sabato, 08 agosto 2026
Meteo - Tutiempo.net

A Treviso il manifatturiero segna +4,9%

I dati dell’indagine Unioncamere del Veneto sul secondo trimestre 2026 sono positive. Però, avverte Francesco De Bettin, presidente della Camera di commercio Treviso-Belluno, “una strategia basata solo sulla resilienza non costruisce futuro”

L’indagine di Unioncamere del Veneto sull’andamento del manifatturiero nel secondo trimestre 2026 mette in evidenza delle dinamiche congiunturali positive: a Treviso la produzione rimbalza del +4,9% rispetto al trimestre precedente, sostenendo un trend di crescita su base annua del +2,8%; a Belluno la variazione congiunturale della produzione è del +3,2% per un trend su base annua del +2,5%. Aumenta in entrambe le province il grado di utilizzo degli impianti, e si allunga l’orizzonte di produzione assicurato dal portafoglio ordini. “

L’industria manifatturiera veneta dimostra una capacità straordinaria di sapersi adattare al contesto globale incerto, ma - si premura subito di sottolineare Francesco De Bettin, neo-Presidente della Camera di Commercio di Treviso - Belluno-Dolomiti credo sia opportuno fornire alcuni elementi di contorno che aiutino a capire il perché di questi risultati”.

Secondo De Bettin, infatti, “questi dati positivi sono effetto di una concomitanza singolare di fattori: la coda delle spese legate al Pnrr, un ciclo internazionale positivo per il rinnovo dei macchinari e delle tecnologie 5.0, paradossalmente alimentato proprio dall’incertezza globale che impone di rinnovare i sistemi di intelligence legati ai processi produttivi (oltre che dai primi effetti in Italia dello sblocco dell’iper-ammortamento). Ripartono filiere importanti che hanno accusato difficoltà in passato: il rilancio della produzione in Italia del Gruppo Stellantis sta portando vantaggi anche alle imprese del nostro territorio legate alla componentistica per l’automotive; riparte il legno arredo, soprattutto nell’alto di gamma e nel contract. Non escludiamo inoltre – aggiunge De Bettin – che nel trimestre in esame, complice l’allentamento temporaneo della pressione inflazionistica, una parte delle imprese abbia giocato d’anticipo su scorte e commesse, cavalcando a proprio favore l’incertezza e prevenendo così possibili rallentamenti nelle forniture e rialzi dei costi di produzione. È una concomitanza di fattori che la nostra manifattura ha saputo sfruttare in modo intelligente (i dati lo dimostrano in modo inoppugnabile) ma che non ci deve indurre a letture troppo consolatorie”.

L’invito è comunque quello alla massima cautela, visto che sulla raccolta ordini, in particolare, il dato è molto emblematico: il 40% degli intervistati è per la stazionarietà. “a mio giudizio - continua De Bettin - un futuro meno incerto e meno eterodiretto ce lo possiamo costruire se riusciamo ad essere più ambiziosi, più interpreti attivi della nuova geoeconomia. Riprendo e faccio mio un esempio dibattuto in questi giorni sulla stampa. La crisi scellerata di Hormuz ha reso ormai quel posto una strozzatura globale. Un possibile rischio permanente. I Paesi del Golfo intendono investire per ridurne il potere di interdizione. E già giganti della logistica stanno valutando nuove rotte e nuove infrastrutture logistiche. Bene: che ruolo attivo possono giocare le filiere industriali italiane in questa sfida? Gli analisti ritengono che questo nuovo ciclo infrastrutturale del Golfo richiederà diverse competenze che non mancano all’Italia e ai nostri territori: non solo ingegneria complessa, ma anche imprese specializzate in impianti, componentistica, servizi ambientali. Credo si tratti realmente di una straordinaria opportunità, che tuttavia – è l’appello del Presidente – vorrei che le nostre istituzioni centrali cercassero di cogliere al meglio, in particolare la nostra diplomazia commerciale. Poi vedremo anche noi, sul territorio, come fungere da soggetti facilitatori.

Un altro punto di attenzione sollevato da De Bettin è l’impennata dei prezzi dei carburanti, che potrebbe di fatto vanificare questo rimbalzo congiunturale, visto che implica costi ulteriori sia per le aziende che per le imprese. Per questo, “una strategia basata solo sulla resilienza non costruisce futuro: anticipi di domanda, compressione temporanea dei margini di profitto, per non parlare del “pannicello caldo” del taglio delle accise, non possono costituire una soluzione strutturale a lungo termine. In questa prospettiva – qui il punto chiave che intende sottolineare De Bettin - serve davvero affrontare in modo serio, non ideologico, la questione della transizione energetica: dobbiamo liberarci progressivamente dalle dipendenze dai combustibili fossili, ma - lo sostengo da tempo - serve un approccio integrato, basato sull’uso di un mix energetico bilanciato (fotovoltaico, idroelettrico, biomasse, biogas, idrogeno e vettori innovativi). Potenziando le Cer che in questi anni sono state lanciate sul territorio per bilanciare autoproduzione e consumi. Ma - evidenzia De Bettin - credo soprattutto sia importante costruirci delle filiere attorno a questo modello di transizione energetica, a partire dalle tecnologie per gli accumuli, per compensare la fisiologica discontinuità delle rinnovabili. Lo sta facendo la Cina. Ma noi abbiamo sotto casa eccellenze come il Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Padova. Pochi giorni fa un suo docente, prof. Vito Di Noto, pioniere e fondatore della scuola padovana di accumulo e conversione elettrochimica dell’energia, ha ottenuto un prestigioso riconoscimento dall’Electrochemical Society, la più autorevole società scientifica internazionale nel campo dell’elettrochimica. Ci sono già relazioni virtuose tra il Dipartimento e il sistema produttivo locale. Ma penso che la direzione non possa che essere quella di rafforzare questo tipo di interazioni: sono queste – lo torno a ribadire - che creano discontinuità positiva e ci assicurano futuro – conclude De Bettin.

SEGUICI
EDITORIALI
archivio notizie
09/07/2026

La polemica l’ha innescata Flavio Briatore, il noto imprenditore che, quanto a offrire ghiotte occasioni...

TREVISO
il territorio