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Park Vittoria: i lavori non partono. Manca l’okay alla rimozione del monumento

Lo ha spiegato il sindaco Mario Conte, adducendo come motivazione l’attesa di un cenno da parte della Soprintendenza proprio sulla possibilità di smontare l’opera che troneggia al centro della piazza; Soprintendenza che, da parte sua, lamenta mancanza di adeguata documentazione per valutare i rischi di tali operazioni, tanto per l’area interessata quanto per il monumento stesso. Dossier di Italia Nostra al Ministero
29/06/2024

Nessuna ruspa si muoverà in piazza Vittoria, almeno per tutto il 2024. Ancora meno: non inizieranno neanche le operazioni di smontaggio del monumento ai caduti, che invece sembravano dover partire già quest’estate con la fine della scuola. Lo ha spiegato il sindaco Mario Conte, adducendo come motivazione l’attesa di un cenno da parte della Soprintendenza proprio sulla possibilità di smontare l’opera che troneggia al centro della piazza; Soprintendenza che, da parte sua, lamenta mancanza di adeguata documentazione per valutare i rischi di tali operazioni, tanto per l’area interessata quanto per il monumento stesso.

Insomma, il parcheggio interrato da 430 posti in pieno centro storico sembrava già cosa fatta, nonostante l’opposizione di migliaia di cittadini concretizzatasi lo scorso febbraio-marzo con una raccolta firme, e, invece, per ora il cronoprogramma slitta. “Questo potrebbe essere il momento in cui l’Amministrazione, anche a fronte di un iter che appare sempre più complesso e, probabilmente, costoso, rimette in discussione la determinazione a realizzare il progetto”, osserva Luigi Calesso di Coalizione civica dai seggi dell’opposizione. “Non sarebbe una cattiva idea avviare, come finora non è mai stato fatto, un momento di riflessione e di confronto sul progetto, coinvolgendo la città, a cominciare da commercianti, esercenti e residenti dell’area”.

Gli elementi su cui avviare questa riflessione ci sarebbero già tutti, tanto che la questione sembrerebbe essere stata intavolata anche a Roma: la sezione trevigiana di Italia Nostra ha inviato già lo scorso aprile un dossier di 60 pagine, puntuale e ricco di documentazione, al Ministero per i Beni, le attività culturali e per il turismo, alla Direzione generale archeologia, belle arti e paesaggio, al Segretariato regionale del Ministero della Cultura per il Veneto e naturalmente alla Soprintendenza per l’area Metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso (nonché al Comune di Treviso). Tra gli autori spiccano anche Eugenio Manzato, direttore dei Musei civici di Treviso dal 1980 al 2001, ed Elisabetta Gerhardinger, direttrice dal 2008 al 2022. “Questo dossier nasce a seguito dei tre incontri che abbiamo fatto con la cittadinanza e raccoglie studi sui beni culturali coinvolti, ma anche sulle problematiche legate alla falda acquifera” spiega Paola Crucianelli, presidente di Italia Nostra Treviso. “Lo abbiamo fatto per esprimere con chiarezza la nostra posizione e per attenzionare maggiormente il progetto, tanto sul nostro territorio quanto a Roma; saranno, poi, loro a esprimersi. Chiediamo solo che, se il progetto dovesse davvero andare avanti, si faccia un monitoraggio continuativo della tenuta strutturale degli edifici circostanti, visto che, oltretutto, molti sono pubblici e in uno di essi abbiamo ragazzi che vanno a scuola”.

In particolare, si legge nel dossier, “la realizzazione del manufatto interrato comporterà la distruzione totale dei resti archeologici, nonché delle diverse stratificazioni già rilevate nel 2008 (con gli scavi archeologici condotti dalla stessa Soprintendenza, ndr). Tale perdita è a nostro avviso un fatto gravissimo per la storia della città di Treviso, già candidata a Capitale della Cultura per il 2026, anche in considerazione del potenziale archeologico dell’area in questione. In merito al Monumento ai Caduti, al netto dei rischi già illustrati (il potenziale è stato classificato come medio-alto, e con rischio alto, ndr), lo smontaggio dello stesso appare in contrasto con la ormai consolidata pratica della conservazione e della tutela dei Beni Culturali, evidenziando come sia del tutto paradossale anteporre la realizzazione di una struttura mastodontica e impattante all’integrità del bene monumentale e al rispetto dei valori civili e culturali che esso rappresenta”.

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