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II Domenica del Tempo ordinario: Capaci di indicare il Salvatore

Anche noi, dal giorno del battesimo, siamo abitati dallo Spirito che rende la nostra vita un “Ecco”

La figura di Giovanni Battista torna al centro della liturgia in questa domenica che apre il tempo ordinario. Dopo aver a lungo annunciato l’arrivo di “uno più grande” di lui e invitato con forza alla conversione, Giovanni vede venirgli incontro Gesù e pronuncia un’esclamazione piena di stupore, che giungerà fino al cuore di ogni nostra messa: “Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!” (Gv 1,29). Il Battista non pone l’attenzione su di sé: lui è voce che indica un Altro. Quell’«Ecco» è l’avverbio che fa puntare lo sguardo su ciò che è importante, che invita a contemplare quanto sta accadendo, che rende presente “qui e ora” il mistero che si celebra. È una confessione di fede, eco della profezia di Isaia della Prima lettura: “Ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza fino all’estremità della terra!”.

Come fa il Battista a riconoscere in Gesù il Messia? La sua capacità non è improvvisata, è frutto di preghiera, di paziente attesa, di ascolto attento della Parola e di scelte concrete che compromettono la sua vita. Giovanni ci mostra la capacità spirituale di vedere oltre le apparenze, ci testimonia che la fede non va mai data per scontata; cresce e matura solo nella relazione con il Signore. Così Giovanni sa indicare con certezza dov’è Dio. Prendersi cura della propria vita spirituale permette di non farsi ingannare da false immagini di Dio, o dal pensare che il Signore si manifesti in fenomeni straordinari, ma di riconoscerlo nelle vicende ordinarie della vita, anche dove sembrano regnare solo le tenebre. Prendersi cura della propria vita spirituale permette di saper indicare la presenza di Dio in mezzo a noi, nella Nazareth quotidiana, nell’impegno di tanti fratelli e sorelle per il bene, la pace, la solidarietà. Ed è importante indicare il bene quando lo vediamo! Solo così può diffondersi. Lo stupore di Giovanni dovrebbe essere anche il nostro di fronte al mistero di Dio che si fa vicino, solidale con le sofferenze del mondo, che vince il male non con la forza, ma con la mitezza, che pone anche nella nostra vita tanti segni del suo amore fedele.

Attraverso immagini dell’Antico Testamento il Battista rivela il nome e insieme la missione di Gesù. L’agnello evoca la mansuetudine, l’innocenza, il sacrificio. L’agnello pasquale era stato immolato per la liberazione dalla schiavitù e il Servo sofferente, narrato da Isaia, era colui che avrebbe portato su di sé con mitezza il peso delle iniquità. Gesù è il nuovo agnello pasquale che dona la vita fino alla fine per riconciliare il mondo al Padre. È l’agnello che toglie non i peccati, ma la radice di ogni peccato: la presunzione di poter fare a meno di Dio, il sospetto che Egli sia un “rivale” alla nostra felicità. Il paradosso è questo: un Dio che si fa carne non per dominare, ma per servire, che sceglie la via della mitezza per togliere potere al peccato, che prende su di sé il male del mondo e lo sconfigge con la forza dell’amore. Gesù assume in modo radicale la nostra umanità, anche quei limiti e fragilità che non vorremmo avere. Gesù entra nel tempo, entra nella nostra storia di gioie e di ferite per abitarle dall’interno e donare nuova vita.

Giovanni è anche testimone dello Spirito Santo che scende su Gesù in forma di colomba, non per un momento, ma per rimanere stabilmente in lui. Anche la colomba è un’immagine significativa nell’Antico Testamento: esprime lo spirito che aleggiava sulle acque nei giorni della creazione, la colomba che Noè inviò dall’arca per verificare che le acque si fossero ritirate, la sposa del Cantico dei Cantici. Lo Spirito che ha accompagnato tutta la storia d’Israele giunge alla pienezza in Gesù. E Lui, battezzando nello Spirito Santo, immerge l’umanità nella vita stessa di Dio. Anche noi dal giorno del nostro Battesimo siamo abitati dallo Spirito che rende la nostra vita un “Ecco!”. Giorno dopo giorno possiamo indicare il Salvatore con le nostre piccole e grandi scelte e lo stile di vita. La Colletta del giorno è la preghiera che possiamo fare nostra perché, figli amati nel Figlio, camminiamo insieme sulle strade del mondo, “miti e umili” di cuore come il nostro beneamato Gesù: “O Padre, che in Cristo, agnello pasquale e luce delle genti, chiami tutti gli uomini a formare il popolo della nuova alleanza, conferma in noi la grazia del battesimo con la forza del tuo Spirito, perché tutta la nostra vita proclami il lieto annunzio del Vangelo”. (Colletta della II domenica del Tempo ordinario - anno A)

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