sabato, 25 maggio 2024
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“In carcere si tocca il fondo, da lì si costruisce umanità”

Intervista al direttore dell’Istituto penale minorile di Treviso, Girolamo Monaco, dopo la conferma della chiusura entro due anni.: “La violenza è oggi un’emergenza sociale che riguarda tutti”

“Qui dentro costruiamo umanità” racconta il direttore dell’Istituto penale per minorenni Girolamo Monaco. Lo fa commentando l’incontro di qualche settimana fa con il sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari, che, durante la visita, ha annunciato la chiusura dell’Ipm di Treviso entro due anni, e il trasferimento nella nuova struttura in costruzione a Rovigo. “Il sottosegretario ha incontrato i ragazzi, ha parlato con loro, si è reso conto del lavoro che facciamo, perché chi arriva qui tocca il fondo, ma dal fondo si può risalire, soprattutto i ragazzi devono avere una seconda possibilità”, ha chiarito il direttore. Ora, alle sfide quotidiane, si aggiunge il trasferimento: “L’Ipm di Treviso non è una struttura adatta ai ragazzi e adeguata alle loro esigenze - spiega Monaco -, nasce come spazio per gli adulti, poi negli anni Ottanta è stata adattata ai ragazzi, ora tornerà agli adulti, sarà destinata a chi gode della semi libertà e lavora all’esterno. Qui, al momento, non c’è spazio per attività ludiche, non possiamo neanche usufruire del campo da calcio, perché l’unico presente, quello degli adulti, al momento non è agibile. Non ci sono spazi idonei, siamo sempre in sovraffollamento. Quando abbiamo riaperto, dopo l’incendio, ci era stato detto che avremmo accolto al massimo dieci minori, di posti ne abbiamo quindici, ma per esempio al momento ci sono venti ragazzi. Quella di Rovigo sarà una struttura nuova, adatta ai minori, con la disponibilità di trenta posti”.

Il lavoro di giustizia riparativa

“Quello che dovremo fare, in questo tempo, sarà provare a far crescere a Rovigo una rete di relazioni con l’esterno. Qui a Treviso la rete è la nostra forza, c’è la scuola, il Cpia Manzi, ci sono le associazioni di volontariato, c’è la Caritas, il Tavolo per la giustizia riparativa, e tutti lavorano per un sogno comune, quello di far uscire questi ragazzi, dargli un’opportunità. Questa rete andrà costruita per bene anche a Rovigo, perché è fondamentale. Quando un giovane viene arrestato subisce un trauma, c’è un prima e un dopo, cresce la rabbia, non ha la consapevolezza di cosa ha fatto. Poi intervengono gli educatori e gli psicologi, gli agenti, che, comunque, devono essere un modello educativo. Da qui il ragazzo, che nel momento dell’arresto tocca il fondo, deve lavorare per la consapevolezza di ciò che ha fatto, un nostro ragazzo, che ora è uscito con una misura di detenzione alternativa al carcere, prima ha svolto un servizio sociale alla mensa della Caritas, perché è necessario riparare il danno fatto, ricucire lo strappo con la società, da qui si può ripartire, soprattutto i minori ce la possono fare”.

L’emergenza sociale della violenza

In ipm, dunque, si recuperano le esperienze di crescita che non sono state fatte, ci si rende conto che esistono dolori e problemi più grandi dei proprio, ma soprattutto si fanno i conti con le conseguenze di comportamenti violenti. “Quella della violenza nei ragazzi è una vera e propria emergenza sociale. Il carcere è lo specchio della società in cui viviamo, dunque se trent’anni fa i reati erano quelli di furto e rapina, perché vivevamo in una società povera, oggi, invece, i ragazzi sono qui per risse, violenze, abusi, spaccio. Su venti ragazzi ce ne sono quattro che sono qui per omicidio. E arrivano sempre più giovani, se una volta avevano almeno 16 anni, ora ne hanno 14, sono bambini. E’ cambiata la modalità sociale di gestire il disagio, ora si gestisce con la violenza. Sono gli adulti che danno dei modelli sbagliati, viviamo in un mondo in cui la violenza diventa il modo naturale per reagire e risolvere i problemi. Si badi bene che non è un problema che viene da fuori, qui ci sono ragazzi del territorio, è un problema che ci riguarda tutti. C’è bisogno di sostegno educativo. La giustizia riparativa ci aiuta, dunque a elaborare una richiesta di perdono, prendendo consapevolezza del danno fatto per ripararlo, mettendosi a servizio della società”.

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