’artigianalità, mancano proposte di articoli che una persona non troverebbe altrove; certo, sono prodotti che hanno il loro costo, ma quale vantaggio hanno davvero i saldi? Quest’anno si è visto movimento forse per due giorni e, poi, le persone non erano più interessate agli sconti. Non è abbassando i prezzi che si attira la gente, ma differenziandosi sul prodotto: io sono qui da 27 anni e mi sto difendendo da questa crisi grazie al mio prodotto”.
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