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Il valore economico dell’inserimento lavorativo delle persone fragili
Un nuovo studio, voluto dal Consorzio Intesa di Treviso (network che rappresenta 23 cooperative della provincia) e condotto dal centro studi Socialis dell’Università degli Studi di Brescia, dimostra come l’inserimento lavorativo delle persone fragili non sia soltanto una fondamentale misura di inclusione e dignità sociale, ma anche un vero e proprio investimento redditizio per i bilanci pubblici. La ricerca ha analizzato nel dettaglio l’impatto economico e sociale generato nel corso del 2024 da cinque cooperative sociali di tipo B aderenti al Consorzio, offrendo una quantificazione precisa del valore creato per la collettività.
Le cinque cooperative coinvolte (Solco, Alternativa Ambiente, Erga, Madonna dei Miracoli e Vita e Lavoro), nel corso dell’anno analizzato, hanno inserito al lavoro un totale di 143 persone con svantaggio. La gran parte degli addetti, pari all’84%, è stata assunta con un vero e proprio contratto di lavoro dipendente, coinvolgendo 120 lavoratori, mentre i restanti 23 soggetti sono stati avviati tramite tirocini formativi. Il profilo sociodemografico evidenzia il ruolo cruciale della cooperazione sociale nel reinserimento di fasce d’età mature che incontrano forti barriere d’accesso al mercato aperto: oltre la metà delle persone inserite ha più di 40 anni, con una spiccata incidenza nella fascia tra i 50 e i 59 anni, e un terzo degli occupati vanta un’anzianità lavorativa superiore ai 10 anni. Tra le tipologie di svantaggio rappresentate prevalgono le persone con invalidità fisica o psichica, che contano 71 persone, e i soggetti con disagio psichiatrico, pari a 40 persone. A questi si aggiungono 18 lavoratori con problemi di dipendenze, 11 persone in misura alternativa al carcere e 3 soggetti segnalati dai servizi per generico disagio sociale.
I numeri emersi dalla ricerca testimoniano un ritorno economico straordinario, come hanno spiegato Cristiana Paladini e Sara Capuzzi, direttrice e ricercatrice del centro studi Socialis che hanno condotto lo studio, e Simona Berlese, consulente di responsabilità sociale d’impresa che ha illustrato gli effetti sul territorio trevigiano. A fronte di benefici totali generati per la Pubblica Amministrazione pari a oltre 1 milione e 676 mila euro, e di costi sostenuti dalle istituzioni per circa 596 mila euro, il valore netto creato dalle cooperative del Consorzio Intesa ammonta a 1.080.299,12 euro. Questo significa che, in media, ogni singolo lavoratore svantaggiato inserito ha garantito alla collettività un risparmio e valore netto pari a 46.554,88 euro all’anno. L’impatto economico varia in base alle categorie, raggiungendo il picco massimo proprio nell’inserimento di persone con disagio psichiatrico, per le quali il risparmio medio pro capite supera i 52.600 euro all’anno. La quota principale di questi benefici economici va a vantaggio dello Stato, che incamera il 79% delle maggiori entrate e dei risparmi, seguito dai Comuni con l’11% e dalla Regione Veneto con il 10%.
“I risultati di questo studio dimostrano con forza che l’inclusione lavorativa delle persone fragili non è soltanto un atto di responsabilità sociale e dignità umana, ma un investimento concreto ed efficiente per la collettività – dichiara Marco Toffoli, presidente del Consorzio Intesa -. Con oltre un milione di euro di valore netto generato per le casse pubbliche dalle nostre cooperative, è evidente che la cooperazione sociale rappresenta una vera risorsa economica e una politica attiva del lavoro. Restituire autonomia e speranza a chi incontra maggiori barriere nel mercato del lavoro significa creare valore per l’intera comunità”.
All’incontro di presentazione sono intervenute Roberta Rebesani, direttrice della Direzione Lavoro della Regione Veneto e l’assessora regionale ai Servizi Sociali, Paola Roma, che ha dichiarato: “Questo incontro sul rapporto tra cooperazione sociale e welfare generativo invita a riflettere su una tematica fondamentale: l’inclusione lavorativa non è rappresentata solo da dati e numeri, bensì da persone, comunità e opportunità. Le evidenze sull’impatto delle cooperative sociali sul sistema sociale e sul mercato ci mostrano quanto il loro apporto all’inclusione lavorativa sia capace di generare un valore che viene restituito a tutti i cittadini e alle comunità presenti sul territorio regionale. Le cooperative sociali, infatti, rappresentano un ponte concreto tra le persone, il lavoro e la comunità. Esse sono realtà capaci di trasformare la fragilità in opportunità, accompagnando le persone svantaggiate nei percorsi di inclusione lavorativa e creando condizioni, affinché ciascuno possa esprimere le proprie capacità e contribuire al bene collettivo. Le attività avviate dalle cooperative sociali nella nostra regione si concretizzano in prestazioni e servizi di prossimità di tipo socio-assistenziale, socio-sanitario, sanitario, educativo, formativo, i cui destinatari sono persone e famiglie, oltre che di importante inserimento/reinserimento di persone svantaggiate nel mercato del lavoro in diversi settori economici come l’agricoltura, l’industria, il commercio o la produzione di servizi. Regione del Veneto – conclude Roma - riconosce e sostiene il ruolo della cooperazione sociale nella sua capacità di contribuire al welfare generativo, rafforzando la collaborazione tra istituzioni, servizi, imprese e cooperative sociali stesse, in quanto l’inclusione lavorativa non è soltanto una risposta a una condizione di fragilità, bensì è un investimento sulle persone e sul futuro delle nostre comunità, in grado di generare autonomia, dignità, relazioni e partecipazione”.
L’analisi dell’impatto sui bilanci pubblici è stata condotta attraverso l’applicazione del metodo Valoris. Si tratta di un modello scientifico basato sull’analisi costi-benefici che misura sia i benefici generati dalle cooperative per la Pubblica amministrazione – quali imposte sui redditi, Iva versata e spese pubbliche evitate per assistenza, sanità e sussidi – sia i costi sostenuti dalle istituzioni sotto forma di contributi ed esenzioni fiscali.
“Oltre il dato parlano le storie - ha affermato l’assessora alla Città solidale e inclusiva, Famiglia e Disabilità di Treviso, Gloria Tessarolo -. Ogni numero nasconde dietro di sé un tratto del percorso della vita di una persona, a volte di una famiglia. Il lavoro che si sviluppa in progetti che nascono in ambito sociale ha un doppio valore: da un lato è uno strumento in più nella cassetta degli attrezzi a disposizione del servizio sociale professionale degli enti locali, per guidare una persona nel percorso di ricostruzione di sé o verso l’uscita da una situazione di fragilità, dall’altro lato è realizzazione personale, è la lettura della propria esperienza attraverso la fiducia di un datore di lavoro, l’acquisizione di abilità e autonomie, la ridefinizione di sé attraverso la relazione con i colleghi e la competenza nella gestione della quotidianità. Nel lavoro si sviluppa uno spazio nel quale la persona ha una responsabilità sul proprio percorso di vita e su quanto emerge dalla sua attivazione. Si passa da un atteggiamento di delega ai servizi, all’accoglienza della propria responsabilità”.



