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Il ritorno in Terra santa: potente esperienza di vita e di fede

Emozioni e riflessioni di un pellegrino nei luoghi di Gesù Cristo. Dai 18 al 25 luglio il pellegrinaggio diocesano
22/01/2026

Da molto tempo desideravo prendere parte a un pellegrinaggio con questa destinazione finché si è concretizzata questa opportunità che considero una grazia ricevuta. Dal 28 dicembre al 3 gennaio, beneficiando della guida spirituale di don Michele Marcato e don Gianni Biasi, abbiamo potuto visitare alcuni dei principali luoghi – alcuni archeologicamente provati, altri consolidati dalla devozione, altri semplicemente evocativi – in cui è vissuto e ha operato Nostro Signore Gesù Cristo. Se i segni sono stati bene interpretati, è possibile affermare che il nostro pellegrinaggio è stato non solo benvenuto in Terra Santa, ma anche custodito dall’Alto: ha piovuto abbondantemente (l’acqua è sempre benedetta in un posto desertico), sono apparsi vari arcobaleni, segni dell’alleanza di Dio con gli uomini (Gen 9), e ci sono state alcune “coincidenze” fuori programma di cui tutti abbiamo beneficiato (come l’incontro con il patriarca latino, il card. Pierbattista Pizzaballa).

È stata un’esperienza che mi ha immensamente arricchito, non solo dal punto di vista spirituale, ma anche umano e culturale. Sono stati giorni di rara e straordinaria intensità per le esperienze vissute in luoghi di culto come nelle opere di carità.

Abbiamo iniziato con Ein Karem, luogo in cui Maria visitò la cugina Elisabetta e cantò il Magnificat, per poi procedere verso Betlemme, nella Basilica della Natività, dove si è potuto gustare per tutto il tempo necessario l’evento di un Dio che si è fatto bambino, chiedendo il “permesso” a una donna e a un uomo. A Nazareth, nella casa di Maria, nel luogo dell’Annunciazione dell’angelo Gabriele, abbiamo contemplato quel “sì” che ha permesso allo Spirito Santo di realizzare l’Incarnazione-concepimento. E dopo aver considerato i trent’anni nascosti di Gesù a Nazareth, in località Qasr el Yahud, sito del battesimo nel fiume Giordano, abbiamo contemplato l’inizio del suo ministero pubblico, nonché la manifestazione del Dio Trinitario.

Ma si trova a Gerusalemme il luogo più importante per l’intera umanità che custodisce il cuore del nostro credo: la chiesa del Santo Sepolcro, dove il Risorto ha vinto la morte. Una chiesa su più piani ingloba la calotta rocciosa sopra la quale venne eretto il crocifisso (Golgota), il Sepolcro stesso, la cava ove fu trovata la Santa Croce. Sempre a Gerusalemme si trovano anche la chiesa della Dormitio di Maria che ne commemora l’Assunzione in corpo e anima e il Cenacolo, dove Gesù istituì l’Eucarestia e lo Spirito Santo discese sugli Apostoli nel giorno della Pentecoste. Ma è stato importate anche toccare con mano le rovine del Tempio di Erode il Grande – ricostruito sulle macerie di quello eretto da Salomone – sopra le quali si incontrano/scontrano le tre grandi religioni monoteiste: in quel Tempio, distrutto nel 70 d.C., Gesù fu presentato e ritrovato, da adulto vi ha insegnato, predicato, guarito i malati e da lì ha scacciato i mercanti.

Di fronte a Gerusalemme, si erge il Monte degli Ulivi, oggi parzialmente urbanizzato dove, sulla via per Betania, i Bizantini hanno individuato il luogo dell’Ascensione di Nostro Signore, edificandovi una chiesa a cielo aperto. Da Betfage, oltre il Monte degli Ulivi, come la Domenica delle Palme, è iniziata la nostra discesa fino alla Porta Aurea – oggi chiusa nelle mura orientali della città – da cui Gesù è entrato nel Tempio. Dalla preghiera del Getsemani, commemorata nella Chiesa delle Nazioni, passando alla prigione nella casa del sommo sacerdote Caifa (oggi Chiesa del Gallicantu per rimembrare i 3 rinnegamenti di Pietro) abbiamo, poi, percorso la Via Dolorosa che attraverso il suk (mercato) del quartiere arabo.

Poter camminare in tutti questi luoghi consente di immedesimarsi al tempo di Gesù, avendo la possibilità di abbinare scene e sensazioni concrete alla Parola del Vangelo. Mi hanno particolarmente colpito Cafarnao e il lago di Tiberiade, dove Gesù dapprima chiamò con sé Pietro e Andrea e poi, da risorto, incaricò Pietro di pascere il suo gregge. Anche il sito della piscina probatica a Gerusalemme, dove il paralitico fu guarito, ci permette di rivere il Vangelo come se fossimo testimoni oculari.

Ma il pellegrinaggio in Terra Santa vuol dire anche adoperarsi in carità verso il prossimo, verso gli svantaggiati, gli oppressi, gli affamati, gli ultimi delle popolazioni locali. Mi hanno profondamente scosso le visite a due orfanotrofi, mentre ha positivamente impressionato il coraggio, la tenacia, la speranza, la fede delle persone che abbiamo conosciuto, sia nella cena vissuta da una famiglia di Betlemme, sia nella comunità di Taybeh, l’antica Efraim (cf. Gv 11,54), unico villaggio totalmente cristiano in Palestina, così come nel deserto, sulla strada che sale da Gerico a Gerusalemme, dove alcune suore straordinarie stanno aiutano le donne beduine a recuperare la loro antica arte del ricamo. Abbiamo constatato che le Opere della Divina Provvidenza si concretizzano anche tramite le nostre azioni e che per questo siamo chiamati a dare il nostro contributo.

Sono rientrato ricaricato con delle immagini potenti che stanno facendo ardere nel mio cuore un enorme desiderio di portare frutto nella mia vita e in quella altrui. Tra le molte immagini, vorrei menzionarne il mosaico di Tabgha – luogo della moltiplicazione dei pani e dei pesci – raffigurante i due pesci e “solo” quattro pani: noi stessi siamo chiamati a offire il quinto pane, affinché poi sia Gesù a realizzare il miracolo della moltiplicazione.

Infine, non poteva mancare la visita al memoriale dell’olocausto Yad Vashem, luogo in cui riflessione e silenzio sono d’obbligo per poter commemorare non solo le vittime della Shoah, ma anche tutte quelle dei genocidi di ieri e di oggi, affinché tragedie simili non si ripetano mai più.

Consiglio, quindi, vivamente di partecipare al pellegrinaggio, specie se l’idea sussiste già da tempo. I pellegrini sono rispettati, protetti e apprezzati per la loro generosa carità cristiana. Il pellegrinaggio è un’esperienza di vita potente, trasformativa, dalla quale la fede ne esce decisamente ravvivata.

Pellegrinaggio dal 18 al 25 luglio

Andare in Terra Santa è certamente un pellegrinaggio nei luoghi santi, ma anche tanto di più. Oggi più che mai, è un cammino di incontro e di responsabilità. Partiamo per vedere con i nostri occhi i luoghi del Vangelo e per incontrare chi vive quelle terre, segnate da conflitti, dolore e incertezza. Quando la sofferenza sembra aver consumato ogni speranza, tornare in Terra Santa significa scegliere di condividere un dolore che non si arrende e diventare strumenti di pace e segni di una rinascita possibile. Ogni passo che faremo sarà accompagnato dalla consapevolezza che la fede si esprime anche nel ridare futuro a chi crede di non averne più. Per iscriversi, compilare e inviare il modulo al link www.fratesole.com/in-partenza/modulo-di-preiscrizione.

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