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Fism: il convegno con 800 docenti ed educatori per “costruire ponti”
Le 202 scuole dell’infanzia paritarie della Fism di Treviso si dichiarano pronte non ad “alzare muri”, ma a “costruire ponti”. Lo ha detto a chiare lettere Simonetta Rubinato, presidente della Fism, che a Santa Lucia di Piave, sul tema “Per un’alleanza educativa rinnovata”, ha organizzato l’assemblea provinciale con 800 maestre, i vescovi di Vittorio Veneto, Riccardo Battocchio, e di Treviso, Michele Tomasi, l’assessora regionale Paola Roma, la presidente dell’Associazione Comuni Marca trevigiana Mariarosa Barazza, e Francesca Pastro della direzione territoriale scolastica di Treviso.
Quindi, presidente, l’integrazione non passa semplicisticamente per il tetto agli stranieri?
Alla politica che discute di tetto agli stranieri nelle scuole, noi facciamo una proposta alternativa: rendere obbligatoria la frequenza alla scuola dell’infanzia e far sì che le famiglie, anche straniere, possano scegliere dove mandare i propri bambini senza più dover fare una scelta obbligata per non pagare la retta. È dimostrato che i bambini di pochi anni sono nella fase di maggiore apprendimento. In sei mesi possono imparare la lingua, acquisendo così il primo strumento di integrazione. Le 200 scuole aderenti a Fism Treviso accolgono già molti stranieri. E potrebbero accoglierne molti di più se le famiglie non fossero costrette a pagare la retta. Ecco perché l’effettiva parità scolastica, che da anni auspichiamo, è un traguardo non più rinviabile. Mettiamo le risorse sulla gratuità dell’accesso alla scuola dell’infanzia; in provincia di Treviso sono 1.082 i bambini che non entrano nella scuola dell’infanzia a tre anni.
Se permette, facciamo un po’ di conti in casa Fism...
Siamo 202 scuole dell’infanzia, con qualche chiusura ed accorpamento rispetto al 2025, 11.633 i bambini iscritti, di cui 1.308 stranieri e oltre 200 con bisogni speciali (certificati, con disturbi di linguaggio e di apprendimento), 629 gli insegnanti e 122 di sostegno. A questi dati vanno aggiunti i 62 asili nido associati, frequentati da 1.820 bambini affidati a 263 educatrici e 108 sezioni primavera, frequentate da 1.351 bambini affidati a 161 educatrici. In totale 14.804 bambini iscritti e 1.175 docenti ed educatori impiegati.
I contributi dello Stato e della Regione restano insufficienti?
I contributi sono in una certa percentuale aumentati, ma ancora non possiamo parlare di parità, le famiglie sono costrette a pagare una retta e questo è il grande muro da abbattere per l’accesso alla scuola dell’infanzia. Eppure, siamo molto vicini a raggiungere l’obiettivo di partecipazione dei bambini alla scuola dell’infanzia previsto dall’Unione Europea per il 2030, Questo obiettivo è al 96%, noi siamo già al 94,7%. Col Covid erano scesi al 70% di partecipazione, nell’ultimo anno scolastico sono saliti a quota 92,3% di partecipazione. Ma non ci accontentiamo. Neppure di arrivare al 96%. Noi dobbiamo portare tutti i bambini dai 3 ai 6 anni alla scuola dell’infanzia attraverso l’obbligo, o comunque abbattendo la barriera della retta per le nostre scuole dell’infanzia. Abbiamo oltre 1.500 bambini stranieri nelle nostre scuole, ma la percentuale nella scuola statale è doppia.
Perché è doppia?
Per un motivo semplice, da noi c’è la retta. Allora deve essere garantita parità di accesso per tutti. E, si badi, facciamo miracoli per non aumentare le rette. Disponiamo, per esempio, di un migliaio di volontari. La nostra retta è 200 euro al mese di media, in una scuola statale sono quasi 100 euro solo per la mensa. Quando chiediamo l’aumento dei contributi, lo facciamo anche per migliorare la qualità del servizio.
Insegnanti ne trovate ancora?
Uno dei temi critici della nostra rete paradossalmente non è più solo la diminuzione dei bambini e quindi delle entrate da rette, ma è che non si trovano insegnanti, c’è una criticità drammatica nel trovare personale per questa fascia di età, educatrici e docenti con titolo per la scuola dell’infanzia. L’università deve intervenire con maggiori posti a disposizione, perché in Veneto abbiamo solo 300 posti. La criticità è nell’ordine del 40%.
Il vescovo Michele: Un’alleanza educativa da rinnovare
Per dove passa l’integrazione? Il vescovo di Treviso, Michele Tomasi, lo ha spiegato puntualmente nella sua riflessione al 53° convegno della Fism provinciale, parlando di formazione integrale. “Chi lavora nella prima infanzia lo sa forse meglio di chiunque altro, perché soprattutto con i più piccoli non si può educare «a pezzi»; si educa sempre con tutto ciò che si è. Un’educatrice non trasmette solo contenuti: trasmette il modo in cui guarda un bambino, il tono con cui gli parla, la pazienza con cui aspetta che sia pronto. È, in questo senso, «materia» essa stessa, prima ancora di insegnarne una. Anche questo, chi vive ogni giorno tra bambini che imparano a condividere un gioco o a chiedere scusa, lo conosce bene: è lì, in quelle piccole scene quotidiane - un litigio per un’altalena, un pianto per un gioco conteso, un «mi dispiace» detto e accettato - che si costruisce, un frammento alla volta, o si sfascia, la pace del mondo di domani. Si può imparare la mitezza, come ogni virtù: la si impara, e si impara presto, o si fa più fatica a impararla dopo”. Al vescovo era stato affidato il compito di “disegnare nuove mappe di speranza” per “rinnovare l’alleanza educativa, custodire l’umano”. E mons. Tomasi lo ha fatto scandagliando ogni aspetto dell’educazione (che è sempre opera corale), comprese le ricadute dell’intelligenza artificiale. E in tempi di conflittualità crescente come quelli che viviamo, il vescovo Michele ha osservato che “disarmare le parole, alzare lo sguardo, custodire il cuore non sono tre compiti separati, ma un solo compito, lo stesso che la Fism di Treviso porta avanti, con fedeltà e con fatica, da 53 anni; è il compito che vi affido di nuovo, con gratitudine - ha detto rivolto alle insegnanti -, in questo nuovo anno scolastico”. Il vescovo, inoltre, ha collocato il lavoro quotidiano delle scuole dell’infanzia paritarie dentro la lunga storia dell’educazione cristiana. Una storia nata anche dalla scelta di andare incontro ai più poveri in ambiti, come ricordato da papa Leone, “dove lo Stato era assente”.
In apertura dei lavori, il vescovo Riccardo Battocchio aveva sottolineato i valori dell’alleanza educativa, specie in tempi così complessi, un’alleanza tra le Diocesi, le comunità parrocchiali e le scuole paritarie dell’infanzia. Una relazione feconda da portare avanti con determinazione. Di alleanza ha parlato anche il prof. Mario Becciu, psicoterapeuta e docente all’Università Pontificia Salesiana di Roma, sottolineando che “l’alleanza educativa si costruisce prendendosi cura delle relazioni con i bambini, certo, ma anche con i genitori che vanno visto come co-educatori e non controparti”. Un concetto ripreso anche dal coordinatore pedagogico Fism, Francis Contessotto: “È questa la sfida che ci unisce oggi: rinnovare l’alleanza educativa per custodire l’umano, generare speranza e offrire ai bambini e alle bambine radici solide e ali per il futuro”.



