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Scambio tra Chiese, in Ecuador
Quello degli incontri dei fidei donum in America Latina è un appuntamento che negli anni ha avuto diverse “edizioni”. Nel 2002 a Quito si era tenuto il primo di questi appuntamenti; in Cile (Talca) il secondo, nel gennaio 2012. Tra i due, nel 2005 a Crespano, abbiamo vissuto la “settimana dei fidei donum”, anche con i missionari provenienti dal Ciad. Nei prossimi giorni, di nuovo a Quito, ci ritroveremo per un terzo incontro latinoamericano della Chiesa di Treviso, insieme al vescovo Michele, in visita in Ecuador dal 19 al 30 gennaio. Ogni appuntamento si è caratterizzato da diverse presenze, ma anche diversi obiettivi che hanno delineato un evolversi dell’esperienza, una progressiva ricomprensione del vivere la missione stessa della Chiesa oggi, in particolare per l’esperienza dei “fidei donum”.
Un po’ di storia
Il primo incontro avveniva in occasione del quarantacinquesimo anniversario dell’Enciclica Fidei donum e, in un certo senso, avrebbe voluto essere un piccolo bilancio dell’esperienza fidei donum di Treviso. In quell’occasione emergevano alcuni aspetti significativi; si diceva, infatti: “Ci è stata donata una profonda esperienza di fede, radicata nell’amore a Gesù Cristo e nella Parola ascoltata attraverso la lettura popolare delle Scritture e nella Vita; un amore vivo alla Chiesa locale nel dinamismo delle comunità di base; abbiamo coltivato la scelta preferenziale per i poveri, anche in una pastorale “samaritana”. Si faceva, poi, notare come fosse importante “curare la formazione dei partenti, inviare persone capaci di lavorare in équipe, per un progetto condiviso dalle due chiese”. L’attenzione era comunque legata al vissuto personale del fidei donum, alla sua formazione e preparazione, al suo inserimento nel nuovo contesto ecclesiale.
A questo primo incontro latinoamericano fece seguito la “settimana dei fidei donum” nel 2005 che, dopo aver sottolineato sia i punti di forza quanto le fragilità dell’esperienza, cercava di “guardare avanti” lasciandoci alcuni interrogativi ,che presagivano e rilanciavano un ripensamento dell’esperienza missionaria della nostra diocesi: “Come continuare l’esperienza fidei donum con una inevitabile diminuzione di sacerdoti? Come valorizzare la comunione e il dono reciproco tra Chiese? Come aiutare sia l’invio quanto il rientro in Diocesi? Come prevedere un reale coinvolgimento di altri soggetti ecclesiali? Come pensare il sostegno economico in modo rispettoso, promovente?
Nel secondo incontro, a Talca, vi è stata una partecipazione già inferiore di sacerdoti, ma con un volto anche più giovane, la presenza di cooperatrici pastorali, e in genere l’idea già consolidata che il fidei donum fosse chiamato a ritornare, dopo un ragionevole e convenuto tempo di esperienza in altre Chiese. Il ritorno, previsto e preparato, sarebbe stato fondamentale, parte significativa dell’esperienza stessa, perché intesa come “scambio” tra Chiese, e il ritorno avrebbe, si pensava, favorito lo scambio. Ma proprio il rientro non era percepito come una realtà facile, specie se previamente non fosse stato curato anche un reale incontro, ascolto tra Chiese, comunità, sacerdoti, laici... incontro che coinvolgesse le Chiese ben oltre l’invio, la generosità, la sensibilità della persona inviata.
A Talca, quindi, ci si chiedeva come poter “condividere” i doni della missione con la Chiesa di origine e “quali aspetti della vita pastorale ed ecclesiale vissuti in missione possono essere di stimolo alla prassi pastorale ed ecclesiale della diocesi Treviso”. Sempre più l’attenzione sembra spostarsi, dunque, dal protagonismo del singolo inviato, al suo divenire “ponte”, occasione di incontro con Chiese sorelle, ma con il “sottofondo” di una difficoltà percepita, per cui alla Chiesa che invia si chiedeva di “accompagnare” i missionari, di coinvolgersi come sacerdoti, laici, parrocchie in uno sguardo ecclesiale più grande, nel sentirci tutti chiamati a uscire dal nostro mondo per una Chiesa “in stato di missione permanente”, Chiesa in uscita: già si respiravano in America Latina gli inviti della Conferenza di Aparecida (Celam) che, successivamente, papa Francesco lancerà nell’Evangelii Gaudium.
Ora stiamo vivendo il terzo incontro; molto più ridotto nel numero di sacerdoti, che stanno avendo ormai un avvicendamento costante e veloce, perché l’andare e il rientrare fa parte dell’unica esperienza missionaria; vi è un maggior numero anche di laici, di famiglie (non tutti hanno potuto esserci).
Ci mettiamo in ascolto
Questo terzo incontro mette in luce che si sta avviando la missione come scambio e collaborazione tra Chiese; la nostra stessa visita a Quito fa seguito, infatti, ed è risposta, all’accoglienza della Chiesa di Ecuador, a ottobre, nella nostra Diocesi. Abbiamo cercato di metterci, noi, in ascolto dei loro cammini di fede, dei segni di speranza che vivono, in ascolto di cosa suscita lo Spirito in loro e, quindi, siamo andati a vedere e contemplare le “meraviglie” che il Signore compie, specie nei poveri, negli esclusi; vorremmo metterci ancor più in ascolto, anche noi, dell’unico Vangelo che le Chiese, i popoli, i poveri, ci annunciano; e la missione diventa, per tutti, appello alla conversione al Regno. Su questa prospettiva, potremo rilanciare l’esperienza missionaria della nostra Chiesa, prospettiva che apre al “dono delle fede” nella reciprocità dell’incontro con ogni uomo e donna, ogni popolo e cultura, specie dei poveri, degli esclusi, che, soggetti di evangelizzazione, ci annunciano il Regno. In questi giorni a Quito stiamo condividendo ulteriori interrogativi: “Quale dono, contributo alla Chiesa universale viene dalle Chiese latinoamericane? Come possiamo avviare un reciproco scambio che coinvolga e faccia incontrare e dialogare i battezzati e le Chiese nei loro carismi, servizi, pastorali? Come aiutarci a vivere una Chiesa in cui nessuno sia isolato, e nessuna Chiesa locale lo sia dalle altre?
Ci sta aiutando il teologo Agenor Brighenti, ma anche l’ascoltare storie, sfide e speranze vissute dal Fepp e Maquita sul mercato e finanza etica, esperienze dalla frontiera del Venezuela e Brasile, dagli incontri e dialoghi con i giovani dell’Università Cattolica di Quito, che con il vescovo Michele si confrontano sull’economy of Francisco e si sperimentano nelle comunità di Salinas, per avviare percorsi di sviluppo sociale equo-solidale; ci aiuta l’ascolto di tanti laici, giovani famiglie in Argentina, in Perù ed Ecuador che ci testimoniano la bellezza di vivere il Vangelo di Gesù per edificare un mondo più umano, fraterno, accogliente, giusto; ci aiuta la Chiesa del Paraguay ricca di spiritualità, storia, cultura e che vive il suo essere Chiesa giovane, sinodale e in cammino verso una sempre maggiore comunione e corresponsabilità di servizi, carismi e ministeri.



