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Un protocollo per una Città amica delle persone con decadimento cognitivo

Altri sette Comuni della Marca firmano il protocollo. In una società che invecchia, le Istituzioni si impegnano per promuovere un modello di intervento sociale che punti all’inclusione
02/05/2024

Si è parlato di politica con la P maiuscola martedì 23 aprile nell’auditorium del Museo di Santa Caterina, nel momento in cui sette sindaci della “Grande Treviso” hanno firmato il protocollo d’intesa “Comune amico delle persone con demenza”. Un’iniziativa promossa da Israa, prima firmataria nella Marca, che esattamente due anni prima ha ottenuto la sottoscrizione del Comune di Treviso, ma anche di altri otto importanti attori territoriali: l’Ulss 2, la Camera di commercio, la Diocesi, la Prefettura, il Centro servizi volontariato, Mom, l’Ufficio provinciale scolastico e l’associazione Alzheimer uniti Italia onlus.

Quello della “Città amica” è un modello di intervento sociale che promuove l’inclusione e l’autonomia delle persone affette da demenze, 1.200.000 in Italia, per ridurre le difficoltà e le crisi cui vanno incontro tanto loro quanto le loro famiglie, contribuendo così ad arginare situazioni che possono causarne la scomparsa.

L’adesione ha tutta la concretezza dell’assunzione di responsabilità di fronte alla propria comunità nel lavorare su una precisa lista di azioni. “Così Treviso è davvero una «Grande Treviso», una Grande Treviso solidale” commenta con commozione il presidente Israa, Mauro Michielon, passando in rassegna i volti dei nuovi sette sindaci firmatari, rappresentanti di Arcade, Breda di Piave, Maserada sul Piave, Ponzano Veneto, Povegliano, Spresiano e Villorba.

La data del 23 aprile 2024, cui si è giunti dopo un percorso lungo anni, sancisce un gran risultato, se consideriamo che secondo il report nazionale (2021-2023) dell’osservatorio demenze dell’Istituto superiore della sanità (pubblicato nel gennaio 2024) i Comuni amici della persona con demenza erano 57 a livello nazionale (di cui 44 solo al Nord), con la quota del Veneto che da quel giorno sale da 6 a 13: così la Marca conferma la sua leadership sul tema, non solo a livello regionale, ma anche nazionale, essendo la provincia con più sottoscrizioni. Un risultato molto apprezzabile in un territorio in cui, come ricorda il professor Marco Trabucchi, presidente onorario Aip (associazione italiana di Psicogeriatria), sono già attive molte iniziative lodevoli tanto di supporto alle persone con demenza e ai loro familiari, quanto di formazione, conoscenza e consapevolezza del tema verso la cittadinanza, quali i Caffè Alzheimer e i Centri di sollievo.

“E’ importante educare i cittadini a essere sensibili alle difficoltà e alle sofferenze degli altri, chiedendo alla comunità di rispondere non solo con generosità, ma anche con conoscenza della malattia e dei migliori comportamenti da adottare - commenta Trabucchi -. Se il Comune ha un ruolo attivo, i cittadini rispondono altrettanto attivamente; la rete non funziona solo dal basso verso l’alto o viceversa: è necessario sempre agire insieme”.

Il quadro demografico, del resto, spinge a un’azione responsabile nei confronti del tema. Il numero di ultra ottantenni in provincia di Treviso nel 2022 era di 64.387 persone, ma nel giro di trent’anni scarsi sarà quasi il doppio: ben 111.389. Ecco allora che occuparsi oggi di demenze significa lavorare soprattutto in termini di prevenzione.

“La Città amica non è una bacchetta magica, ma dovrebbe diventare uno stile di vita in cui la comunità viene prima del singolo - spiega la dottoressa Manuela Berardinelli, presidente nazionale dell’associazione Alzheimer Italia onlus -. Per farlo, da quest’anno come associazione abbiamo deciso di investire molto sulla formazione (anche con dei corsi online) per spiegare il progetto e spingere nuovi Comuni e istituzioni ad aderire. Possiamo dare risposte solo se ciascuno di noi si impegna a fare la propria parte”.

Non solo, quindi, il mondo del volontariato, ampiamente ringraziato in questa sede, ma che porta sulle sue spalle un peso davvero troppo grande, pur con enorme decisione e abnegazione: sono le Istituzioni, Amministrazioni comunali in primis, a essere invitate a diventare “attori di salute”, a fare politica con la P maiuscola.

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