Mauro Corona è noto al pubblico anche per la sua partecipazione, in qualità di opinionista e tuttologo,...
Rito di ammissione al diaconato per sei candidati
Sabato 10 gennaio, nella chiesa parrocchiale di Rio San Martino, a Scorzè, c’era una comunità in festa e raccolta, pronta ad accogliere l’Eccomi di Danilo, Paolo, Vanni, Andrea, Giuseppe e Doriano: semi di speranza a una chiamata che si apre verso la strada del Diaconato permanente. Un “sì” a un nuovo cammino.
Una chiesa dedicata a San Martino, un santo che si è chinato sui più poveri per donare parte di ciò che aveva. Un richiamo non casuale e forte al nostro essere tutti attenti ad agire di fronte allo sguardo di chi è nel bisogno. È un “Eccomi” che nasce come risposta a una chiamata che richiede tempo, formazione e preghiera. Sono stati tre anni circa di preparazione, di studio, di discernimento - che ancora continua - e di incontri che proseguono. Ed era bello sentire, nell’omelia del nostro vescovo Michele, l’accostamento di questi anni di studio e formazione, vissuti da questo gruppo in discernimento, al “nascondimento” di Gesù nella sua vita familiare, prima di iniziare quella che si definisce la vita “pubblica”. Una Chiesa che non è ferma, ma che cammina. È questo, infatti, un cammino che sorprende sempre. Non ci sono stati incontri, dialoghi o confidenze che non abbiano rivelato la preziosità del dono che Dio manifesta quando diciamo il nostro “sì”.
Come tutor di questo gruppo, assieme a mia moglie Maureen, abbiamo accompagnato con gioia anche questo cammino, scoprendo sempre la bellezza della particolarità di questa chiamata: essere chiamati a servire in modo particolare il Signore e la sua Chiesa. Un percorso che ha visto uomini sposati, e non, impegnarsi a scoprire ogni giorno la particolarità di questo dono, che nasce all’interno di un “sì” già manifestato nel sacramento del Matrimonio o, per chi non è sposato, in un “sì” al celibato.
Un “sì” che nasce nella famiglia, dove tutta i i membri sono coinvolti. In modo particolare, infatti, per chi è sposato, la moglie ha un ruolo che non è marginale: segue la formazione e partecipa agli incontri, perché la formazione aiuta a chiarire il “sì” che è chiamata a dire per il prosieguo del percorso, come abbiamo visto nel rito celebrato, ma anche, poi, nel sostenere il marito e crescere insieme in questo cammino.
Semi di speranza, quasi nascosti agli occhi di molti, ma che lentamente e per volontà di Dio crescono passo dopo passo, quasi impercettibilmente, a volte tra inevitabili interrogativi, ma continuano a crescere. Un gruppo che condivide gioie e preoccupazioni e che, grazie anche allo stare insieme, si sostiene reciprocamente. Un invito per noi tutti a pregare affinché il Signore sostenga tutte le vocazioni nella Chiesa.



