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Giovani veneti: svogliati, realisti o nessuna delle due?

Abbiamo la memoria corta: ho vissuto di persona nei primi anni duemila la forte preoccupazione di un’eccessiva scelta dei licei per la scuola superiore. “Non vorrai mica che mio figlio faccia l’operaio o il magazziniere?”. L’allarme sorse con il crescere del dato sulla dispersione scolastica, perché non tutti erano adatti a quel tipo di scuola, che però era la preferita dai genitori. Vent’anni dopo siamo a commentare i dati sulla scelta della scuola superiore dei ragazzi veneti, pubblicati di recente dall’Ufficio scolastico regionale per il Veneto. Crescita degli istituti professionali, calo dei licei e dei tecnici che sono, comunque, ben sopra la media nazionale. Analisi sociologica: tempi oscuri per questi giovani veneti senza speranze, senza visione, attaccati a un futuro pratico e all’apparenza poco ambizioso. Che il livello di felicità percepita dai nostri giovani sia più basso rispetto ad altre regioni, è stato già monitorato (cfr. ricerca “Giovani e sostenibilità”, Iusve-Ipsos, 2024), ma nel caso della scelta scolastica il dato quantitativo non basta e va confrontato con dati qualitativi più significativi. La dispersione scolastica si è abbassata e i dati Invalsi sui risultati di competenza matematica e linguistica al termine delle superiori, aggregati per tutte le scuole, pongono il Nord est al primo posto e il Veneto tra le primissime posizioni, a discapito di quelle regioni in cui il 60% dei ragazzi frequenta i licei. Anche la scelta e l’articolazione dei percorsi professionali si è diversificata, permettendo passerelle e opportunità una volta impensabili. Il rapporto con le imprese e il territorio è cresciuto, al netto dell’inverno demografico che impatterà notevolmente nei prossimi anni. Quindi, tutto bene? Solo all’apparenza. I dati ci dicono, infatti, che, anche se il Veneto è ai primi posti, i livelli di apprendimento sono, comunque, pericolosamente in calo, soprattutto negli anni post-Covid. E siamo tra i primi perché gli altri fanno anche peggio. Come sempre, la realtà è più complessa di quel che sembra.

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