martedì, 21 aprile 2026
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Papa Francesco, il ricordo del vescovo Michele un anno dopo: “Ci ha aiutati a vedere il volto misericordioso di Dio”

“Ha sostenuto tutto il mondo ad ascoltare il grido del creato e quello, intimamente connesso, dei poveri. Ci ha mostrato che ciascuno è fratello e sorella. Ci ha spronati, in tutti i modi, ad essere Chiesa in uscita, ad annunciare un Vangelo vivo al mondo e alle persone di oggi”, scrive il Vescovo di Treviso

Nell’anniversario della morte di papa Francesco ci uniamo a tutta la Chiesa in preghiera per fare grata memoria per il suo intenso e prezioso ministero di guida della Chiesa cattolica.

Papa Francesco ci ha aiutati a vedere il volto misericordioso di Dio, ci ha ricordato che siamo legati da una fratellanza universale, uniti in modo indissolubile in un mondo in cui tutto è interconnesso. Ha sostenuto tutto il mondo ad ascoltare il grido del creato e quello, intimamente connesso, dei poveri. Ci ha mostrato che ciascuno è fratello e sorella. Ci ha spronati, in tutti i modi, ad essere Chiesa in uscita, ad annunciare un Vangelo vivo al mondo e alle persone di oggi, di accogliere le loro inquietudini, a fare nostre le loro speranze. Ci ha insegnato in molti modi ad essere fedeli al Signore Gesù Cristo, e ci ha aperto gli orizzonti a volte difficili, ma sicuramente promettenti di bene, della sinodalità nella Chiesa, dell’ascolto comunitario di quanto la Parola di Dio ci chiede e della partecipazione di tutti alla vita della Chiesa. Ci ha spinti a divenire Chiesa missionaria, capace di trasmettere la gioia del Vangelo in maniera sempre nuova, sempre viva. Ci ha insegnato a vedere e a valorizzare la “santità della porta accanto” e a vivere l’amore di Dio nelle nostre vite quotidiane. Ci ha chiesto di fare spazio ai giovani, ai loro sogni, ai loro bisogni, ai loro linguaggi.

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Ci ha indicato di far incontrare le generazioni tra di loro, e a non considerare mai nessuno, per nessun motivo, come uno scarto. Ha chiesto l’impegno per costruire un’economia che non uccide, ma che invece fa sviluppare le persone ed i popoli, ed una buona politica, dell’ascolto e della costruzione del bene comune e della pace.

Ci ha impegnato – e il Vangelo ci impegna ancora – ad “accogliere, proteggere, promuovere ed integrare” i migranti e i profughi, e a fare, certo, la nostra parte come Chiesa, ma anche come società tutta, assieme alle istituzioni, affinché la dignità di ciascuno venga protetta e custodita.

Ci ha guardati con lo sguardo di un amore esigente di padre, ci ha mostrato l’orizzonte grande dell’amore di Dio, l’attenzione alla storia, il coraggio di sfide sempre nuove, il camminare insieme.

E come dimenticare quando, in pena pandemia, ha portato su di sé le fatiche del mondo intero, rappresentandoci tutti nella Via Crucis del venerdì santo del 2020, punto di riferimento per tutti, segno autentico di speranza.

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Di recente papa Leone XIV ha scritto ai cardinali di tutto il mondo che l’esortazione di papa Francesco Evangelii gaudium continua “a rappresentare un punto di riferimento decisivo: essa non introduce semplicemente nuovi contenuti, ma ricentra tutto sul kerigma come cuore dell’identità cristiana ed ecclesiale. È stata riconosciuta come un vero «soffio nuovo», capace di avviare processi di conversione pastorale e missionaria, più che di produrre riforme strutturali immediate, orientando così in profondità il cammino della Chiesa”.

Il grazie al Signore per il dono del pontificato di papa Francesco si fa allora impegno a continuare a farci sospingere da questo “soffio nuovo”.

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